ROMA – Tre telefoni spiati, uno in uso al giornalista Francesco Cancellato. Sono i tasselli di verità fissati nella consulenza disposta dalle Procure di Roma e Napoli – coordinate dalla Dnaa – che indagano sul caso Paragon, su una presunta attività di spionaggio che ha portato gli inquirenti ad effettuare – iniziativa inedita – l’accesso ai server dell’Aisi, i servizi di intelligence interna.
I risultati dell’attività tecnica irripetibile sono stati messi a disposizione degli inquirenti nel febbraio scorso. Si tratta delle verifiche svolte dagli specialisti della Polizia Postale e da docenti universitari, sui dispositivi telefonici di sette persone, parti lese nell’indagine: il fondatore di Dagospia Roberto D’Agostino e i giornalisti Eva Vlaardingerbroek, Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino.
L’accertamento ha riguardato anche i dispositivi degli attivisti di Mediterranea Saving Humans Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari. Dalla consulenza sono emerse tracce di attività “riconducibile a un malware” esclusivamente “su tre dispositivi Android, riconducibili” agli attivisti Caccia e Casarini e al giornalista Cancellato.
I consulenti hanno rilevato una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta, con riferimento al funzionamento del software Graphite prodotto dalla società Paragon.
Altro elemento che emerge è che gli attacchi sono stati effettuati tutti nelle stesse ore. “Il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi” risale alla notte del 14 dicembre 2024. Tre blitz telematici che portano a pensare a “una medesima campagna di infezione”, si legge nell’atto.
Alla luce di questi elementi la scorsa settimana gli inquirenti, coordinati dagli aggiunti Sergio Colaiocco ed Enzo Piscitelli, si sono recati nella sede dei servizi. Un’iniziativa legata al fatto che da una relazione del Copasir sull’uso dello spyware da parte dei Servizi di informazione è emerso che l’Aisi ha utilizzato, “previa autorizzazione nelle forme di legge”, Graphite “per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Caccia e Casarini”.
I pm spiegano che si “è reso pertanto necessario verificare se il software in uso all’Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Cancellato”. L’attività di esibizione e analisi dei dati del server ha confermato l’attività svolta sui cellulari dei due attivisti “ma non ha consentito di rilevare tracce di operazioni riferibili” al giornalista. Le indagini proseguiranno con l’obiettivo di identificare chi ha spiato il direttore di Fanpage. (ansa)
Inaccettabile attività di spionaggio sui giornalisti
Il Cdr di Fanpage.it, a nome di tutte le giornaliste e i giornalisti dell’assemblea dei redattori, esprime la piena e sincera solidarietà al direttore Francesco Cancellato dopo le nuove inquietanti novità legate all’indagine sul caso Paragon.
«La consulenza redatta da specialisti della Polizia Postale e docenti universitari depositata in Procura – sottolinea il Comitato dio redazione – attesta l’attività di spionaggio illegale sul telefono del direttore Cancellato. Questo rappresenta un passo avanti nella ricerca dei responsabili da parte della giustizia, ma allo stesso tempo conferma un atto gravissimo avvenuto contro il nostro giornale e, per estensione, contro il mondo dell’informazione libera e indipendente».
«In democrazia – ricorda il Cdr di Fanpage – è inaccettabile che un giornalista venga sottoposto ad attività di spionaggio. Il fascicolo aperto però è ancora contro ignoti. Chiediamo quindi che, alla luce di queste nuove prove, si acceleri nella ricerca dei mandanti e venga fatta chiarezza su questo abuso intollerabile in un sistema democratico. Esprimiamo contestualmente anche la piena solidarietà a tutte le parti lese presenti nel fascicolo d’indagine, tra cui il nostro capo della cronaca di Napoli Ciro Pellegrino, il fondatore di Dagospia Roberto D’Agostino, e gli attivisti di Mediterranea Luca Casarini, Giuseppe Caccia e don Mattia Ferrari».
Solidarietà ai colleghi illegalmente spiati viene espressa dalla Segreteria del sindacato dei giornalisti Figec, che auspica «si faccia immediatamente chiarezza sull’illegale e gravissima attività di controllo della professione giornalistica con particolare riferimento alla segretezza delle fonti e sulla vita delle persone».
La Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione ricorda che la Commissione Europea ha adottato una serie di misure per proteggere la libertà e il pluralismo dei media nell’Unione culminate nel regolamento europeo entrato pienamente in vigore l’8 agosto 2025. Tra esse vi è, appunto, l’obbligo di «proteggere le fonti giornalistiche, anche dall’uso di spyware».
E l’articolo 10 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo sancisce che «Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera». (giornalistitalia.it)





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