Replica all’azienda per i “toni inaccettabili e diffamatori”. Brutta pagina per la Sicilia

Giornale di Sicilia: anche i giornalisti in sciopero

PALERMO – I giornalisti del Giornale di Sicilia replicano a muso duro all’azienda che, dal canto suo, invece di abbassare i toni inasprisce la vertenza con un nuovo comunicato che non fa certo onore alla nuova proprietà, rappresentata dall’azionista di maggioranza Lino Morgante, che lo firma congiuntamente all’editore di minoranza e direttore Antonio Ardizzone. E si stenta a credere che un professionista come Lino Morgante, che fino a pochi mesi fa si era sempre distinto per serietà, garbo, equilibrio e signorilità, possa rendersi partecipe di questa pagina nera dell’editoria siciliana.
Il comitato di redazione del Giornale di Sicilia ha, infatti, deciso stasera (con un solo voto contrario) di proclamare un giorno di sciopero. “È la risposta – sottolinea il Cdr – che la redazione intende dare al comunicato dell’azienda, dai toni inaccettabili e diffamatori, che ha definito ipocrita il comportamento dei giornalisti in merito al sostegno fornito alla vertenza dei poligrafici, per i quali sono stati annunciati 34 licenziamenti”.

Lino Morgante e Antonio Ardizzone

“Mai fino ad oggi – denunciano i giornalisti – la controparte datoriale si era permessa di utilizzare frasi di inaudita gravità, oltre che false, attribuendo comportamenti privi di qualsiasi riscontro nella realtà”.
“È chiaro – afferma il Cdr del Giornale di Sicilia – il nervosismo dell’azienda, che ricorre alle offese quando non ha argomenti. C’è un dato incontrovertibile: non è stata ancora avviata alcuna iniziativa editoriale per il rilancio del quotidiano e le nuove edizioni provinciali annunciate a maggio dell’anno scorso sono state cancellate. Col comunicato pubblicato oggi, l’azienda – taglia corto il Cdr – si è assunta la responsabilità di alzare il livello dello scontro”.
La Rsu dei poligrafici, dal canto suo, ricorda che “il Giornale di Sicilia oggi, sabato 22 giugno, è stato in edicola nonostante lo sciopero di noi poligrafici, avvalendosi di lavoratori che presumiamo estranei all’azienda e alle mansioni dei poligrafici stessi e che hanno vanificato la nostra protesta”.
“L’azienda – spiega la Rsu – ha usato toni mai sentiti in anni di dialoghi più o meno animati, definendo ipocrita la nota di solidarietà espressa dai giornalisti nei nostri confronti, perché accompagnata dalla loro prestazione che ha permesso la pubblicazione del Giornale”.
“Teniamo a precisare – sottolinea la Rsu – che la pubblicazione del giornale non è conseguenza di una decisione dei giornalisti: sono stati chiamati dall’azienda a prestare il loro servizio e, non essendo in sciopero, non potevano rifiutarsi di farlo. Solidali con i redattori del Giornale di Sicilia, ci auguriamo di continuare in un percorso comune finalizzato alla salvezza dei nostri posti di lavoro e del nostro Giornale”.

La sede del Giornale di Sicilia a Palermo

E veniamo alla nuova, gravissima, chiosa ai due comunicati firmata “Gli editori e la direzione del Giornale di Sicilia”. “Ai poligrafici, con i quali siamo impegnati in un confronto appena aperto, precisiamo – affermano editori e direzione – che nessuno ha costretto i giornalisti a lavorare. Questi ultimi si sono limitati a esprimere una solidarietà di facciata e a parole, garantendo comunque la propria regolare prestazione e l’uscita del giornale in edicola. Ai giornalisti invece ricordiamo, se mai non se ne fossero accorti, che al momento la vertenza riguarda i lavoratori poligrafici, non loro”.
“Eppure – proseguono editori e direzione – è stato il cdr a usare toni fuori luogo nel manifestare la propria presunta solidarietà, con il solo scopo di attaccare un’azienda impegnata con tutte le proprie forze a salvare il Giornale di Sicilia da una crisi sistemica grave e negli ultimi dieci anni fatale per molte altre testate. Lo dimostra il fatto – sono ancora parole degli editori e della direzione – che lo sciopero proclamato oggi non è di solidarietà nei confronti dei lavoratori poligrafici, ma solo una reazione rabbiosa alla risposta che l’azienda ha doverosamente dato alla violenta e inaccettabile nota del Cdr”.
Palermo, Sicilia, anno domini 2019. (giornalistitalia.it)

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