Il Sindacato Cronisti Romani bacchetta la “censura preventiva” della Cassazione

Illegittimo “oscuramento” del diritto di cronaca

Pierluigi Roesler Franz

ROMA – Traendo spunto da una notizia di cronaca diffusa l’8 settembre scorso dalle agenzie di stampa Ansa, Agi e Adnkronos e poi ripresa da quotidiani on-line, radio, tv e siti internet, da cui si è appreso che la terza sezione penale della Cassazione ha stabilito in una sua sentenza che é considerato reato di violenza sessuale anche senza “contatto fisico” l’invio di foto hard a un minore su WhatsApp, il Sindacato Cronisti Romani ha effettuato un aggiornamento della precedente ricerca del 27 agosto scorso mirata a verificare sul campo l’effettivo grado di trasparenza della giustizia e la corretta applicazione delle regole in vigore da parte delle supreme magistrature del nostro Paese (Corte Costituzionale, Cassazione, Consiglio di Stato e Corte dei Conti).
Purtroppo, a distanza di sole due settimane, è emerso che la grave situazione già denunciata non solo non è minimamente cambiata, ma si è addirittura aggravata, essendo nel frattempo state oscurate del tutto altre 222 decisioni della Cassazione. È un dato sconcertante che si ricava proprio in base alle risultanze del suo stesso sito “Italgiure.it”(si tratta del sito on-line “clone” e parallelo a quello sempre ufficiale ed on-line della Suprema Corte “Cortedicassazione.it”): negli ultimi 5 anni fino alla data del 9 settembre 2020 sono state totalmente oscurate dal suo sito ufficiale on-line addirittura 32.566 tra sentenze ed ordinanze di tutte le sezioni civili e penali su 473.224 repertoriate dal Ced, comprese ben 280 decisioni delle Sezioni Unite (massimo organo interpretativo del diritto in Italia), che dovrebbero essere, invece, ben conosciute dai cittadini.
L’oscuramento totale riguarda ben 27.757 decisioni penali e 4.809 decisioni civili ed è così suddiviso anno per anno:
2015 n. 3.899
2016 n. 5.272
2017 n. 5.987
2018 n. 7.030
2019 n. 6.927
2020 n. 3.451
Peraltro l’oscuramento di complessive 32.566 decisioni, e quindi di altrettante potenziali notizie di fatto “imbavagliate”, appare non solo privo di senso e del tutto spropositato, ma contraddice persino lo spirito stesso con cui alcuni anni fa fu lodevolmente deciso di rendere pubbliche in un apposito sito tutte le decisioni della Suprema Corte proprio per consentirne la massima divulgazione e la conoscenza dei principi giuridici di volta in volta affermati, permettendo così ai cittadini e ai giornalisti di esserne edotti e aggiornati in tempo reale.
In pratica è stato limitato il diritto dei cronisti ad una corretta e compiuta informazione in attuazione dell’art. 21 della Costituzione e dell’art. 10 della Cedu – Convenzione Europea per i diritti dell’Uomo. Infatti, l’oscuramento totale su internet di numerose sentenze repertoriate con motore di ricerca nella banca on-line della Cassazione civile e penale e/o il contestuale parallelo oscuramento delle generalità complete dei protagonisti delle vicende giudiziarie, sostituito dalle loro iniziali, incide negativamente sulla trasparenza delle decisioni emesse dalla magistratura in nome del popolo italiano e pubblicate via internet, limitando quindi la democrazia nel nostro Paese. E rappresenta un “bavaglio” inaccettabile per i cronisti che sono sempre tenuti – pena l’apertura di procedimenti deontologici a loro carico davanti al competente Consiglio di Disciplina territoriale dell’Ordine regionale dei giornalisti – a rispettare alla lettera le “Regole deontologiche relative al trattamento di dati personali nell’esercizio dell’attività giornalistica”, approvate un anno e mezzo fa dall’Autorità Garante per la protezione dei dati personali.
Di fronte a questi dati, che appaiono imbarazzanti, si è ritenuto opportuno, nel quadro di una proficua, fattiva e leale collaborazione che dovrebbe sempre contraddistinguere i rapporti tra la società civile e le Istituzioni della Repubblica, segnalarli di nuovo in una lettera aperta inviata ieri via Pec al Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Sergio Mattarella affinché venga riaffrontato a fondo e nel più breve tempo possibile questo delicato problema giuridico con tutte le parti interessate soprattutto in tempo di pandemia da Coronavirus “Covid-19” che ha accentuato anche per i cronisti il lavoro on-line riducendo la loro presenza fisica non solo nelle redazioni di agenzie di stampa, quotidiani, periodici, radio, tv e giornali on-line, ma anche nelle aule di giustizia.
In particolare, il Sindacato Cronisti Romani ha chiesto di avere piena accessibilità per i cronisti, alla pari degli avvocati, alla banca dati on-line ufficiale della Cassazione senza più illegittimi “oscuramenti” delle motivazioni delle sentenze, né altre ingiustificate restrizioni alla trasparenza dell’informazione.

