I 9 periodici della diocesi di Novara regalano il libro sul lockdown ai nuovi abbonati

La pandemia? #noil’abbiamovissutacosì

Da sinistra: Lorenzo Del Boca, il vescovo Franco Giulio Brambilla, Gianfranco Quaglia e Gianfranco Astori

NOVARA – Un libro e un abbonamento. È la proposta dei nove giornali della diocesi di Novara, che regalano una pubblicazione a chi sottoscrive l’acquisto del periodico per un anno.
L’Azione di Novara, L’Eco di Galliate, Il Cittadino di Oleggio, il Ricreo, il Sempione, L’informatore, Il popolo dell’Ossola, Il Monte Rosa, Il Risveglio scommettono così sul valore e sulla credibilità della carta stampata.
Il volumetto e l’iniziativa promozionale sono stati presentati nel salone d’onore del Broletto, a Novara. Presenti il vescovo Franco Giulio Brambilla, il consigliere per l’informazione del Presidente della Repubblica Gianfranco Astori, il presidente della società editrice Gianfranco Quaglia e il direttore della stampa diocesana Lorenzo Del Boca.
Il libro si deva al lavoro redazionale di Sara Sturmhoevel e all’impegno grafico di Alessandro Visconti. S’intitola #noil’abbiamovissutacosì ed è il racconto delle settimane di lockdown ricostruito con gli articoli e le fotografie pubblicate, numero dopo numero, sui periodici della diocesi. Possiamo azzardare nel dire che questo libro è un vero e proprio viaggio nel tempo.
Nella pubblicazione si trovano, infatti, i ricordi, le emozioni e i commenti delle famiglie costrette in casa per il lockdown.
Il virus, in un lampo, ha sconvolto le nostre vite e le persone, dall’oggi al domani, si sono trovate a modificare le loro abitudini quotidiane. Occorreva inventarsi le giornata e, addirittura, la vita.

IL libro #noil’abbiamovissutacosì

I bambini festeggiavano il compleanno virtuale con gli amici, collegati da casa con il computer. Prima era impensabile.
Ogni immagine del libro viene da un selfie che ha catturato un istante. Ragazzi che si sono improvvisati cuochi o camerieri. Bambini che dipingono con le mani. La famiglia impegnata a fare la pasta. Fatta, appunto, rigorosamente in casa.
E poi quei lavori che era necessario fare da tempo, ma il tempo non si trovava mai: il coronavirus ha consentito, ad esempio, di sistemare l’album delle foto di famiglia che stavano in fondo al cassetto dal quale sono spuntate istantanee dimenticate eppure divertenti.
Anche i sacerdoti hanno dovuto fare i conti con parrocchie vuote. Problema serio. Perché chiesa viene dal greco “ecclesia”, che significa assemblea. Ma, se la gente se ne stava rinchiusa fra le quattro mura domestiche, veniva a mancare l’elemento fondamentale dello stare insieme.
I preti si sono, così, inventati un altro tipo di celebrazione sul web, con WhatsApp, con gruppi d’ascolto, via streaming per mantenere i contatti con una comunità che, in quel momento, non aveva niente in comune.
Il libro proposto dal giornali diocesani guarda al passato, ma lo fa con ottimismo. Non a caso il volumetto è stato intitolato al passato – #noil’abbiamovissutacosì – come se si trattasse di una parentesi finita e consegnata alla storia.
Non è completamente vero, perché strascichi e pericoli sono ancora evidenti. Eppure i giornalisti e i periodici diocesani di Novara scommettono sul futuro investendo in ottimismo.
Ecco la scuola che riprende. Le attività commerciali che alzano le serrande. I ristoranti che ricominciano ad accogliere clienti. E i fedeli che ritornano in chiesa. (giornalistitalia.it)

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