Profonda e commovente lettera de “I ragazzi della scorta”, veri e sinceri angeli dello Stato

Grazie Michele: non sigla ma fratello per sempre

L’ultima scorta degli uomini della Polizia di Stato e dell’Arma Carabinieri che hanno voluto accompagnare Michele Albanese anche nel suo ultimo viaggio (Foto Pietro Comito)

CINQUEFRONDI (Reggio Calabria) – Caro Michele, come di consueto, anche oggi sei al centro della scena. Intorno a te ci sono tante persone che ti hanno stimato e voluto bene durante il percorso della tua vita.

Michele Albanese

Tu sei stato un uomo e un giornalista con sani principi ed hai deciso di tenere la schiena dritta e non voltarti dall’altra parte. Con le tue inchieste hai affrontato con tenacia ogni tema di sopruso e ingiustizia ed in particolare il tema oscuro, quello mafioso che da sempre opprime il nostro territorio.
Questa tua tenacia nel trattare e combattere questi temi ti ha portato a subire insulti e addirittura ti ha esposto al rischio della tua stessa vita. Non ti sei mai stancato di parlare ai giovani, nelle scuole, nei centri di aggregazione. Raccontavi loro di non fuggire da questa terra ma di amarla ed affrontarla. In quel momento ti ascoltavamo anche noi e pensavamo ai nostri figli.
Non possiamo dimenticare i tuoi occhi e il tuo senso di disperazione quando, nell’anno 2014, dopo un incontro urgente in Prefettura, ti informarono del rischio concreto a cui eri esposto e per tale ragione ti assegnarono la scorta. La tua sicurezza venne messa nelle nostre mani.

Gli uomini della scorta di Michele Albanese con il feretro di Michele a spalla nella Chiesa Matrice di San Michele Arcangelo a Cinquefrondi

Da allora le nostre vite si intrecciarono. Oggi, noi, “I ragazzi della scorta” come affettuosamente ci chiamavi, non potevamo che essere qui, insieme a chi ti vuole bene, affianco a te, “come sempre”. In questi anni abbiamo fatto del nostro meglio per proteggerti da ogni insidia, abbiamo messo davanti a te i nostri corpi non solo per proteggere la tua vita, ma anche per proteggerti dagli sguardi di odio e disprezzo che a volte si palesavano. Non siamo, però, riusciti a proteggerti dai gravi problemi di salute che improvvisamente ti hanno colpito. La tua è stata una battaglia di sopravvivenza contro innumerevoli aggravamenti che si sono susseguiti, segnando duramente la tua mente e il tuo corpo.
Noi, però, “come sempre” siamo rimasti al tuo fianco, in silenzio con lo sguardo rivolto verso una porta socchiusa che lasciava intravedere tutta la tua ostinazione alla sopravvivenza anche in quella drammatica situazione; siamo rimasti vigili ad ascoltare ogni tuo respiro nella convinzione di proteggerti “come sempre”. Il destino, però, ha avuto un altro disegno e noi nulla abbiamo potuto.

“I ragazzi della scorta” hanno voluto accompagnare Michele Albanese anche nel suo ultimo viaggio fino al cimitero che custodisce le sue spoglie

In questi anni tu sei diventato uno di noi, un amico, un fratello per alcuni un padre o un mentore, sempre pronto a dispensare consigli e buone parole. Sei stato presente nelle nostre vite come noi nella tua come uno di famiglia che non poteva mancare nelle occasioni più importanti, anche solo con una telefonata. Le nostre vite si sono intrecciate al di là del rapporto istituzionale del nostro lavoro di protezione, per noi non sei stato più una sigla radio che contraddistingue un soggetto da proteggere ma sei diventato “Michele” e per te noi siamo diventati gli amici che puoi chiamare con il nome di battesimo, con cui puoi parlare a cuore aperto e su cui puoi contare in ogni momento.
Insieme abbiamo condiviso momenti belli e difficili, passioni e interessi ed ammirato tramonti commentando la bellezza della nostra terra a cui tu sei stato sempre legato. Oggi siamo ancora una volta qui, vicini alla tua famiglia e a chi ti vuole bene, affianco a te per accompagnarti nel tuo cammino “come sempre”. Ciao Michele… (giornalistitalia.it)

I ragazzi della scorta

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