CAVALLIRIO (Novara) – Gianni Martinetti, le poesie, le scrive nel dialetto di Cavallirio che è un comune di 2 mila abitanti dove le risaie della provincia di Novara si alzano per diventare colline dove coltivare i vini doc fra i più prestigiosi del Piemonte. A sua firma, in libreria (Il Cuscino di Stelle editore, 60 pagine, 10 euro) i “Sunett dal mé pais”.
Argomenti legati al tempo d’antàn e alla nostalgie che comporta. “Ombri dal mé pasà chi caminè” come i ricordi che accompagnano una memoria con i rimpianti di qualche errore di troppo purtroppo non più modificabili. Sguardi al passato quando “la campana la ciama” e, a quel richiamo, il contadino, zappa in spalla s’avvia verso casa”. O, dal balcone, lo sguardo che non trova più le lucciole travolte dall’inquinamento.
Gianni Martinetti è un giornalista pubblicista che firma sulle testate del territorio. Professionalmente ha lavorato nell’Istituto Sperimentale dei Metalli Leggeri di Novara: impegno che gli ha consentito la pubblicazione dei risultati di studio sull’alluminio e nel settore dell’archeo-metallurgia.
La vera passione di Marinetti ha sempre riguardato la memoria collettiva che il melt-pop rischia di inghiottire. E la prima “vittima” è il dialetto che – sembra – è ancora patrimonio dei nonni ma che i nipoti hanno quasi dimenticato del tutto.
Ha pubblicato la “Grammatica del dialetto di Cavallirio” e, con pazienza certosina un “Dizionario Italiano-Cavallirese” in due volumi edito dal Comune di Cavallirio. Interessante la raccolta di poesia (sempre in dialetto) “Fra Presente e passato” e “di…versi libri”.
Vincitore di numerosi premi letterari, tra cui il “Premio Torino” nel 1969 e il “San Benedetto nel cuore” nel 2013, con il racconto “L’uomo di fumo” ha vinto nel 1990 il “Premio Internazionale Andersen” per la letteratura infantile. Ha scritto “Dove riposa la memoria”, “Racconti cavalliresi” e “Giuseppe Sartorio il Michelangelo dei morti”.
Ha avuto successo “Peppone e don Camillo a Cavallirio”. Martinetti ha trovato un fascio di documenti del 1861 quando, agli albori dell’unità d’Italia, sindaco e parroco sono stati protagonisti di una battaglia politica imponente. Perché non recuperare anche questa storia e trasferirla in una pubblicazione? (giornalistitalia.it)
Daniele Baglione






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