La manifestazione dei giornalisti davanti alla Prefettura di Bari

BARI – Una cinquantina di giornalisti si sono riuniti ieri mattina a Bari, in corso Vittorio Emanuele, proprio di fronte alla Prefettura, per manifestare in difesa della libertà di stampa, sancita dall’art. 21 della Costituzione. È una delle 20 manifestazioni che si sono tenute in tutta Italia per iniziativa della Federazione Nazionale della Stampa e dell’Ordine dei Giornalisti.
Hanno spiegato il senso della manifestazione il presidente dell’Ordine dei Giornalisti di Puglia, Piero Ricci, e quello dell’Assostampa di Puglia, Bepi Martellotta. Sono intervenuti esprimendo piena solidarietà ai giornalisti il presidente della giunta regionale pugliese, Michele Emiliano, ed il sindaco di Bari, Antonio Decaro, anche a nome dei sindaci italiani, nella sua qualità di presidente dell’Anci.  Ha concluso gli interventi il direttore della Gazzetta del Mezzogiorno, il principale quotidiano pugliese, Giuseppe De Tomaso: “la libera stampa è il termometro della libertà – ha ricordato – perché i tre poteri classici sono presenti anche nelle dittature, che hanno governi, parlamenti di qualche tipo, ordine giudiziario; ma non hanno libera stampa”.
Giornali e giornalisti sono sotto attacco. Niente di nuovo, si potrà osservare; ma questa volta l’aggressione è violentissima: viene dal governo e da forze politiche, invoca liste di proscrizione, chiusura dei giornali, “controllo” dell’informazione scientifica per dare spazio alle varie opinioni a 370°, come dice la signora ministro Lezzi (al di là dello sfondone geometrico, vuole che in pratica nella divulgazione scientifica Rai siano attribuiti pari dignità e pari spazi ai cosmologi ed ai terrapiattisti, agli epidemiologi ed ai no-vax, agli astronomi ed agli astrologi e via seguitando…) e, dulcis in fundo, soppressione dell’Ordine dei Giornalisti.
“Puttane”, “pennivendoli”, “infimi sciacalli” sono le espressioni più gentili venute da un tale Di Battista, che perlomeno è “solo” un dirigente politico senza incarichi istituzionali, e da Luigi Di Maio, che è invece non solo “capo politico” del Movimento 5 Stelle, ma è vicepresidente del Consiglio dei ministri, ministro del Lavoro e ministro dello Sviluppo economico.

L’intervento del presidente dell’Assostampa di Puglia, Bepi Martellotta

E sul web si sono scatenati, quasi sempre con post che hanno in dispregio non solo giornali e giornalisti ma anche e soprattutto la logica e la lingua italiana, gli odiatori di professione, che auspicano non solo la chiusura ma la fisica estinzione di giornali e giornalisti, in nome di una verità autoprodotta dai sacri blog e, in genere, dalla Rete. Questa miracolistica Rete sulla quale circola soprattutto spazzatura: dalle bufale alle “finte notizie” di siti di satira scambiate per vere notizie e condannate con sdegno.
“Mi sono informato sul Web!” è l’orgoglioso grido di battaglia di legioni di analfabeti funzionali che vogliono annientare la funzione professionale di operatori dell’informazione, ma non soltanto: sono gli stessi che pretendono di impartire ai medici piani terapeutici e trattamenti farmacologici; gli stessi che vogliono dettare agli avvocati strategie difensive nonché interpretazione dei codici, e via seguitando.
Abolire la mediazione giornalistica: il sogno di qualsiasi aspirante dittatore. Sostituire alla riflessione critica, al diritto di dissentire, la propaganda. Ci stiamo andando vicino.
E non è un problema che riguarda solo gli editori di giornali (e di tv, di radio, di testate Internet ecc.) o la categoria professionale dei giornalisti: senza libertà di stampa non è possibile il formarsi di una libera opinione pubblica. E senza libera opinione pubblica, anche se dovessero rimanere intatte le già minate libertà istituzionali, come il diritto di voto, l’esercizio di queste libertà sarebbe in realtà negato.
Proprio a questo serve la libertà di stampa, oggi in pericolo quanto mai: a consentire, attraverso diverse voci, il libero formarsi di opinioni.
E chiariamo un altro punto che i non addetti ai lavori capiscono poco e male (come capiscono poco e male che il diritto alla difesa, alla miglior difesa possibile, spetta anche al più efferato e recidivante criminale; e a quello stesso criminale spetta anche il diritto alle cure mediche): la libertà di stampa è il contrario della cosiddetta obiettività. Non è un paradosso né una provocazione. Fermo restando il rispetto della verità sostanziale dei fatti (perlomeno di quella che in quel momento, esperiti coscienziosi controlli, appare la verità dei fatti), il commento e la interpretazione sono liberi.

