Selvaggia Lucarelli e Alessandro Barbaglia a Novara per la presentazione di “Casi Umani”

NOVARA – I “Casi Umani” di Selvaggia Lucarelli sono nove incontri e scontri un po’ fantastici e un po’ autobiografici. I protagonisti delle storie sono tutti uomini, alle prese con l’amore o con l’innamoramento, con la tristezza o con la disperazione.
Il libro (Rizzoli, 224 pagine, 17 euro ) è stato presentato al Castello di Novara. Alessandro Barbaglia della libreria Lazzarelli ha introdotto la conversazione con l’autrice. Selvaggia Lucarelli, nata come blogger sul web, è editorialista per “Il Fatto Quotidiano” e protagonista di numerosi programmi televisivi e radiofonici.
Nelle pagine del suo lavoro, divaga fra i sentimenti con una spietata (auto)ironia ma anche con il sollievo e la benevolenza della sopravvissuta.
I racconti parlano degli ex. Quelli suoi e quelli degli altri. E il problema è, per l’appunto, come sopravvivere all’abbandono che, inevitabilmente, prima o poi, arriva.
«Scrivendo questo libro – commenta Lucarelli – mi sono resa conto delle persone che ho frequentato. Il peggiore da incontrare è sicuramente il narcisista perché, dovendo splendere di luce propria, finisce per sminuirti a poco a poco in modo da essere il solo ad avere risalto». Il taccagno, invece, è divertente.
Ma come nasce l’idea di scrivere “Casi Umani”? «L’inizio si colloca nel disgraziato giorno in cui il mio fidanzato dell’epoca mi lasciò. Non ero preparata: non ritenevo possibile il fatto di poter essere mollata. Consideravo quell’eventualità un’ingiustizia».
E allora? «La delusione, la tristezza, il dolore, certo. Ma poi, dopo i primi giorni, anche l’inesorabile scivolare verso una serie di incontri surreali e di relazioni-lampo con personaggi a cui, a distanza di anni, non si concederebbe neppure il tempo di un caffè. Con ulteriori danni sentimentali».
Perciò personaggi che potrebbero sembrare frutto di fantasia ma che, in realtà, esistono: da “Mister Foglio Excel”, a “Mister Ho una cosa per te”, dal cleptomane compulsivo fino a “Mister Il piacere è soggettivo”.
Ognuno ha un suo modo di lavorare. Selvaggia Lucerelli dice che il libro le si forma in testa e, riflettendoci sopra, lo affina, lo aggiusta e lo costruisce pezzo per pezzo. Comincia a scrivere quando l’intreccio e la scansione degli argomenti sono definiti. A quel punto, si tratta di mettere le parole in fila, una dopo l’altra. «E per quello possono bastare anche solo dieci giorni…». (giornalistitalia.it)

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