La sede del Giornale di Sicilia a Palermo

PALERMO – I poligrafici del Giornale di Sicilia sono in sciopero, contro il taglio di 34 posti di lavoro su 43, ma il quotidiano è regolarmente in edicola. Non perché nello stabilimento tipografico di Palermo ci siano dei crumiri, ma perché a stamparlo è lo stabilimento di Messina della Società Editrice Sud, ovvero della stessa società che edita la Gazzetta del Sud e che, nell’agosto 2017, ha acquisito il pacchetto di maggioranza della holding che controlla il Giornale di Sicilia, l’emittente televisiva, la radio ed il sito internet rimasti, per 157 anni, saldamente in mano alla famiglia Ardizzone. Operazione, questa, che, in cambio, aveva visto la famiglia Ardizzone ricevere quote sufficienti ad assicurarsi un posto nel Consiglio d’amministrazione della Ses. Non solo. Operazione che, nei primi mesi di quest’anno, ha registrato il licenziamento di 15 giornalisti ex articolo 12 e 2 al termine di una vertenza per alcuni versi grottesca.
Fnsi, Assostampa e Cdr si sono, infatti, rifiutati di firmare l’accordo su una procedura che ha registrato il netto rifiuto da parte dell’azienda a salvare i 15 posti di lavoro aumentando di un solo punto la percentuale dell’ammortizzatore sociale che, sullo stipendio del redattore ordinario, avrebbe inciso per una somma variabile dai 2 ai 10 euro al mese. Come previsto, adesso è la volta dei poligrafici e suona beffardo il siparietto, nell’edizione di oggi, tra il Comitato di redazione e “Gli editori e il direttore”: «Cari lettori, – scrive il Cdr – questo giornale oggi è in edicola nonostante lo sciopero dei poligrafici (che già da mercoledì hanno proclamato cinque giorni di astensione dal lavoro) e dunque senza il loro apporto. Un fatto senza precedenti e per noi gravissimo».
Il Cdr sostiene che «La redazione dei giornalisti del Giornale di Sicilia, che ieri si è riunita in assemblea per esaminare il drammatico momento che l’azienda tutta attraversa, è solidale con i compagni di lavoro, poligrafici e amministrativi, in lotta e in sciopero per la salvaguardia del posto di lavoro, messo a rischio da un’azienda che, per quel che li riguarda, ha annunciato un taglio di 34 unità su 43 attualmente in servizio. Un’azienda che, nonostante l’acquisizione da parte di una nuova proprietà, continua a parlare solo – afferma il Cdr – il linguaggio dei tagli e non quello del rilancio e dal 2016 ormai costringe giornalisti e poligrafici a sostenere il pesantissimo costo della riduzione degli stipendi per effetto della cassa integrazione e della solidarietà, gravando anche su collaboratori già di per sé mal pagati, senza prospettive di stabilizzazione, e da mesi pure retribuiti “se e quando si può”. Azienda che, nonostante i sacrifici già affrontati da tutti coloro che vi lavorano, non cerca soluzioni per fermare le emorragie ma – conclude il Cdr – apre solo nuovi scenari di tagli di prodotto e personale».

Lino Morgante e Antonio Ardizzone

In coda al comunicato sindacale, la replica de “Gli editori e il direttore”, ovvero Lino Morgante e Antonio Ardizzone, che non solo contestano al Cdr di entrare «nel merito di una vertenza che non riguarda i giornalisti”, ma li sbeffeggia contestandogli di esprimere “una solidarietà ai lavoratori poligrafici che appare ipocrita, visto che non impedisce l’uscita in edicola del quotidiano, garantita proprio dal regolare lavoro della redazione. Una solidarietà fine a se stessa, che – sono parole degli editori e del direttore del Giornale di Sicilia – adduce argomentazioni pretestuose e disancorate da una realtà che solo chi è in malafede non vede».
«Si additano le presunte politiche di soli tagli, adottati non certo a cuor leggero, e si dimentica volutamente di sottolineare – aggiungono editori e direttore – che questa azienda è vittima di una crisi di sistema ultradecennale che non ha risparmiato nessuna realtà editoriale dell’intero panorama nazionale. Negli ultimi 10 anni fin troppe testate, anche storiche, hanno dovuto interrompere le pubblicazioni, vittime di una recessione insostenibile in termini di vendite e introiti pubblicitari. Questo giornale – aggiungono editori e direttore del Giornale di Sicilia – invece ha tenuto duro, per sette anni ha dato fondo alla propria liquidità per 22 milioni di euro, e altre importanti risorse sono state messe in campo dai nuovi soci, senza mai far gravare la crisi sui lavoratori. Solo negli ultimi tre anni sono state attuate operazioni di risparmio ed è stato chiesto ai dipendenti di contribuire in parte, con la copertura degli ammortizzatori sociali, agli sforzi degli azionisti. Che peraltro non hanno esitato a promuovere nuovi investimenti».

