Silvio Berlusconi

ROMA – «Caro Presidente Silvio Berlusconi, il prossimo 30 aprile la redazione romana de Il Giornale chiude. È la fine di una lunga avventura iniziata nel  1974, la fine di un mondo e di un punto di riferimento ideale e culturale. È una scelta aziendale che ha riflessi pesanti sulle famiglie dei giornalisti: madri o padri divisi dai figli, mogli o mariti costretti a giocarsi a testa o croce chi deve rinunciare al proprio lavoro».
Con queste parole, i giornalisti della redazione romana del quotidiano Il Giornale scrivono allo storico proprietario del giornale, edito dalla Società Europea di Edizioni guidata da Paolo Berlusconi, per tentare di scongiurare l’annunciata chiusura della redazione di Roma.
«Ci dicono: “è inevitabile. Non ci sono altre strade per far quadrare il bilancio”. Il risultato – affermano i giornalisti – è che ci troviamo con le spalle al muro. Ma è davvero questa l’unica strada? E quanto costa invece a livello di immagine, di prospettive future, di strategie aziendali chiudere la redazione cardine di un giornale politico come il nostro?».
«Forse – si chiedono i giornalisti – la chiusura non è l’unica risposta. Forse ci sono altre strade. Forse ci possiamo sedere intorno a un tavolo e trovare nuove soluzioni, come è sempre stato nella storia del Giornale».
Quindi, l’accorato appello a Silvio Berlusconi: «Noi siamo disposti a trattare, a trovare insieme all’azienda un’idea alternativa per il bene di tutti. L’inevitabile non può essere tagliare con un colpo secco – e a sorpresa – anni e anni di storia. Non vogliamo arrenderci al gioco dell’aut aut. Non serve a nessuno. Non è nello spirito di questo quotidiano. È a Lei, Presidente, che ci rivolgiamo: inventi lo spazio per una mediazione. Un’azienda non è fatta solo di numeri. Il suo destino dipende sempre dal capitale umano». (giornalistitalia.it)

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *