Dopo oltre 10 anni di contenzioso respinti i ricorsi contro Edizioni Condé Nast e La Stampa

Lavoro dipendente: Inpgi perde in Cassazione

ROMA – La Corte di Cassazione ha definitivamente respinto ieri due ricorsi dell’Inpgi per ottenere il riconoscimento di contributi previdenziali da parte di due aziende editoriali: la “Edizioni Condé Nast” (che pubblica una serie di periodici di cucina, architettura e moda) e “La Stampa” di Torino ora Gedi News Network s.p.a.
Con sentenza n. 15411 del 20 luglio 2020, emessa a conclusione di una vertenza durata circa una quindicina d’anni, i supremi giudici hanno, accolto le tesi della società “Edizioni Condé Nast”, respingendo così il ricorso dell’Inpgi, assistito dall’avv. Gavina Sulas, che pretendeva il riconoscimento di 259 mila euro, oltre interessi e spese, per contributi e sanzioni di legge dovuti, come risultava dagli accertamenti svolti dagli ispettori dell’Inpgi, in riferimento a somme erogate sia a titolo di risarcimento indennità di mancato preavviso, sia nell’ambito di un accordo transattivo per la risoluzione rapporto di lavoro, sia di un erroneo inquadramento tra i grafici di tre dipendenti che svolgevano, invece, mansioni giornalistiche, sia del mancato riconoscimento del lavoro subordinato per tre collaboratori autonomi. L’ente dovrà rimborsare anche 6 mila euro per le spese legali sostenute dalla controparte.
Con sentenza n. 15410 del 20 luglio 2020, la Suprema Corte ha, invece, messo fine dopo una decina d’anni ad una vertenza sui contributi previdenziali dando ragione alla società “La Stampa”, ora Gedi News Network. È stato, così, confermato il verdetto della Corte d’appello di Roma che aveva bocciato le pretese dell’Inpgi che rivendicava circa 126 mila euro di differenze contributive per quattro corrispondenti della redazione di Savona e della Val Bormida. Anche in questo caso era in discussione la legittimità di un verbale degli ispettori dell’ente previdenziale privatizzato dei giornalisti. I supremi giudici hanno, quindi, condannato l’Inpgi, difeso dall’avvocato Bruno Del Vecchio, a rifondere 6 mila euro per le spese legali sostenute dalla controparte. (giornalistitalia.it)

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