Il Consiglio dei ministri elimina il rischio dell’accusa di violazione del segreto d’ufficio

Intercettazioni: stop incriminazione dei giornalisti

ROMA – Controllo sulle intercettazioni non rilevanti da parte del pubblico ministero e non più della polizia giudiziaria. Possibilità per gli avvocati difensori di esaminare per via telematica il materiale. Cade l’incriminazione per violazione di segreto per i giornalisti che pubblicano gli ascolti.
Il decreto legge approvato oggi in Consiglio dei ministri, presieduto da Giuseppe Conte con Riccardo Fraccaro segretario, modifica la legge dell’ex ministro Andrea Orlando la cui entrata in vigore, già posticipata per tre volte, era prevista il prossimo 1 gennaio. Per le indagini in corso valgono le regole attualmente in vigore, le nuove si applicheranno a tutte le iscrizioni di notizia di reato posteriori al 29 febbraio 2020.

Giuseppe Conte

Non sarà più la polizia giudiziaria, ma il pubblico ministero a selezionare il materiale e decidere quello rilevante. “Il pubblico ministero – si legge nel decreto – dà indicazioni e vigila affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini”.
Il decreto prevede poi che gli avvocati difensori abbiano accesso alle intercettazioni depositate. “I difensori per via telematica hanno facoltà di esaminare gli atti e ascoltare le registrazioni ovvero di prendere cognizione dei flussi di comunicazioni informatiche o telematiche”.
Novità sono introdotte anche sull’uso dei trojan, i captatori informatici che potranno essere usati “per i delitti dei pubblici ufficiali o degli incaricati di pubblico servizio contro la pubblica amministrazione per i quali è prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni”.
Il decreto stabilisce, poi, che le intercettazioni siano depositate solo per via telematica e che l’archivio digitale telematico sia “tenuto sotto la direzione e la sorveglianza del Procuratore della Repubblica”.

Andrea Orlando

L’archivio “è gestito con modalità tali da assicurare la segretezza della documentazione relativa alle intercettazioni non necessarie per il procedimento, ed a quelle irrilevanti o di cui è vietata l’utilizzazione ovvero riguardanti categorie particolari di dati personali”.
Il procuratore “impartisce, con particolare riguardo alle modalità di accesso, le prescrizioni necessarie a garantire la tutela del segreto su quanto custodito”.
All’archivio “possono accedere, secondo quanto stabilito dal codice, il giudice che procede e i suoi ausiliari, il pubblico ministero e i suoi ausiliari, ivi compresi gli ufficiali di polizia giudiziaria
delegati all’ascolto, i difensori delle parti, assistiti, se necessario, da un interprete. Ogni accesso è annotato in apposito registro, gestito con modalità informatiche; in esso sono indicate data, ora iniziale e finale, e gli atti specificamente consultati”.
Nel caso di richiesta di copia da parte dei difensori “il rilascio è annotato in apposito registro, gestito con modalità informatiche; in esso sono indicate data e ora di rilascio e gli atti consegnati in copia”. (adnkronos)

IL DECRETO LEGGE APPROVATO DAL CONSIGLIO DEI MINISTRI
Disposizioni urgenti in materia di intercettazioni 

Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro della giustizia Alfonso Bonafede, ha approvato un decreto-legge che introduce disposizioni urgenti in materia di intercettazioni.
Tra le altre misure, il testo prevede:
– una innovativa disciplina della conservazione e della consultazione, in forme telematiche, dei dati relativi alle intercettazioni nell’apposito archivio informatico che sarà gestito sotto la diretta vigilanza del Procuratore della Repubblica;
– una rigorosa normativa in materia di intercettazioni mediante l’utilizzo di captatori informatici (cosiddetti trojan);
– l’introduzione di un meccanismo, non obbligatorio, di acquisizione giudiziale anticipata delle intercettazioni nel corso delle indagini preliminari e, ove tale meccanismo non sia attivato dalle parti, una selezione delle intercettazioni rilevanti ed utilizzabili in sede di chiusura delle indagini preliminari;
– il dovere di vigilanza del pubblico ministero affinché non siano trascritte in sede di verbalizzazione conversazioni o comunicazioni contenenti espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dati personali definiti sensibili dalla legge, sempre che non si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini, in luogo della selezione da parte della polizia giudiziaria delle intercettazioni non utilizzabili;
– il completamento del percorso di sostanziale parificazione ai delitti di criminalità organizzata, almeno per quanto attiene alla disciplina delle intercettazioni, dei delitti contro la pubblica amministrazione commessi da pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio.
Il testo prevede, infine, la proroga dell’entrata in vigore della nuova normativa al prossimo 29 febbraio.

La scelta della intercettazioni rilevanti torna ai magistrati

Alfonso Bonafede

ROMA – Via libera dal Consiglio dei ministri al decreto legge sulle intercettazioni, una riforma che entrerà in vigore dal primo marzo 2020 “per dare il tempo agli uffici e agli addetti ai lavori di adeguarsi”, dice il Guardasigilli Alfonso Bonafede, che parla di uno “strumento irrinunciabile per le indagini”, un sistema “moderno e digitale”, con “maggiori garanzie per trovare un punto di equilibrio tra l’esigenza delle indagini, la tutela della riservatezza e il diritto di difesa”.
Diverse le novità contenute nel provvedimento, che modifica in vari punti le disposizioni della legge Orlando. A partire dal fatto che la scelta delle intercettazioni rilevanti o meno non sarà più solo della polizia giudiziaria, ma rientrerà nella sfera decisionale del pubblico ministero, con l’apposito archivio informatico che sarà gestito sotto la diretta vigilanza del Procuratore della Repubblica.
“Il pubblico ministero – spiega il sottosegretario Andrea Giorgis – dà indicazioni e vigila affinché nei verbali non siano riportate espressioni lesive della reputazione delle persone o quelle che riguardano dai personali definiti sensibili dalla legge, salvo che si tratti di intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Inoltre, tutte le conversazioni che, al termine delle intercettazioni, saranno ritenute non rilevanti dal Pubblico Ministero, non entreranno nel fascicolo e resteranno segrete. Solo i difensori potranno ascoltarle e avere visione dei verbali, ma senza averne copia, al solo scopo di richiedere che vengano, ai fini difensivi, inserite tra quelle rilevanti. In caso di dissenso con il Pubblico Ministero la decisione sarà del giudice”.

Andrea Giorgis

Il decreto disciplina inoltre in modo rigoroso l’uso del captatore elettronico, il cosiddetto Trojan: “la riforma Orlando – spiega ancora Giorgis – ha equiparato la disciplina dell’uso del trojan in luoghi pubblici a quella delle intercettazioni ambientali”.
Nel nuovo testo sulle intercettazioni, poi, il giornalista che pubblica l’intercettazione non rischia più di essere incriminato per violazione di segreto d’ufficio e restano sostanzialmente le regole in vigore oggi.
Il provvedimento detta anche indicazioni chiare rispetto alle indagini tuttora in corso, per cui valgono le regole attualmente in vigore: le nuove si applicheranno a tutte le iscrizioni di notizia di reato successive al 29 febbraio, quando la nuova normativa entrerà in vigore.
“Adesso il provvedimento farà il suo iter parlamentare per la conversione – dice Bonafede – ma c’erano atti che non potevamo ritardare, perché si mettevano a rischio tutte le indagini in corso nelle varie procura italiane”. (ansa)

 

 

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