Al Senato un dibattito ad altissimo livello sullo stato di salute del settore e i suoi orizzonti

L’editoria del futuro? Qualità e alta formazione

Giuseppe Moles, Carlo Parisi e Francesco Saverio Vetere oggi nella Sala Zuccari del Senato

ROMA – Sala Zuccari del Senato, atmosfera delle grandi occasioni questa mattina, ma il vero motivo di tanta solennità è dato dal fatto che, dopo due anni di silenzio e di lockdown, anche Palazzo Madama riapre finalmente le sue porte e le sue sale di rappresentanza al pubblico. Come dire? Pandemia, capitolo finalmente chiuso. Anche se forse non ancora del tutto.

Carlo Parisi

Il dibattito è complesso, vi partecipano esperti di grande livello accademico, e il tema è quanto di più attuale si possa immaginare. Riguarda il futuro del nostro mestiere. Ormai si parla di “Editoria 4.0”, per indicare gli orizzonti che verranno e con cui il giornalismo italiano e internazionale dovrà fare i conti.
La domanda centrale la pone il moderatore della cerimonia di oggi, Carlo Parisi, nella sua veste di direttore responsabile di “Giornalistitalia”, ed è questa: «Qual è lo stato di salute del nostro mondo? Quale sarà il futuro dei giornalisti che verranno dopo di noi? Cosa serve al giornalismo moderno per crescere più di quanto la nostra generazione non abbia saputo fare?».

Urania Papatheu

Il primo dubbio all’assemblea di Sala Zuccari lo solleva la senatrice Urania Papatheu di Forza Italia: «Non potevo non esserci anche se in Sicilia siamo in campagna elettorale, ma siamo stanchi di questa informazione che spesso e volentieri rovina la reputazione di un cittadino per bene. Ormai siamo tutti suggestionati dai messaggi di Facebook o di Tik tok, e questo impone un processo di riorganizzazione dei processi di formazione. Considerate la mia una testimonianza politica in questa direzione».
Dopo tre ore di intenso confronto, la battuta conclusiva più aderente alle varie opinioni espresse si è sembrata questa: «Resettare tutto, e ripartire daccapo».

Francesco Saverio Vetere

Il che non vuol dire «cancellare il nostro passato» spiega bene il segretario generale dell’Uspi, Francesco Saverio Vetere, quanto invece prepararsi al cambiamento che è in atto nel mondo, e rivisitare le nostre abitudini e il nostro modo di concepire il fare informazione e giornalismo».
È il gatto che si morde la coda. Ma il segretario generale dell’Uspi lo spiega ancora meglio in questo modo: «Resettare vuol dire occuparsi della formazione, vuol dire prepararsi al futuro, e vuol dire soprattutto formare una nuova classe dirigente che gestisca al meglio il sistema-Informazione».
“Formazione”, dunque, sembra quasi una parola magica, ma serve a spiegare che il vero problema del futuro non è la velocità della rete, o peggio ancora la superficialità e l’approssimazione di certi siti web che rischiano, però, di influenzare negativamente il mondo circostante, ma è la qualità dei contenuti che la rete dovrebbe far propri.

Carlo Verna

Ma non ci sono regole sufficienti oggi perché tutto questo sia “sotto controllo”, e lo dice con grande chiarezza e coraggio il massimo rappresentante dei giornalisti italiani, Carlo Verna, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine, che candidamente confessa: «Per questa rivoluzione di cui tutti parliamo e che tutti riconosciamo come fondamentale serve anche una rappresentanza degna di questo ruolo, soprattutto capace di guardare al futuro con maggiore certezza di quanto non sia accaduto fino ad ora».
Una categoria e un mondo, quello giornalistico, senza certezze. L’atmosfera in Sala Zuccari sembra quasi rarefatta per il silenzio che avvolge questa sala così solenne, ma non è sufficiente a non riconoscere che «un giornalista non conta più niente se non adeguatamente attrezzato e preparato».

Ferruccio Sepe

Va a braccio Ferruccio Sepe, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria: «Innovazione non vuol dire assenza di regole, e qui invece il vero problema è che tutto è politica, e lo dico –confessa l’alto burocrate di Stato – nel senso meno felice del termine. La filiera editoriale o si salva tutta insieme o non si salva più nessuno». Nessuno in sala ne parla, ma gli ultimi 54 licenziamenti decisi da Repubblica sono il segno della crisi di sistema che vive il nostro mondo. Confusione, dunque, tanta confusione generale.
«Ecco perché prima di parlare, studia!». È austera, e quasi accademica, la lezione che tiene in sala Mario Morcellini, direttore dell’Alta Scuola di Comunicazione e Media digitali dell’Università Unitelma Sapienza di Roma, che non teme affatto quello che lui stesso chiama “Il dispotismo digitale”, quello che lui invece più teme è il livello della preparazione dei giornalisti futuri.

