San Francisco in festa per l’editore e scrittore, leggenda della beat generation

Lawrence Ferlinghetti, 100 anni contro

Lawrence Ferlinghetti (ansa)

SAN FRANCISCO (Usa) – Luci sulla baia di San Francisco e fuochi d’artificio per festeggiare – il 24 marzo – i 100 anni di Lawrence Ferlinghetti: scrittore, poeta ed editore. Un vecchietto arzillo che si compiace della sua barba, ormai del tutto bianca, con una battuta pronta per ogni occasione e, sempre in mano, un libro che vale come un migliore amico. Ed è con un libro scritto di suo pugno – che lui considera “definitivo” –, intitolato “Little boy”, che celebrerà il centenario.
L’intuizione che gli porta fama e successo prende vita nel 1953 in un palazzotto in via Columbus Avenue, all’angolo con la Broadway, nel quartiere italiano di San Francisco. Lì, vengono ospitati una libreria e gli uffici della casa editrice che lui battezza “City Lights”, utilizzando il titolo di un film di Charlie Chaplin. Quell’indirizzo, da subito, diventa un punto di ritrovo della cosiddetta “beat generation” che predica pace e ammette la droga, veste in modo provocatorio e si compiace di contestare i valori della tradizione. Iniziative sempre border-line, sul filo della contestazione e della censura. Eppure, il fondatore Ferlinghetti arriva da tutt’altra dimensione culturale. Durante la seconda Guerra Mondiale, quando i giapponesi attaccano Pearl Harbor, lui si arruola come volontario per difendere gli Usa. Si arruola presentandosi come Ferling, troncandosi il cognome per apparire più americano, quasi vergognandosi del proprio cognome, delle origini della sua famiglia, emigrata da Brescia, in cerca di fortuna. Serve come ufficiale di marina destinato al servizio antisommergibili per difendere le acque dell’oceano dagli U-boot tedeschi.
Ferling torna a casa ma, sconvolto da quello che ha visto, diventa un pacifista convinto. Il motivo della conversione, in una pagina del suo diario.
Era sbarcato in Giappone, subito dopo lo scoppio della seconda bomba atomica. Lo scenario che gli si presenta è terrificante. “Era un campo di fango bruciato, fino all’orizzonte… miglia e miglia arse come da un gigantesco lanciafiamme… Ho trovato una tazza da tè fusa con della pelle umana. Da quell’istante, ho odiato la guerra”.
Ferlingher torna Ferlinghetti. Certo, con il bagaglio di un’infanzia tormentata, il padre Carlo, ammazzato dalla fatica e la madre, vinta dalla depressione, costretta al ricovero in manicomio. Lui, allevato dalla zia tra Parigi e New York e poi adottato da una famiglia di amici.

City Lights, la storica libreria e casa editrice di Ferlinghetti

La sua seconda vita sta nelle pagine dei libri. Scomodi, a volte, scomodissimi, al punto da portarlo in carcere. Come quando, nel 1956, edita “Urlo” di Allen Ginsberg, nella collana “How and Other poems” i cui protagonisti sono omosessuali, buddisti e drogati. Troppo per un’America ancora puritana e per una censura troppo bacchettona. Finisce denunciato, arrestato, processato e solo alla fine assolto in nome della libertà di stampa e di pensiero.
Nella sede della libreria nascono i progetti “controcorrente” per marciare contro la guerra del Vietnam, per affiancare gli emarginati, per contrastare la povertà e per sostenere ogni genere di iniziative “unpolitically correct”.
Ogni idea diventa mobilitazione di giovani e, contemporaneamente, il titolo di un libro destinato a far discutere e a trasformarsi in best seller.
Adesso, Ferlinghetti dice che i suoi cento anni li ha spesi bene, accompagnando il tempo con la scrittura di poesie che sono un cult per il mondo dei lettori, a cominciare da quelli americani. Adesso, quello stesso pubblico pensa che la sua grandezza non sta in quei versi e in quelle rime ma “in una vita unica, capace di sopravvivere con candore alla furia del ‘900”. (giornalistitalia.it)

 

 

 

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