La sede del Giornale di Sicilia a Palermo

PALERMO – Il Comitato di redazione del Giornale di Sicilia esprime «la propria preoccupazione e la propria opposizione al piano preannunciato dall’azienda che prevede la chiusura dell’edizione della Sicilia Orientale. Chiusura che comporterebbe l’abbandono di un territorio importante e strategico per lo stesso giornale».
Rendendo noto di aver «già chiesto garanzie sul futuro dei colleghi impiegati negli uffici di corrispondenza delle città coinvolte e dei tantissimi collaboratori che, negli anni, hanno garantito l’uscita in edicola di un prodotto editoriale completo in ogni sua parte e autorevole», in attesa di un nuovo incontro con l’azienda il Cdr preannuncia «una battaglia su questo fronte. Perché, – sottolinea il Cdr – seppur nella consapevolezza di una crisi generale dell’editoria, non si può accettare un arretramento pericoloso per il Giornale di Sicilia e per la stessa pluralità dell’informazione».

L’amministratore delegato della Società Editrice Sud, Lino Morgante, e il direttore Antonio Ardizzone, editori di maggioranza e minoranza del Giornale di Sicilia

Il Cdr ritiene, inoltre, che «l’azienda, prima di procedere con i tagli, debba organizzare un piano di esodi incentivati in modo da alleggerire senza traumi il peso della redazione».
Infine, il Comitato di redazione del Giornale di Sicilia si dice contrario «alla semplice enumerazione di esuberi» e chiede che «l’azienda riporti in redazione la lavorazione del sito internet al momento esternalizzato senza ragione».  Richiesta, questa, già avanzata da Fnsi, Assostampa Sicilia e Cdr in occasione dell’esame congiunto, ai sensi dell’ex art. 4 della legge 223/91, sulla procedura di licenziamento collettivo aperta il 25 settembre 2018 e conclusa nel gennaio scorso con un verbale di mancato accordo per l’inaccettabile decisione dell’azienda di procedere al licenziamento di tutti i 15 giornalisti ex art.2 e 12.
Un netto rifiuto da parte della Società Editrice Sud che non ha voluto salvare i 15 posti di lavoro neppure nell’eventuale ipotesi di aumentare di un solo punto la percentuale dell’ammortizzatore sociale che, sullo stipendio del redattore ordinario, avrebbe inciso per una somma variabile dai 2 ai 10 euro al mese.
Come previsto, quello non era che l’ennesimo, ulteriore, taglio della forza lavoro, cui è seguito quello – tutt’ora in corso – di 34 poligrafici su 43 e l’attuale conferma dell’edizione della Sicilia orientale e con essa delle redazioni o “uffici di corrispondenza” che chiamar si vogliano, di Caltanissetta e Siracusa (che nella nota di ieri sera l’editore sostiene “resterà in questa fase – senza specificarne la durata – regolarmente attivo”), subendo la stessa sorte di quella da tempo già toccata ad Enna, Messina e Catania (dove è attivo un solo giornalista con il telelavoro).
Dunque, nonostante le acrobazie lessicali della proprietà, la sostanza non cambia: delle nove redazioni di un tempo ne rimarranno in piedi – almeno per il momento – solo tre: Palermo, Agrigento e Trapani. (giornalistitalia.it)

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