Mario Morcellini

E forse, per il vecchio preside della Facolta di Scienze dell’Educazione alla Sapienza di Roma, neanche le Università bastano più da sole, «Perché anche le Università devono imparare a guardare in avanti e non al proprio passato».
Ma come se ne esce?
Il vecchio saggio della comunicazione italiana, «l’uomo che ha formato al giornalismo e alla comunicazione – sottolinea Carlo Parisi – intere generazioni», lo ripete più volte in sala sorridendo, ma con forte determinazione: «La formazione dei futuri giornalisti impone nuove risorse, e soprattutto nuove regole deontologiche». È un grave errore pensare che il vero problema del mondo della comunicazione siano oggi le fake news.

Il convegno Uspi che si è tenuto oggi nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

Il vero problema è la mancanza di regole che assicurino il rispetto deontologico di ogni essere umano. Inconcepibile che uno qualsiasi, solo perché titolare di un sito web, possa una mattina decidere di sommergere di violenza verbale chiunque gli pare, e peggio ancora senza doverne rendere conto a nessuno».
Nuove risorse, dunque.
E chi se non il Governo? Carlo Parisi lancia sul tavolo del dibattito la provocazione che serve al sen. Giuseppe Moles, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, per parlare di cifre e di numeri: «Dal momento in cui ho assunto l’incarico di sottosegretario all’Informazione ed Editoria – afferma Moles – ho lavorato con un fine, quello di sostenere e di rilanciare il settore, perché l’informazione, quella di qualità, è fondamentale per la salute della nostra democrazia.

Giuseppe Moles

Con il Sostegni Bis abbiamo dato seguito al “famoso” primo binario, quello del sostegno immediato, con una serie di misure ad hoc per la filiera editoriale, per un totale di circa 160 milioni, un grande risultato che evidenzia tra l’altro l’importanza che tutto il governo riserva al comparto».
Forse non è sufficiente, non crede senatore? Immediata la risposta di Moles: «Ho voluto portare il bonus edicole fino a 1.000 euro come forma di ringraziamento per la funzione che queste hanno svolto durante il primo lockdown, rimanendo aperte insieme a pochi altri esercizi e fungendo da presidio di legalità. Sono anche e soprattutto un bene immateriale. Assicurando la distribuzione democratica dell’informazione su base plurale e universale, le edicole svolgono innegabilmente una funzione di interesse pubblico. Il tax credit per le edicole, inserito per affrontare la crisi causata dalla pandemia, ha funzionato come “sostegno” temporaneo ma non può e non deve diventare strutturale».
Ma Giuseppe Moles ricorda anche di aver messo a disposizione circa 13 milioni di euro per tutti gli istituti scolastici che potranno ricevere un rimborso, fino al 90%, dei costi sostenuti per l’acquisto di abbonamenti a quotidiani e periodici.

Francesco Cavallaro, Urania Papateu, Giuseppe Moles, Ferruccio Sepe e Carlo Verna

Anche per lui il tema delle Fake News rimane, comunque, centrale: «Vorrei chiudere – evidenzia – con un riferimento ed anche un appello per quella che considero una priorità, la lotta alle fake news, un macro-tema, anch’esso vastissimo, sul quale tutti insieme abbiamo il dovere di confrontarci e di intervenire perché questa è la madre di tutte le battaglie. La disinformazione ha effetti devastanti sui cittadini, sull’intera società, come abbiamo sperimentato durante la pandemia.

Giuseppe Moles, Carlo Parisi e Francesco Saverio Vetere

Ritengo che il coinvolgimento, da parte della Istituzione che rappresento, del mondo reale, sia l’humus necessario per accorciare le distanze tra norma pensata a palazzo e le esigenze e i problemi reali vissuti da chi lavora sul campo: un feedback costante sul modello dei vasi comunicanti che possa apportare linfa di idee e soluzioni in tempi rapidi».
Soddisfatto dello schema di decreto legislativo di recepimento della direttiva UE sul copyright, adottato ad agosto dal Consiglio dei ministri, Moles ha sottolineato che è stato, così, affermato un principio sacrosanto: «le imprese editoriali devono ricevere un equo compenso per gli articoli giornalistici caricati sul web. Il giusto compenso agli editori e agli autori è, infatti, la cellula viva del pluralismo».
Ricordando che domani a Palazzo Chigi avrà luogo la quarta riunione del tavolo tecnico per trovare una soluzione alla crisi dell’Inpgi, il sottosegretario all’informazione e all’editoria ha, però, messo in chiaro che «tutto ciò ci deve consentire di iniziare una riflessione totale su come rendere l’intero comparto editoriale italiano pronto alle nuove sfide».
Moles ha, quindi, evidenziato che «gli interventi spot effettuati finora, soprattutto sull’onda della crisi pandemica, possono essere un primo passo per una riflessione generale, che inevitabilmente parte dal problema delle fake news, della disinformazione. È da qui che si disperde una serie di metastasi che infettano tanto il settore editoriale in quanto sistema di imprese, quanto aspetti di presidio democratico del Paese, quali il diritto/dovere ad una corretta informazione. Oggi purtroppo, ed è questo l’aspetto che mi preoccupa di più, essere un giornalista, un professionista che svolge correttamente il proprio ruolo, non conta assolutamente più nulla, anzi. Dalla disinformazione dipende tutto, ormai non c’è più differenza tra il grande giornalista con la notizia certificata rispetto a un’altra scritta e commentata da chissà chi».
A giudizio di Moles, poi, «la disinformazione non è soltanto falsa notizia, ma è anonimato sul web, linciaggio mediatico, in alcuni casi istigazioni, finanche al suicidio». Per questo è necessaria una  «campagna istituzionale contro le fake news e per l’utilizzo corretto del mondo digitale».
Ha ragione il vecchio professore Mario Morcellini: «Educare alla comunicazione, non pensare soltanto all’architettura del sistema, ma ai contenuti, questa sarà la nuova provocazione culturale degli anni futuri. Non è vero che la politica da sola può far tutto. Nulla di più banale». Ma c’è ancora tempo per una ulteriore riflessione.

