Da sinistra: Massimiliano Capitanio e Roberto Fico

ROMA – L’Inpgi, Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani, diventa terreno di scontro tra le due componenti di Governo del Paese. L’emendamento al decreto legge su reddito di cittadinanza e pensioni quota 100 che prevedeva, dal 1° gennaio 2020, l’ampliamento della platea contributiva estendendola ai comunicatori professionali, sia in ambito privato che pubblico, è stato, infatti, sottratto in piena notte al voto dell’aula con un autentico colpo di mano del presidente della Camera, Roberto Fico. La sua ferma posizione ha, infatti, pregiudicato l’iter parlamentare del provvedimento presentato dalla Lega, che aveva già ricevuto parere favorevole dalle Commissioni Lavoro e Affari sociali di Montecitorio.

Andrea Giaccone

Le Commissioni hanno esaminato le proposte emendative al Decretone riferite all’articolo 25-ter sottoscritto da sette deputati della Lega (primo firmatario Massimiliano Capitanio), ma una lettera di Fico (M5S) al presidente della Commissione Lavoro, Andrea Giaccone (Lega), ha bloccato tutto.
Giaccone ha, così, informato i colleghi che il presidente della Camera aveva richiesto alla presidenza delle Commissioni riunite “le motivazioni che hanno fondato la valutazione di ammissibilità dell’articolo aggiuntivo Capitanio 25-ter.03” facendo presente di aver risposto personalmente, anche a nome della presidente Lorefice, fornendo tutti gli elementi richiesti.
A giudizio di Fico, tuttavia, “tali elementi non sono apparsi sufficienti a giustificare il giudizio di ammissibilità”. Pertanto, venerdì scorso, Fico ha stabilito che “la proposta emendativa Capitanio 25 ter. 03 deve essere considerata inammissibile”.
Una decisione, quella di Fico, che ha indotto la deputata Debora Serracchiani (Pd) a evidenzire come “il gruppo del Partito democratico sia sostanzialmente favorevole alla soluzione adottata dall’articolo aggiuntivo Capitanio 25-ter.03”. Se è nelle prerogative del presidente della Camera intervenire sull’ammissibilità degli emendamenti, è pur vero che ciò è sempre avvenuto in presenza di un ricorso che, in questo caso, non c’è stato. Infatti, l’unico ricorso presentato dal Pd era relativo ai propri emendamenti e non a quello sull’Inpgi.

Andrea Cangini

Fico, invece, è andato oltre cassando anche quello, tanto da provocare la giusta reazione della Serracchiani, che ha voluto sottolineare il parere favorevole del Pd all’emendamento per l’Inpgi. E dello stesso tenore è stata anche Forza Italia, che l’emendamento (primo firmatario il giornalista Andrea Cangini) a favore dell’ampliamento della platea contributiva dell’Inpgi con i comunicatori l’aveva presentato al Senato.
Per i giornalisti dell’ufficio stampa delle Regioni, invece, viene spostato al 31 ottobre 2019 il termine di scadenza dell’emendamento 25 bis introdotto dal Senato.
Dunque, uno scontro politico sferrato dal M5S contro la Lega che, nei giorni scorsi, per bocca di Capitanio aveva annunciato l’emendamento per garantire “più tutele per chi fa informazione ed è guardiano della democrazia. Vogliamo – aveva dichiarato – che dal primo gennaio 2020, anche i comunicatori professionali, sia in ambito privato che pubblico, siano iscritti all’Inpgi, così come quelli che operano presso le pubbliche amministrazioni”. “Stesso discorso – aveva aggiunto Capitanio – anche per chi svolge attività, anche di natura tecnico informatica, inerenti la produzione, il confezionamento o la fruibilità di contenuti a carattere informativo diffusi sul web o su altro canale multimediale. La politica ha il dovere di difendere i giornalisti, baluardo della libera informazione”.
“Per questo – aveva spiegato il parlamentare leghista – la Lega ha presentato un emendamento al Decretone – che recupera una proposta avanzata nella Manovra – per sostenere la categoria anche con la tutela dell’Inpgi”.

Debora Serracchiani

Nella stessa direzione andava l’emendamento che chiedeva il giusto riconoscimento di chi svolge la professione nella pubblica amministrazione: “Allo stesso tempo è doveroso garantire anche un equo sostegno all’editoria cartacea e radiotelevisiva, con un’attenzione particolare all’editoria locale, fondamentali ai fini di un’informazione completa e pluralista”.
Con il provvedimento, dal 2020 i comunicatori dipendenti sarebbero stati iscritti alla gestione principale dell’Inpgi ed i lavoratori autonomi alla gestione separata. La norma prevedeva specifiche tutele di adeguatezza delle prestazioni, senza modifiche nella struttura della contribuzione e dei requisiti rispetto alla forma previdenziale di provenienza.
Una proposta che il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon, aveva sostenuto con forza sottolineando che “sull’Inpgi dobbiamo mettere in campo una soluzione come Governo. Stiamo attenzionando e vogliamo trovare una soluzione fin da oggi”.
“Come Lega – aveva concluso il sottosegretario al Lavoro – stiamo portando avanti un emendamento che possa dare respiro a questa cassa previdenziale che oggi è in netta crisi. Vediamo di trovare una soluzione adeguata. Speriamo, nel tavolo di governo, di trovare una soluzione nel più breve tempo possibile, spero anche in questo Decretone per la famosa cassa dell’Inpgi”.

Claudio Durigon

L’obiettivo era dunque, quello, di ampliare la platea degli iscritti all’Inpgi includendovi dal 2020 anche i comunicatori professionali, sia in ambito pubblico che privato, nonché coloro che svolgono attività, anche di natura tecnico-informatica, inerente la produzione, il confezionamento o la fruibilità di contenuti a carattere informativo diffusi sul web o su altro canale multimediale.
Nel caso di lavoro autonomo era prevista l’iscrizione alla gestione separata dell’Inpgi, come già avviene per i giornalisti. In caso di lavoro subordinato, l’iscrizione sarebbe, invece, avvenuta limitatamente alle assicurazioni per invalidità, vecchiaia e superstiti e, se dovute, a quelle per disoccupazione e assegno nucleo familiare.
L’Inpgi vede, così, sfumare – almeno per il momento – l’occasione di ampliare immediatamente la propria platea. Ma – affermano fonti parlamentari – la questione non si esaurisce qui. È, infatti, probabile che l’ampliamento della platea possa concretizzarsi comunque. Magari dopo gli Stati Generali dell’Informazione, convocati dai Cinque Stelle per il 25 marzo prossimo che, forse, con questo colpo di mano di Fico hanno voluto sottrarre alla Lega il “merito” di aver lanciato all’Inpgi un’opportunità di salvezza che, magari, intendono attribuirsi. Ufficialmente, infatti, “lo stop è arrivato a causa della mancanza della stretta attinenza con il decreto legge all’esame”, quindi “non c’è alcuna valutazione di merito politico rispetto alla norma”. (giornalistitalia.it)

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