Figec Cisal e Unirai: “Sentenza storica anche per la Rai. Grande vittoria della democrazia”

La Corte costituzionale esalta il pluralismo sindacale

Pierluigi Roesler Franz, Carlo Parisi e Francesco Palese

ROMA – La notizia è destinata a fare scuola giuridica. C’è già in Italia chi parla di una vera e propria rivoluzione democratica. Perché nei fatti con la sentenza n. 156/2025, la Corte costituzionale ha stabilito oggi che il diritto di costituire rappresentanze sindacali aziendali (RSA) spetta non solo alle organizzazioni firmatarie dei contratti collettivi, ma anche alle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.
«Una sentenza – commenta il segretario generale della Figec Cisal, Carlo Parisi – che in nome della democrazia sottolinea il valore del pluralismo concreto. Per noi di Figec acquista, poi, un significato ancora più emblematico perché, finalmente, la Corte costituzionale spiega con grande chiarezza e senza nessuna perifrasi di comodo che anche la Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, federata ad un grande sindacato come la Cisal, ha il pieno diritto di sedere ai tavoli delle trattative anche nelle aziende che applicano un contratto non sottoscritto da noi. Questa è la libertà e la democrazia in cui crediamo, ed è per questo che si siamo battuti fino in fondo. Ai giudici della Consulta va il nostro grazie, ma soprattutto la nostra ammirazione per una sentenza che restituisce dignità di partecipazione anche a chi per anni non è stato ammesso a partecipare ai confronti legittimi e sacrosanti in difesa dei lavoratori».

Il presidente Giovanni Amoroso

Ma entriamo nei dettagli della sentenza che passerà alla storia del mondo sindacale italiano. Con la decisione numero 156 (presidente Amoroso, redattore Petitti), depositata oggi, la Corte costituzionale – precisa una nota ufficiale della stessa Consulta – «ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 19, primo comma, della legge numero 300 del 1970, nella parte in cui non prevede che le rappresentanze sindacali aziendali possono essere costituite ad iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva anche nell’ambito delle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale».
La questione – ricorda la stessa Consulta – «era stata sollevata dal Tribunale di Modena, in funzione di giudice del lavoro, nel corso di un procedimento per repressione della condotta antisindacale, instaurato da un’associazione dei lavoratori cui l’azienda negava il diritto di costituire la RSA.

Il Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale progettato dall’architetto fiorentino Ferdinando Fuga (1732), in Piazza del Quirinale a Roma

L’argomento in questione era che, non avendo sottoscritto il contratto collettivo applicato nell’unità produttiva, né partecipato alle corrispondenti trattative, il sindacato non possedesse i requisiti stabiliti dalla norma censurata per l’esercizio di tale diritto. Evocato il rischio di condotte strumentali del datore di lavoro, volte a escludere dal tavolo negoziale sindacati non graditi, il rimettente chiedeva una pronuncia ablativa, diretta a eliminare qualunque requisito di selezione per la costituzione della RSA o, in subordine, un’additiva, che a tale costituzione ammettesse ogni sindacato maggiormente o significativamente rappresentativo».
«In realtà – precisa Pierluigi Roesler Franz, componente della Giunta esecutiva della Figec Cisal che, per conto del sindacato dei giornalisti, ha seguito in aula il dibattimento dall’inizio fino alla fine – nel 2013 la Corte aveva sollecitato il Parlamento ad intervenire per risolvere tutte le questioni sospese, ma dopo 12 anni nulla è accaduto. La Corte ha disatteso l’istanza principale, richiamando la propria giurisprudenza, in particolare la sentenza numero 231 del 2013, che ha indicato la partecipazione alla formazione del contratto collettivo quale criterio di legittimazione del sindacato alla costituzione delle RSA».

La Corte Costituzionale

La Corte – precisa la stessa Consulta – «nell’individuazione del parametro normativo di riconduzione a legittimità, ha ritenuto di dover ricorrere alla nozione delle “associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale”, punto di riferimento della legislazione degli ultimi anni in materia di relazioni sindacali. Evidenziato che trattasi di una soluzione interinale, la Corte ha quindi espresso l’auspicio che il legislatore intervenga con un’organica revisione normativa, «capace di valorizzare l’effettiva rappresentatività in azienda quale criterio di accesso alla tutela promozionale delle organizzazioni dei lavoratori».

Carlo Parisi e Francesco Palese

«Questa della Corte Costituzionale – aggiunge Francesco Palese, segretario di Unirai, il dipartimento dei liberi giornalisti Rai della Figec Cisal – è una pronuncia che, per quanto riguarda la Rai, spazza via ogni residua pretesa di esclusività da parte del sindacato storico e riafferma con forza il principio del pluralismo sindacale. Già diversi tribunali del lavoro avevano anticipato questo orientamento, ma ora la Corte Costituzionale lo sancisce in modo definitivo, ponendo fine a un’interpretazione discriminatoria e superata dello Statuto dei lavoratori».
Unirai come Figec accoglie insomma con grande soddisfazione questa decisione, che riconosce il valore della rappresentatività effettiva e non più soltanto formale, e che si colloca nel solco di una stagione nuova per le relazioni sindacali nel servizio pubblico radiotelevisivo.
«Questa sentenza – prosegue Palese – ci proietta verso una Rai più aperta, moderna e pluralista, dove ogni organizzazione realmente rappresentativa dei lavoratori possa esercitare i propri diritti senza esclusioni arbitrarie. È una direzione ormai obbligata e irreversibile».
Nella motivazione dell’odierna sentenza n. 156, l’Alta Corte ha ricordato che il 24 dicembre scorso era stata depositata l’opinione “Amicus Curiae” della Figec che, come sindacato dei giornalisti e comunicatori di nuova istituzione, aveva chiesto di valutare l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori anche «nella parte in cui non si riconosce la rappresentatività in favore di sindacati di recente nascita che, pur non avendo potuto sottoscrivere i precedenti contratti di lavoro perché all’epoca non erano stati ancora costituiti, abbiano comunque ampiamente dimostrato di possedere tutti i requisiti di legge per il loro riconoscimento ufficiale in base al numero degli iscritti e alla loro presenza in azienda e nel territorio».

La storica firma del protocollo Rai – UniRai Figec Cisal il 19 aprile 2024 nella Sala Orsello di Viale Mazzini (Foto Giornalisti Italia)

“Tale opinione era stata poi ammessa con decreto del Presidente della Consulta, Giovanni Amoroso, il 29 luglio scorso. La Figec federata alla Cisal (confederazione comparativamente  rappresentativa a livello nazionale) e il suo dipartimento Unirai confermano il loro impegno a tutelare i diritti di tutti i lavoratori Rai, nel rispetto del pluralismo e della libertà sindacale sanciti dalla Costituzione.
La sentenza porta la firma di Giovanni Amoroso (presidente), Stefano Petitti (redattore) e Roberto Milano (direttore della Cancelleria). (giornalistitalia.it)

Pino Nano

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