
Da sinistra: Fulvio Scarpino, Mario Mazza, Pasquale Petrolo, mons. Attilio Nostro, Giuseppe Soluri, Massimo Fedele e Carlo Parisi al Polo Culturale “Mattia Preti” di Reggio Calabria
REGGIO CALABRIA – «In questi anni, la Calabria ha parlato, si è raccontata, si è aperta al mondo digitale con dignità e intelligenza. Abbiamo costruito ponti tra scuole e istituzioni, tra famiglie e tecnologie, tra presente e futuro. Abbiamo creduto che educare al web significasse educare alla vita, che la connessione non fosse solo un atto tecnico ma un atto di cura reciproca».
L’avv. Fulvio Scarpino, presidente del Corecom Calabria, sintetizza così le attività del Comitato Regionale per le Comunicazioni della Calabria nell’era dell’Intelligenza Artificiale. Attività poste al centro del convegno “Il Futuro è adesso. Per un nuovo umanesimo digitale” organizzato, oggi a Reggio Calabria, al Polo Culturale “Mattia Preti” di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria.
L’impatto dell’intelligenza artificiale nelle attività umane e quali strategie mettere in campo per gestire i problemi che essa pone sono stati, quindi, i temi discussi nei tre panel che, alla presenza di numerosi studenti, hanno riunito rappresentanti delle istituzioni, professionisti dell’informazione, accademici ed esperti per affrontare un tema sempre più centrale: governare il cambiamento digitale senza perdere di vista i valori umani, la qualità dell’informazione e i diritti dei cittadini.
Scarpino, assieme agli altri due componenti del Corecom Calabria, Mario Mazza e Pasquale Petrolo, ha ricordato che «in ogni incontro, in ogni iniziativa, in ogni progetto, si è disegnata una visione: quella di una Calabria capace di ascoltare i propri figli e di accompagnarli nel loro cammino. Insomma, un ponte d’ascolto tra generazioni».
«Non a caso – ha osservato il Capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio regionale, Carmelo Nucera – il Corecom della Calabria è stato il primo in Italia a porre l’accento sull’evoluzione della tecnologia web, e la Calabria la prima regione a legiferare sull’Intelligenza Artificiale». Concetto che, a margine dell’incontro, ha approfondito il presidente del Consiglio regionale della Calabria, Salvatore Cirillo, «perché la vera sfida dell’IA non è subirla, ma governarla, mettendola al servizio della persona, dei diritti, della qualità dell’informazione e della democrazia». Insomma, ha aggiunto Cirillo, «costruire consapevolezza e tenere insieme innovazione e umanità». Lavoro che la Calabria, grazie anche al Corecom, ha saputo fare affermando un modello avanzato su educazione digitale, tutela dei minori, contrasto al cyberbullismo e Osservatorio media e minori».
«La legge regionale sull’IA – ha concluso Cirillo – è l’ultimo tassello di questo percorso finalizzato ad affermare che l’innovazione va accompagnata, governata e orientata al bene delle comunità, con un approccio etico e con il contributo decisivo delle università calabresi. La tecnologia ha senso solo se non aumenta le distanze, ma aiuta a ridurle».
«Non possiamo affidarci soltanto agli algoritmi» ha sottolineato mons. Attilio Nostro, vescovo di Mileto-Nicotera-Tropea e segretario della Conferenza episcopale calabra, al quale il Corecom Calabria ha affidato la presidenza onoraria dell’Osservatorio regionale “Media e Minori”. «Ci vuole un’etica – ha ricordato mons. Nostro – e questa etica può davvero illuminare e fare la differenza tra un uso casuale, irresponsabile, inconsapevole e uno dove le tecnologie si fanno strumento a servizio dell’evoluzione dell’uomo».
«Certo, il problema – ha concluso mons. Nostro – è come e perché servircene. E sul punto è l’etica ad illuminarci: in quali scenari e con quali strumenti operare? Tocca a noi dettare fini e condizioni».
Se il direttore della sede Rai della Calabria, Massimo Fedele, ha ricordato che «pur essendo lo smartphone ormai uno strumento insostituibile, esso occupa meno dell’1% dei nostri sogni», il giornalista Francesco Chindemi ha osservato che «l’IA non dev’essere la nave che cammina da sola, ma il copilota dell’utente, tenendo bene in mente i nostri diritti, che devono essere parte integrante del prossimo futuro digitale». Ed ancora il direttore di Calabria 7, Mimmo Famularo, che ha evidenziato le grandi difficoltà del giornalismo che si trova quotidianamente costretto a combattere, ad armi impari, con la giungla della rete.
Il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri, si è soffermato sulle conseguenze che l’IA pone nell’informazione e «l’impatto negativo che porterà probabilmente sempre di più aziende a ritenere che si possa sostituire il lavoro dei giornalisti con l’intelligenza artificiale. Ma l’IA lavora in funzione dei dati scelti e inseriti dagli uomini e bisogna vedere con quali fini questi dati vengono elaborati. C’è, quindi, la necessità di una percezione etica di questo settore, e capire come governarla».
Infine, Carlo Parisi, direttore di Giornalisti Italia e segretario generale della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, ha posto l’accento sul confine sempre più labile tra informazione professionale di qualità e disinformazione spesso veicolata attraverso le fake news. Un problema globale che se da un lato richiede un impegno sovranazionale, dall’altro impone rispetto delle leggi e certezza della pena.
Ricordando che «se da un lato oltre il 62% dei giornalisti è sconosciuto agli istituti di previdenza, pertanto svolge l’attività per hobby, dall’altro in rete operano sempre più sedicenti giornalisti non iscritti all’Albo che pubblicano su sedicenti giornali non registrati», Parisi ha ammonito che «bisognerebbe iniziare a usare massicciamente gli strumenti esistenti denunciando concorrenza sleale, esercizio abusivo della professione giornalistica e stampa clandestina».
Carlo Parisi ha, quindi, richiamato con forza il tema dell’intelligenza artificiale, evidenziandone limiti e opportunità: uno strumento potente, ma privo della capacità creativa e critica propria del giornalista. Oggi la rete – ha sottolineato – è concentrata nelle mani di pochi grandi operatori globali – il cosiddetto Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) – che, con la dittatura dell’algoritmo, governa l’indicizzazione e la circolazione delle notizie. Una dittatura della rete che per molti aspetti conduce al pensiero unico. In un mondo sempre più governato da algoritmi e piattaforme globali, dunque il giornalismo può continuare a esistere solo recuperando la propria funzione originaria: mettere al centro l’uomo, interpretare la realtà e restituirla con senso critico garantendo un’informazione professionale di qualità».
«Il problema – ha ricordato il segretario della Figec – non è certo di oggi. È iniziato una cinquantina di anni fa, quando l’uomo ha cercato di umanizzare il computer. Ovvero ha iniziato a creare intelligenza artificiale totalmente priva di morale. E l’intelligenza senza morale finirà per distruggerci. Anzi, in parte l’ha già fatto.
Se in alcuni settori come la salute, l’ambiente e l’energia ha portato notevoli benefici, nelle professioni intellettuali ha, infatti, provocato distruzione e morte. L’IA – ha concluso Carlo Parisi – non fa altro che rubacchiare in rete senza tenere conto dell’origine e dell’attendibilità delle fonti che, appunto, virali dagli algoritmi, finiscono per trasformare verità apparenti in verità assolute difficilmente verificabili nell’immediato e, purtroppo spesso, accertate quando ormai l’opinione pubblica ha metabolizzato la fake news». (giornalistitalia.it)
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