Nella relazione del presidente Macelloni lo stato dell’arte dell’istituto di previdenza

Inpgi 2018: previsto un rosso di 163 milioni

Il vicepresidente Giuseppe Gulletta, il presidente Marina Macelloni e il direttore generale Mimma Iorio (Foto Giornalisti Italia)

Il vicepresidente Giuseppe Gulletta, il presidente Marina Macelloni e il direttore generale Mimma Iorio (Foto Giornalisti Italia)

ROMA – “Il 2017 si conferma un anno fortemente critico per l’Inpgi. Il disavanzo previdenziale aumenta e la gestione del patrimonio non compensa lo squilibrio. L’esercizio chiuderà, quindi, con una perdita che prevediamo di circa 104 milioni. Niente di imprevisto, purtroppo, ma la conferma di una crisi strutturale dell’editoria che ormai da un decennio non solo non accenna a diminuire, ma se possibile si aggrava”. Nella relazione del presidente dell’Inpgi, approvata a larghissima maggioranza dal Consiglio generale, la fotografia dell’Istituto di Previdenza dei Giornalisti Italiani chiamato a ratificare le delibere del Consiglio d’amministrazione sul bilancio di assestamento all’esercizio 2017 della Gestione Sostitutiva (42 sì e 14 no sulla prima, 13 no e 1 astenuti sulla seconda e 15 no sulla terza e la quarta) e della Gestione Separata (45 sì e 4 astenuti nelle quattro votazioni).
Solo un numero a sostegno di questa evoluzione negativa: nei primi sei mesi del 2017 abbiamo già registrato una perdita di 800 posti di lavoro dopo gli oltre 2.700 persi dal 2012. La perdita di occupazione negli ultimi cinque anni raggiunge, così, il 15% e i rapporti di lavoro attivi scendono a circa 15mila (erano quasi 18mila nel 2012).
Tutto ciò naturalmente si riflette sulle entrate per contributi Ivs correnti (-3,81% rispetto al 2016) e sul forte incremento della spesa per pensioni Ivs (+5,35% rispetto al 2016).
Quali dinamiche abbiamo visto nel 2017 fino a questo momento?
“Prosegue il processo di ristrutturazione delle aziende editoriali – ha spiegato Marina Macelloni – che si concretizza prevalentemente nell’espulsione aggressiva di giornalisti dalle redazioni senza che a questo venga accompagnato un percorso di sviluppo sia pure a costi più sostenibili.
La pensione è diventata il nuovo grande ammortizzatore sociale. Finita l’epoca dei contratti di solidarietà, in calo rispetto agli scorsi anni, il vero risparmio sui costi del personale si fa mandando in prepensionamento o in pensione i colleghi che si dimostrano ben felici di uscire da redazioni dove si lavora male. Colleghi che hanno potuto approfittare di clausole di salvaguardia che avevamo immaginato per arginare il flusso in uscita e che invece sono state utilizzate per accelerare il processo”.
inpgiLa riforma dell’editoria ha concluso il suo iter parlamentare consegnandoci altri 161 prepensionamenti che arriveranno a compimento nei prossimi mesi. Proprio questa riforma, che abbiamo giudicato con ottimismo, si è rivelata un’occasione persa: poteva essere il contenitore per condividere tutti insieme un percorso di rilancio di un settore industriale e culturale strategico per il Paese e non è stato così.
In questo contesto il Consiglio di amministrazione dell’Inpgi ha fatto la sua parte. Ha varato un’autoriforma durissima che inciderà sui trattamenti delle future generazioni e contemporaneamente non rinuncia a chiedere a chi è già andato in pensione con regole più favorevoli un contributo straordinario di solidarietà. “Una misura – ha sottolineato il presidente dell’Inpgi – che siamo pronti a difendere anche nelle aule dei tribunali. La riforma è stata integralmente approvata dai Ministeri vigilanti e nei prossimi anni sicuramente porterà benefici ai conti dell’istituto. Le spese di gestione sono sotto controllo e l’attività amministrativa è orientata quotidianamente al massimo sforzo di efficienza. Ma – ha aggiunto – non possiamo essere lasciati da soli. Ora tocca a tutti gli altri attori del sistema fare la propria parte con altrettanto senso di responsabilità”.
Alla politica, presente e futura, si chiede, insomma, di “riflettere sulla rilevanza per il futuro democratico di questo Paese di una stampa vitale e di qualità. Non si difende l’articolo 21 della Costituzione facendo scrivere i giornali ad un algoritmo e non si formano cittadini consapevoli demandando l’informazione a giornalisti precari e sottopagati”.
Alle parti sociali, Fieg e Fnsi, Marina Macelloni chiede “uno sforzo per sedersi intorno a un tavolo e immaginare un futuro di rilancio per l’editoria e un contratto di lavoro inclusivo che risponda pienamente ai cambiamenti radicali che il nostro settore ha sperimentato. Le porte dell’Inpgi sono aperte e siamo in grado di mettere a disposizione tavoli e professionalità in qualsiasi momento”.
All’Ordine dei giornalisti, appena rinnovato nei suoi organismi, l’Inpgi chiede di “prendere finalmente atto che le forme di attività giornalistica non sono più quelle del 1963 e che sempre di più comunicazione e informazione sono due mondi che si sovrappongono e si parlano.
Nonostante lo scenario critico fin qui descritto – sono parole della Macelloni – resto ottimista. Ci sono le condizioni per mantenere l’Inpgi autonomo e rafforzarlo. A patto di remare tutti dalla stessa parte”.
Passando all’esame analitico dei dati contabili, si registra l’ennesima conferma della crisi del sistema editoriale nazionale. Le difficoltà delle dinamiche occupazionali sono testimoniate dall’ennesimo calo dei rapporti di lavoro in campo giornalistico, che si traducono in una emorragia di circa 800 posti di lavoro nel solo primo semestre del 2017.