Marta Cartabia

Sono stati, quindi, doverosamente informati, per quanto di propria competenza, il presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura David Ermini, il primo presidente della Cassazione Pietro Curzio, il procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi, il presidente del Consiglio di Stato Filippo Patroni Griffi, il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema, il presidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione e il presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti Carlo Verna.
Tra le recentissime 222 decisioni emesse in nome del popolo italiano, ma oscurate dalla Cassazione tra il 26 agosto e il 9 settembre se ne segnalano tre clamorose ed emblematiche che sono, invece, tutte fruibili anche a pagamento sui siti di riviste giuridiche on-line.

Carlo Verna

La prima é, come detto, la sentenza n. 25266 dell’8 settembre 2020 della 3ª sezione penale della Cassazione che ha stabilito che é considerato reato di violenza sessuale anche senza “contatto fisico” l’invio di foto hard a un minore su WhatsApp. Ci si chiede: che senso ha oscurare questa decisione quando ormai il suo contenuto era di dominio pubblico e quindi la notizia non era più segreta, essendo già visibile sui giornali e – anche a pagamento – sui siti di riviste giuridiche? E perché in un caso come questo un cronista non dovrebbe rivelare le generalità complete dell’imputato, ma al massimo solo le sue iniziali?
La seconda é la sentenza delle Sezioni Unite Civili della Cassazione n. 18302 del 4 settembre 2020. Ed é stata oscurata del tutto. Nel sito giuridico “Sugamele.it” si può, invece, leggere l’intera sentenza di 25 pagine in cui sono stati, però, oscurati i nomi del ricorrente e del suo legale. Si é così appreso che un giudice é stato definitivamente radiato dalla magistratura in quanto la Suprema Corte ha confermato il precedente verdetto del Csm.
Ci si chiede: la rimozione di un magistrato, cioé di un personaggio pubblico, è forse una notizia che deve restare per sempre segreta e quindi essere meritevole di “oscuramento totale”? La radiazione non é forse la più grave sanzione che può essere inflitta ad un magistrato? Perché allora i cittadini non dovrebbero saperlo anche nell’interesse e a tutela della stragrande maggioranza dei magistrati che compiono correttamente il loro lavoro?
La terza é la pronuncia delle Sezioni Unite Civili della Cassazione n. 18303 del 4 settembre 2020 anch’essa oscurata del tutto nel sito ufficiale “Italgiure.giustizia.it”. Ma anch’essa é stata pubblicata nel sito giuridico “Sugamele.it” e si possono, quindi, leggere le sue 29 pagine tranne il nome di una donna magistrato e del suo legale. Si é, così, appresa la definitiva conferma della sospensione cautelare facoltativa dalle funzioni e dallo stipendio di una donna giudice e il suo collocamento fuori dai ruoli della magistratura con corresponsione di un assegno alimentare nella misura di legge, che era stata già decisa dal Csm e confermata dalla Cassazione.
Peraltro a promuovere l’azione disciplinare con ben 8 capi d’incolpazione era stato lo stesso Ministro della Giustizia. Anche questa è forse una notizia che deve restare per sempre segreta e quindi essere meritevole di “oscuramento totale”? E potrebbe essere forse incriminato un cronista che scrivesse un articolo raccontando la vicenda e indicando le generalità complete di questo magistrato? O, invece, ciò rientra a pieno titolo nel suo lavoro di giornalista come è sempre avvenuto in passato? Ma se un cronista non può far sapere poi ai cittadini come si é concluso il giudizio, che senso avrebbe la meritoria e trasparente messa in onda delle dirette di Radio Radicale delle sedute della sezione Disciplinare del Csm e l’altrettanto lodevole convocazione al Csm dei cronisti giudiziari per martedì prossimo, 15 settembre, alle ore 14.30 quando si terrà l’udienza disciplinare a carico del dott. Palamara e dei 5 ex Componenti del Csm?
Sono interrogativi ai quali occorre dare subito una risposta chiara e definitiva senza se e senza ma. Altrimenti che senso avrebbe parlare di trasparenza, di libertà di stampa, di articolo 21 della Costituzione e di articolo 10 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo, visto che sembra evidente, ictu oculi, che gli oscuramenti integrali almeno di queste tre sentenze della Cassazione siano assolutamente scandalosi, illegittimi, pretestuosi ed immotivati?
Dulcis in fundo un’ultima stortura che non coinvolge stavolta la Suprema Corte, ma la Gazzetta Ufficiale 1ª serie speciale Corte Costituzionale dove nel suo n. 36 del 2 settembre 2020 si legge l’ordinanza con cui la sesta sezione penale della Cassazione ha investito la Corte Costituzionale della legittimità o meno della normativa sul mandato di arresto europeo nei confronti di un 42enne albanese, che nel suo Paese era stato definitivamente condannato all’ergastolo e alla pena pecuniaria della multa di 50 mila euro per traffico di droga all’estero.
Particolare curioso sulla Gazzetta Ufficiale sono riportate solo le iniziali del condannato, che così lo rendono praticamente irriconoscibile, mentre nel sito della Cassazione è interamente pubblicata, senza alcun oscuramento, l’ordinanza n. 10371 del 2020, dove si possono leggere le sue generalità complete. Ma di fronte a queste discrasie come la mettiamo con la libertà di informazione? E come si intende rimediare al più presto? (giornalistitalia.it)

Pierluigi Roesler Franz

 

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