Cdr e Alg: “Così il quotidiano di Confindustria tenta un inaccettabile colpo di mano”

Il Sole 24 Ore: giornalisti in sciopero contro i tagli

La sede del quotidiano Il Sole 24 Ore a Milano

MILANO – Oggi il sito del Sole 24 Ore non sarà aggiornato e domani il quotidiano non sarà in edicola. L’assemblea dei giornalisti del Sole 24 Ore considera, infatti, la richiesta di un taglio del 25% della retribuzione attraverso il ricorso alla cassa Covid, presentata dall’azienda nella giornata di ieri, «inaccettabile sul piano sindacale e inapplicabile su quello organizzativo».
Il Comitato di redazione denuncia che «l’utilizzo di un ammortizzatore, qualsiasi esso sia, ma questo in particolare, del tutto privo di sostenibilità sul piano giuridico in assenza di un accordo sindacale, e oltretutto pari a cinque volte quello tuttora in vigore, è decisione che si qualifica da sé a fronte del lavoro di una redazione che in pochi giorni, in larga parte con mezzi propri e nell’inerzia dell’azienda, si è messa nelle condizioni di lavorare da remoto, assicurando ogni giorno e per tutta la durata dell’emergenza l’uscita del giornale e un’informazione digitale tempestiva e competente».
«La produzione garantita dalla redazione – rileva il Cdr – non è certo diminuita, come presuppone la richiesta di cassa Covid, semmai è aumentata in misura importante. I risultati si sono visti, sia con la crescita delle vendite in edicola sia con cifre record di lettori digitali. E a dirlo non è la redazione, ma la stessa comunicazione aziendale, che solo lo scorso 14 maggio rivendicava risultati “al top a marzo: +6,3% in edicola e +145% il sito”».
«Ma la richiesta – sottolinea il Comitato di redazione del Sole 24 Ore – è a tutta evidenza anche inapplicabile sul piano organizzativo. Una settimana di assenza della redazione ogni mese comprometterebbe di fatto la realizzazione di tutta quella serie di prodotti sia su carta sia su web che, anche questa, sta iniziando a produrre linee di ricavi alternative alle tradizionali forme di business. La necessità di immediato aggiustamento del conto economico, prima ancora di capire con ragionevole approssimazione le conseguenze dell’emergenza sanitaria, costituisce una forzatura che la redazione, nel segno di un rispetto per la qualità del prodotto che altri evidentemente ignorano, non può che respingere. E che continuerà a respingere con ogni mezzo nelle prossime settimane».

Carlo Bonomi

L’Associazione Lombarda Giornalisti, dal canto suo, denuncia che «il Sole 24 Ore, quotidiano di Confindustria, tenta il colpo di mano e, di fronte a una redazione che contesta i piani di riorganizzazione, vede bene di chiedere “unilateralmente” (quando in realtà dovrebbe raggiungere un accordo sindacale) aiuto al Ministero del Lavoro sotto forma di una cassa integrazione in deroga Covid al 25% per i suoi 197 giornalisti sparsi su tutto il territorio italiano».
Alla redazione del primo quotidiano finanziario italiano, da settimane si stanno svolgendo confronti per verificare la possibilità di estendere il periodo di solidarietà che va a chiudersi il 30 giugno. Il confronto sindacale interno ha visto richieste aziendali che non sono compatibili con lo sforzo profuso dai colleghi, in questo periodo di emergenza coronavirus.
I giornalisti del Sole 24 Ore si sono, infatti, sobbarcati di una mole di lavoro straordinaria per coprire con tempestività e competenza, oltre alle consuete notizie, anche tutti gli approfondimenti relativi alle novità normative e finanziarie varate in tempi di Coronavirus fin dallo scorso febbraio. Vale per esempio ricordare che a marzo le vendite sono risultate in crescita di ben oltre il 6%, mentre i contatti sul sito sono cresciuti di oltre il 140%.
Mentre il confronto sul rinnovo del contratto di solidarietà era in corso, il Gruppo 24 Ore ha deciso di annunciare al ministero del Lavoro l’esperita procedura di consultazione aziendale per Cassa Covid (in realtà nemmeno avviata) rivolgendosi direttamente al ministero per ottenere la concessione, con o senza confronto in sede ministeriale, di una cassa in deroga al 25%. Di fatto un risparmio di un quarto sul proprio costo di lavoro giornalistico.

Paolo Perucchini

«Se questo è il biglietto da visita del nuovo presidente di Confindustria, Carlo Bonomi – taglia corto il presidente dell’Associazione Lombarda Giornalisti, Paolo Perucchini – il sospetto è che qualsiasi iniziativa il Governo metterà in campo a sostegno del rilancio industriale del Paese risulterà inutile a fronte dell’ennesimo atteggiamento rinunciatario di una classe imprenditoriale abituata a scaricare i propri problemi solo sulle spalle dei lavoratori confidando nei soldi della collettività». (giornalistitalia.it)

 

 

 

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