Marina Macelloni

Marina Macelloni

L’andamento della contribuzione obbligatoria – che costituisce la componente che maggiormente risente degli effetti depressivi della crisi economica del settore – registra nel corso del 2017 entrate contributive correnti pari a circa 369,6 milioni di euro, in calo di 23,6 milioni pari al 6,01% di quanto preventivato per il 2017. Per quanto riguarda la contribuzione corrente Ivs, questa sarà nel 2017 pari a 335 milioni di euro, in diminuzione del 3,81% (-13,27 milioni) rispetto al 2016 ed in calo del 5,85% rispetto ai 355,8 milioni preventivati. Il ricavo totale assestato – comprensivo di tutte le voci del conto economico – per il 2017, della gestione previdenziale e assistenziale nel suo complesso, ammonta a 394,40 milioni di euro.
Rispetto agli importi inizialmente preventivati, l’assestamento, quindi, registra una variazione poiché il crescente e continuo ricorso a tutti gli strumenti a disposizione delle aziende per far fronte alla crisi del settore (prepensionamenti, cigs, contratti di solidarietà e incentivi all’esodo), ha comportato l’ennesima forte contrazione delle entrate contributive.
Contrazione a cui si aggiunge l’aumento della spesa pensionistica. I titolari di nuovi trattamenti di pensione, a settembre 2017 ammontano a 575 unità (465 diretti – 110 superstiti), mentre il numero complessivo dei trattamenti pensionistici in essere è pari a 9.339 posizioni). La spesa per pensioni Ivs è pari, quindi, a 511,77 milioni di euro, con un incremento del 2,17% rispetto al preventivato (+ 10,9 milioni). Il costo totale assestato – comprensivo di tutte le voci del conto economico – per il 2017, della gestione previdenziale e assistenziale nel suo complesso ammonta a 546,2 milioni di euro, in lieve aumento (+0,47%) rispetto a quanto indicato nel preventivo 2017.
I dati appena esposti portano nel 2017 l’indice di misurazione del rapporto tra il totale della spesa per prestazioni e le entrate contributive complessive a quota 138,48% rispetto a 127,23% del bilancio consuntivo 2016. Il rapporto, invece, tra le uscite per prestazioni Ivs correnti e le entrate contributive Ivs correnti, nel 2017 è pari a 152,77% rispetto al 139,48% del 2016.
Cosa aspettarsi per il 2018. Si preventivano entrate contributive correnti per 365 milioni di euro, in crescita (+ 0,45%) per 1,6 milioni rispetto al dato assestato per il 2017. Per quanto riguarda, invece, le entrate contributive correnti a titolo di sola Ivs, si prevede che esse saranno pari a 336 milioni di euro, con un incremento di 1 milione di euro rispetto all’assestamento 2017. Pertanto, il ricavo totale della gestione previdenziale e assistenziale nel suo complesso – comprensivo di tutte le voci del conto economico – che si prevede per il 2018, ammonta a 392,98 milioni di euro, in flessione dello 0,36% (- 1,42 milioni) rispetto all’assestamento 2017.
“Le dinamiche che hanno determinato le stime contributive derivano – ha dichiarato la Macelloni – dall’aumento delle retribuzioni per dinamica salariale, dall’aumento dei minimi di legge applicabili alle figure di collaboratore e corrispondente previste nel Contratto nazionale di lavoro giornalistico Fnsi-Fieg e dall’eventuale rinnovo del Cnlg giornalistico. Tuttavia, anche nel 2018 detti effetti saranno neutralizzati dal massiccio ricorso, da parte delle aziende editrici in stato di crisi, agli strumenti di ammortizzazione sociale, con la conseguente riduzione dei rapporti in essere e contrazione della massa retributiva imponibile”.
contratto-fieg-fnsiPer quanto riguarda la contribuzione relativa agli anni precedenti – derivante principalmente dall’attività ispettiva e dal recupero amministrativo – si stima un volume di accertato pari a 6,3 milioni di euro.
