MILANO – «Il manager del gruppo che ha una partecipazione del 36% della Società europea di edizioni ha spiegato che con l’azionista di maggioranza sta studiando un piano per la riduzione del costo del lavoro. Ha parlato di non meglio precisati ammortizzatori sociali, di decisioni “meno traumatiche” da trovare “attorno a un tavolo” e del costo del lavoro che non si adegua alle mutate condizioni del mercato». È quanto rende noto il Comitato di redazione del Giornale, che «ricorda a Mauri che negli ultimi anni il costo del lavoro del Giornale è costantemente calato, così come l’organico, che è ormai ridotto all’osso se confrontato con quello degli altri grandi quotidiani nazionali. Ricorda a Mauri che i giornalisti hanno individuato e segnalato all’azienda una serie di sprechi e costi che è possibile ridurre, se non azzerare, visto che non sono funzionali alla realizzazione del prodotto e pesano in modo considerevole sul bilancio. Quindi anche sugli azionisti Mondadori, che ne saranno informati nella sede più opportuna».
«Per quanto riguarda la soluzione da trovare insieme, – incalza il Comitato di redazione – si fa presente all’Ad di Mondadori che dal dicembre scorso il Cdr ha dato disponibilità a trattare su un piano di solidarietà ed esodi incentivati, ma l’azienda ha risposto con rinvii e silenzi imbarazzanti. Sono passati quattro mesi e altre perdite economiche che colpiranno gli azionisti del Giornale e anche il portafogli degli azionisti Mondadori. Ma non per colpa dei giornalisti del Giornale».
«Per giornalisti che guadagnano stipendi non molto lontani dai minimi tabellari, – chiosa il Cdr – appare incredibile che un Ad che guadagna circa 2 milioni di euro l’anno bonus a parte (2,7 milioni nel 2017) proponga come unica soluzione – per sanare una perdita che per quanto tocca a Mondadori risulta inferiore al suo incasso annuo del 2017 – la vendita di una testata storica dell’editoria italiana senza alcuna riflessione sul suo rilancio». (giornalistitalia.it)

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