I Cronisti romani chiedono una verifica sulla legittimità della manifestazione d’interesse

Lo strano bando per la comunicazione del Cnr

Pierluigi Roesler Franz, presidente del Sindacato Cronisti Romani

ROMA – È regolare il bando interno indetto dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr) per manifestazioni di interesse allo scopo di affidare l’incarico triennale di Responsabile dell’Unità non dirigenziale “Comunicazione” afferente funzionalmente alla Presidenza? Lo ha chiesto il Sindacato Cronisti Romani al Cnr, al ministero vigilante dell’Università e della Ricerca, alla Corte dei Conti – Sezione Controllo sugli Enti, all’Ordine dei Giornalisti del Lazio e all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”, sollecitando un’attenta verifica dell’assoluta legittimità del bando pubblicato il 15 dicembre 2021 e scaduto il 10 gennaio.
Infatti, il bando non è stato rivolto al pubblico, ma è stato riservato in via esclusiva agli 8.500 dipendenti del Cnr, compresi quelli di sue società satelliti e/o collegate. Inoltre tra i requisiti richiesti non è stato previsto il possesso del tesserino di giornalista, cioè la prova dell’iscrizione all’Albo dei giornalisti elenco professionisti o elenco pubblicisti da parte dell’aspirante a ricoprire l’importante e delicato incarico.
Secondo il Sindacato Cronisti Romani potrebbero essere state, infatti, violate sia le norme contenute nella legge n. 69 del 3 febbraio 1963 e successive modifiche e integrazioni, istitutiva dell’Ordine dei giornalisti, sia quelle della legge sugli uffici stampa n. 150 del 7 giugno 2000 così come interpretata dalle Sezioni Unite Civili della Cassazione con la recente sentenza n. 21764 del 29 luglio 2021 (presidente Giacomo Travaglino, relatore Caterina Marotta), che imporrebbe in casi come questo anche l’obbligatorio versamento dei contributi previdenziali all’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola”, Gestione sostitutiva dell’assicurazione generale obbligatoria (detta anche Inpgi 1) perché «in presenza di svolgimento di attività giornalistica l’iscrizione all’Inpgi ha portata generale a prescindere dalla natura pubblica e privata del datore di lavoro e dal contratto collettivo applicabile al rapporto». (giornalistitalia.it)

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