Francesco Cavallaro

Prende la parola Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, la domanda che pone all’assemblea fa ripiombare il silenzio in sala, perché Cavallaro chiama pesantemente in causa la Fnsi: «Ma come è possibile parlare ancora in questo Paese di un Sindacato Unico? Non esiste in nessun’altra parte del mondo. Dove sta il pluralismo della categoria? Su cosa poggia la forza reale di questo sindacato unico? 17500 iscritti? Nulla rispetto ai numeri che ogni sindacato che si rispetti ha a casa propria».
Quindi, evidenziando la fondamentale importanza del Corso di alta formazione del settore editoriale promosso dall’Uspi con l’Università Unitelma Sapienza di Roma, Cavallaro ha sottolineato il «valore aggiunto della formazione nell’informazione sempre più colpita da altre forme di comunicazione che hanno impoverito la qualità della notizia».
«Formazione – ha spiegato il segretario generale della Cisal –, ma anche collaborazione, condivisione e sviluppo sostenibile del comparto editoriale che garantisca contrattualmente e professionalmente gli operatori della comunicazione e della informazione.
«Con questo obiettivo – ha spiegato Cavallaro – nei mesi scorsi abbiamo sottoscritto con l’Uspi un nuovo contratto di lavoro nato dall’esigenza di garantire sostenibilità e sviluppo ad un settore messo a dura prova dalla crisi economica e sanitaria, nella quale aziende e lavoratori devono essere messi nelle condizioni di assicurare un servizio essenziale per i cittadini, qual è appunto il diritto di essere informati da operatori dell’informazione e della comunicazione adeguatamente tutelati contrattualmente e professionalmente, mettendo nelle mani delle aziende gli strumenti migliori per la regolarizzazione di posizioni lavorative in impasse, ma anche sostenendo sensibilmente le esigenze dei giornalisti, sempre più spesso senza reddito».

Davide Burchiellaro

Piena di passione la lezione che tiene, invece, il giornalista Davide Burchiellaro inventore di Officine Millennial che racconta la sua esperienza esaltante alla guida della società e lo fa in questo modo: «È questo l’emblema del giornalismo. Officina vuole così alimentare massa critica su conoscenze documentate e solide. Riportare l’attenzione sui problemi e sviscerarli, progettare soluzioni e visioni. Officina vuole uscire dai localismi geografici e mentali e riconsegnare ai cittadini un giornalismo al servizio della comunità. È difficile scoprire la verità. È difficile conoscere la verità. La verità non è mai stata così importante. Officina proverà a scardinare così false credenze ché i cittadini hanno bisogno di sapere come stanno le cose».

Catia Acquesta

Dopo di lui la testimonianza lucidissima e quanto mai efficace di Catia Acquesta, direttore responsabile delle testate giornalistiche di Roma Servizi per la Mobilità: «Questa è la teoria, poi il lavoro che ogni giorno ognuno di noi vive in redazione si scontra con tutte le mille contraddizioni di cui oggi si è parlato». E a proposito di linguaggi, Acquesta ha sottolineato l’importanza di formare i giornalisti anche su temi particolarmente delicati come il femminicidio: «Abbiamo un dovere: informare i cittadini nella maniera più giusta!».
Morale della favola?
«Attenti tutti a non farci stressare dai social network perché il giornalismo è un’altra cosa e come tale è una professione – lo dice in chiusura assai bene Carlo Verna – una professione che va difesa fino in fondo». Verna ringrazia, quindi, pubblicamente il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per il modo come «il Presidente ha sempre difeso la libertà di stampa e il pluralismo del giornalismo vero».
In sala i direttori di decine di testate on line, che dell’innovazione hanno fatto la loro vita. (giornalistitalia.it)

Pino Nano

Relatori, editori e giornalisti nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani

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