Lo stabilimento della Ses a Messina

«Facile e sterile – ammoniscono editori e direttore del Giornale di Sicilia – sollecitare genericamente azioni di rilancio, come se mancasse la volontà di adottarle. Ci indichino i giornalisti – con zelo pronti a lavorare, salvo poi a… solidarizzare con chi invece sciopera e rinuncia allo stipendio – un modello virtuoso da imitare in un panorama generale di crisi. Nessuna colpa può essere attribuita a chi ha il solo torto di voler tenere in piedi l’azienda, a dispetto di un mercato che dà chiari segnali in senso opposto. E nonostante l’atteggiamento ostile, avverso e provocatoriamente mistificatore della realtà, dei suoi dipendenti».
Ogni commento è, naturalmente, superfluo. L’azione sindacale dei poligrafici, impegnati a difendere i loro posti di lavoro e il futuro delle loro famiglie non è uno spot pubblicitario e merita solo rispetto e solidarietà. Senza eccezione alcuna, se – quando in gioco c’è la sorte dei giornalisti – si pretende giustamente lo stesso rispetto e la stessa solidarietà di chi, seppur con funzioni diverse, lavora alla realizzazione dello stesso prodotto.
Se si crede davvero che la carta stampata possa avere ancora un futuro, come, del resto, più volte sottolineato dallo stesso Lino Morgante, linguaggi e toni del confronto non possono certamente essere quelli usati nell’edizione di oggi di un giornale che vanta 159 anni di storia.
Non si può motivare l’acquisizione del Giornale di Sicilia e il recente acquisto di una nuova rotativa, per circa tre milioni e mezzo di euro, “evento eccezionale, considerato che in Italia non si verificava da circa sette anni”, se poi si usano metodi e linguaggi che lo stesso giornale, quotidianamente, condanna.
Non si può parlare di “investimenti” tagliando forza lavoro, ovvero l’elemento essenziale per garantire qualità al prodotto. Tanto per fare un esempio, il lavoro svolto da corrispondenti e collaboratori fissi, indispensabile in un giornale locale, ma che l’azienda ha definito “non essenziale”, al punto di licenziarli, da chi viene svolto? Quali contratti di lavoro sono applicati nelle edizioni on line dei quotidiani Giornale di Sicilia e Gazzetta del Sud? Quale futuro si prospetta per le redazioni dei due quotidiani siciliani che, giorno dopo giorno, registrano tagli nei settori in cui, invece, si dovrebbe avere il coraggio di fare investimenti? Se si crede ancora e davvero nei giornali. (giornalistitalia.it)

Lauria e Petrina (Fnsi): “C’è bisogno di solidarietà concreta”

Emanuele Lauria

Michela Petrina

“Solidarietà ai poligrafici del Giornale di Sicilia, in lotta da tre giorni per il loro futuro e per quello di una testata gloriosa, già posto a repentaglio da scelte che hanno fatto fuori altre componenti importanti dell’azienda” viene espressa da Emanuele Lauria e Michela Petrina, consiglieri nazionali Fnsi di Stampa Libera e Indipendente.
L’augurio dei due consiglieri nazionali siciliani è che “questa solidarietà per un fatto inusitato e grave, quale il paventato licenziamento di 34 compagni di lavoro, venga fatta propria nei modi più opportuni – pur rispettando l’autonomia dell’assemblea di redazione – dai colleghi e dagli amici giornalisti del Giornale di Sicilia che, nei giorni scorsi, hanno deciso di non scioperare e oggi sono attaccati e persino scherniti in modo inaccettabile dall’azienda”. (giornalistitalia.it)

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