ROMA – «La bella notizia per la Rai è che sono riuscito a ricongiungere i due sindacati dei giornalisti Rai». Sigfrido Ranucci se l’è detto da solo. La sua infelice uscita sulla selezione interna che ha portato alla stabilizzazione di 127 precari Rai ha provocato l’unanime condanna di quanti, da una posizione tutt’altro che privilegiata rispetto alla sua di vicedirettore ad personam, hanno finalmente avuto un contratto dipendente a tempo indeterminato dopo anni di lavoro e sacrifici.
Polemizzando con Il Giornale, Ranucci ha, infatti, tra l’altro affermato che «gli assunti provenienti dalla redazione di Report sono 8 non 2. E 6 se accetteranno saranno “deportati” nelle sedi regionali». Omettendo, però, che chi ha partecipato alla selezione e lo ha fatto per libera scelta.
Finanche il coordinamento dei Cdr di Usigrai-Fnsi, dopo avergli rammentato di aver sempre difeso lui e il suo programma «perché pensiamo che Report e la sua redazione siano un patrimonio del Servizio Pubblico. Un patrimonio esattamente come lo sono le tante giornaliste e giornalisti delle redazioni regionali della Rai, che oggi Ranucci, ancora una volta, denigra. Per questo crediamo che le parole del conduttore di Report siano inaccettabili. Nelle sedi regionali non si viene “deportati” – termine a dir poco infelice e soprattutto irrispettoso per coloro che la deportazione, quella vera, l’hanno subita».
«127 giornalisti finalmente liberi. Altro che “deportati”.
Il contratto garantisce piena autonomia e un percorso professionale», incalzano dal canto loro Unirai e Figec esprimendo «indignazione per le parole del conduttore di Report, Sigfrido Ranucci che definisce “deportazione” l’assunzione di 127 giornalisti precari destinati alla Tgr. Tutti finalmente avranno un contratto, un tesserino, regole certe ed un percorso professionale dopo anni di incertezze».
«La Tgr – ricorda Unirai – non è un lager e non ci sono deportati. Le parole del collega Ranucci feriscono chi ha subito il dramma vero della deportazione e tutti i circa 800 giornalisti che già lavorano nelle sedi regionali. Unirai ha preteso la regolarizzazione dei contratti atipici applicati nella rete e, oggi, chi legge le parole di Ranucci, può capire il valore liberatorio di questa grande iniziativa. Basta ai condizionamenti legati al rinnovo delle collaborazioni».
Anche la Commissione Tgr di Unirai esprime profondo rammarico e ferma contrarietà rispetto alle dichiarazioni di Sigfrido Ranucci che hanno definito come una “deportazione” l’ingresso in Tgr di 127 colleghi recentemente stabilizzati.
«La Testata Giornalistica Regionale – ricorda la Commissione Tgr – appresenta da sempre uno dei presìdi più autorevoli del servizio pubblico radiotelevisivo. È una realtà che ogni giorno racconta il Paese attraverso il lavoro capillare e qualificato delle redazioni regionali, garantendo informazione di prossimità, pluralismo, attenzione alle comunità locali e alle specificità dei territori.
Paragonare un percorso di regolarizzazione contrattuale — una selezione alla quale Unirai ha contribuito in modo determinante e che restituisce dignità, certezze e prospettive professionali a giornalisti per anni precari — a una “deportazione” non solo è un’espressione impropria, ma finisce per ledere la dignità della Testata e di tutte le colleghe e i colleghi che vi operano con professionalità e spirito di servizio. Ed è ancor più grave che a pronunciare questa espressione sia stato un giornalista Rai».
«Le 127 assunzioni – sottolinea la Commissione Tgr di Unirai – rappresentano il primo passaggio: Unirai-Figec continuerà a battersi per garantire il giusto contratto a tutti i colleghi che ne hanno diritto. La Tgr non è una destinazione punitiva, bensì una realtà di grande valore giornalistico e umano, nella quale si cresce professionalmente e si contribuisce in modo determinante alla missione del servizio pubblico». (giornalistitalia.it)





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