Sul fronte della spesa pensionistica per Ivs, per il 2018 la previsione è stimata in 528,2 milioni di euro, con un incremento, rispetto all’assestamento 2017 del 3,2% (+ 16,4 milioni).
Tale incremento è stato determinato considerando: la perequazione delle pensioni a regime, l’incremento numerico previsto dai nuovi trattamenti ed infine il rientro a carico dell’Inpgi degli oneri dei prepensionamenti ex articolo 37 della Legge 416/81.
L’analisi della voce di spesa per ammortizzatori sociali – opportuna in un periodo fortemente interessato da questi fenomeni – ci consegna uno scenario in cui la stima dei costi sostenuti per l’assestamento 2017 è pari a 22,96 milioni, in diminuzione (- 8,4 milioni) rispetto ai 31 milioni preventivati. Questo il dettaglio:
– la spesa per i trattamenti di disoccupazione è pari a 12,1 milioni, rispetto ai 14 milioni preventivati (+ 13,57%);
– la spesa per i contratti di solidarietà è pari a 7 milioni, rispetto ai 13 milioni preventivati (- 46,15%);
– la spesa per la cigs è pari a 3,86 milioni, rispetto ai 4 milioni preventivati (- 3,5%).
Nel bilancio di assestamento 2017 si registra, pertanto, un risultato della gestione previdenziale e assistenziale in negativo per circa  151,8 milioni di euro (derivante dai 394,5 milioni di ricavi a fronte dei 546,2 milioni di uscite) che salgono a circa 164,4 nel bilancio di previsione 2018 (dove troviamo circa 393 milioni di ricavi e 557,4 milioni di costi).
Il risultato contabile della gestione patrimoniale previsto per il 2018 è pari a 28,8 milioni, in diminuzione di 54,3 milioni (- 65,3%) rispetto al dato assestato per il 2017, a seguito della flessione del risultato della gestione immobiliare derivante dal completamento del conferimento degli immobili al Fondo Immobiliare “Inpgi – Giovanni Amendola”, oltre che per la riduzione della stima del risultato della gestione mobiliare.
Nel dettaglio troviamo infatti – per la gestione mobiliare – proventi stimati per il 2018 pari a 23,5 milioni per negoziazioni titoli e per 0,80 milioni dalle differenze cambi attive sui titoli in portafoglio, con una diminuzione di 27,5 milioni rispetto all’assestato 2017 per effetto del contenimento della stima degli utili da negoziazione. Fortemente ridotti risultano anche i proventi immobiliari (-90,61%), per effetto della riduzione degli immobili gestiti direttamente in forza del sopra citato completamento degli apporti. Così come in diminuzione si registrano anche i proventi sui finanziamenti da mutui e prestiti, per effetto della riduzione numerica delle posizioni in portafoglio.
Inpgi 2Per il 2017 si registra un assestamento del costo per il personale pari a circa 16,95 milioni di euro, in diminuzione del 3,85% rispetto a quanto preventivato. Costi che, tuttavia, scendono a 11,82 milioni grazie ai recuperi da attività gestite dall’Inpgi per conto terzi, pari a 5,1 milioni di euro. Somme che provengono, in gran parte, dai riaccrediti in favore della Gestione principale quale quota dei costi del personale indiretto impiegato in favore della Gestione separata, nonché dai rimborsi per le attività dei servizi amministrativi e di portierato gestiti per conto del Fondo immobiliare “Inpgi – Giovanni Amendola”.
Per quanto riguarda il 2018, è prevedibile un costo del personale pari a 17,20 milioni di euro, con un aumento del 1,44%, per effetto degli interventi di incentivazione all’esodo.
Per quanto riguarda, pertanto, la gestione del suo complesso, i saldi finali registrano un disavanzo di gestione di circa 104 milioni di euro nell’assestamento 2017 che sale, invece, a circa 163 milioni nel preventivo 2018. (giornalistitalia.it)

LEGGI ANCHE:
Inpgi: 104 milioni di rosso, Macelloni “ottimista” 

 

 

 

 

 

 

I commenti sono chiusi