Michele Emiliano

Facciamo un esempio terra terra ma che aiuta a comprendere. Ipotizziamo una amichevole di calcio Real Madrid – Taranto che finisce 16 a zero, con tutti i giocatori in campo fino a fine partita. Io giornalista posso anche scrivere che è un risultato falsato ed ingiusto, che è colpa dell’arbitro, che il Taranto ha dominato anche se ha avuto un momento di distrazione e in quel breve periodo gli spagnoli hanno messo a segno il grosso delle reti… Potrà essere patetico e ridicolo, ma è legittimo, anche perché altri giornalisti su altri giornali esterneranno altri giudizi ed altre sensazioni. Che cosa non posso invece scrivere, se non su Lercio.it o su una rubrica dichiaratamente satirica (ma anche in questo caso col rischio di essere frainteso…)? Che il Taranto ha vinto uno a zero. O che l’arbitro ha espulso otto giocatori del Taranto nei primi dieci minuti di gioco, provocando così il crollo rossoblu. Perché sono falsità, e non è possibile difendersi dichiarando “ma io la penso così”. Perché non si stanno esponendo opinioni, per quanto stravaganti ed irrealistiche. Ma si stanno falsando i fatti.
Così come, riportando i capi di imputazione di Virginia Raggi, si può aggiungere tutto il male o il bene che si pensa di lei. Non si può scrivere, però, che le era stato imputato il crollo di un edificio avvenuto prima che lei venisse eletta, o che doveva rispondere di omicidio plurimo. Perché queste non sono opinioni che ciascuno è libero di avere e di esprimere: sono falsità.
Insomma, ripetiamolo: la terzietà è del giudice che deve giudicare, non è del giornalista. Al quale può essere chiesto solo (e non è poco) che si documenti su quello che scrive e che rispetti la verità sostanziale dei fatti. Non che si limiti a trascrivere la dichiarazione “ufficiale” (e magari integrale) del politico giallo, verde, rosso, blu o a pallini… E che le voci siano molte è essenziale proprio perché, fermo restando il rispetto dei fatti, io ed un altro collega possiamo valutare quel fatto anche in modo diametralmente opposto. Il lettore confronta, non si abbevera ad una fonte unica (specie se nemmeno giornalistica). Perché a forza di inseguire il web si finisce come quella militante grillina che su Facebook, a mio fratello che le citava la Gazzetta Ufficiale come fonte di una notizia che secondo lei era falsa, rispondeva che lei non si fida dei giornali. Oh, per chi non lo sapesse: la Gazzetta Ufficiale è una pubblicazione quotidiana dello Stato, ma NON è un giornale; vi si pubblicano tutte le leggi; i decreti, la cui divulgazione sia obbligatoria per legge o sia richiesta dal ministro proponente, d’accordo con il guardasigilli; le circolari esplicative di provvedimenti legislativi, le disposizioni emanate dalle presidenze della Repubblica, delle due Camere e del Consiglio dei ministri; il dispositivo delle sentenze e ordinanze della Corte Costituzionale. (giornalistitalia.it)

 

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