Chiesto il rinvio a giudizio per 5 presunti affiliati al clan Schettino. Il cronista parte civile

Io, Filippo Mele, giornalista minacciato di morte

Filippo Mele

SCANZANO JONICO (Matera) – Il 12 marzo scorso mi è stato notificato l’avviso di parte lesa relativo al procedimento intentato dalla Procura di Potenza nei confronti di 25 persone ritenute «appartenenti all’associazione di stampo mafioso denominata clan “Schettino” operante nell’area Jonica della provincia di Matera, stabilmente strutturata su base piramidale con rispetto dei ruoli e delle gerarchie, promossa, diretta da Schettino Gerardo e organizzata da Lofranco Nicola e Porcelli Domenico».

Il Pm Anna Gloria Piccininni

Il pubblico ministero della Procura della repubblica, Anna Piccininni, ha chiesto al gip del Tribunale di Potenza il rinvio a giudizio delle 25 persone accusate di vari reati e di far parte della citata associazione. Tra di loro vi sono Schettino Giuseppe, Wilk Mateuzs Jacob, Iannuzziello Leonardo Rocco, Capece Giuseppe e Marone Daniele, ritenuti dalla magistratura responsabili di una pesante intimidazione e minaccia operata nei miei confronti. Così, si legge nel capo di imputazione relativo: «Schettino Giuseppe in qualità di mandante, gli altri quali esecutori ed organizzatori, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dal sodalizio criminale di appartenenza, con violenza e minaccia consistite nell’aver introdotto all’interno della cassetta postale del giornalista Mele Filippo di Scanzano Jonico, una busta contenente un foglio bianco, una penna rossa e un proiettile per pistola inesploso, compivano atti idonei diretti in modo non equivoco a costringere Mele Filippo – reo di aver redatto, in ragione della professione di giornalista, degli articoli sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” relativi all’operazione “Rusca” condotta dalla direzione Distrettuale Antimafia di Potenza nei confronti, tra gli altri, di appartenenti al Clan Schettino nonché di avere svolto anche sui social network, una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, tesa a richiamare l’attenzione sulla pervasività e pericolosità della criminalità organizzata operante nella zona jonica lucana – ad interrompere la predetta attività di denuncia contro la suddetta criminalità organizzata».

Foglio bianco, penna rossa e proiettile recapitati a Filippo Mele

La simbologia era ed è chiara: la penna rossa voleva rimarcare i miei “errori” nello scrivere gli articoli pubblicati; il foglio bianco era un invito a non scrivere più; il colpo di pistola inesploso sarebbe scoppiato, se non avessi capito l’“antifona”, addosso a me. Un esplicito messaggio di morte. Nella stessa notte, poi, ignoti lanciarono una bomba carta sul tetto della mia casa. Volevano far male, distruggere. Il tutto avveniva il 10 ottobre del 2018. Il resto della mia storia giornalistica l’ho scritto sulla Gazzetta del Mezzogiorno, sul mio blog “filippomele.blogpspot.com” e lo conoscono i miei amici, sia fisici che della mia pagina Facebook.
Non solo ho continuato a scrivere di lotta alla criminalità mafiosa del Metapontino, non solo ho seguito tutte le operazioni contro i clan della zona jonica lucana condotti dalla Direzione distrettuale antimafia di Basilicata, ma l’ho fatto anche con maggior forza e impegno.

La richiesta di rinvio a giudizio

Così, dopo la notifica del mio essere parte lesa in questo processo, ho dato incarico all’avvocato Francesco Mele, del foro di Matera, di costituirsi in mio nome e per mio conto come parte civile nella prima udienza del dibattimento fissata per l’8 aprile prossimo nel tribunale di Potenza.
Un essere nel processo doveroso da parte mia. Anzi, invito anche le altre 23 parti lese come me a fare altrettanto. Occorre dare un segnale forte di reazione a quanto avvenuto negli anni “bui” della nostra amata realtà territoriale. Ciò non significa che coloro che sono imputati di avermi minacciato sono colpevoli. Io sono garantista fino all’osso. Nessuno è colpevole sino a condanna passata in giudicato. Ritengo, però, che chi è stato attaccato, danneggiato, pesantemente minacciato, sia parte attiva nel processo contro quanti sono accusati dalla magistratura e dalla forze dell’ordine di essere gli autori di tali crimini. (giornalistitalia.it)

Filippo Mele

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