Domani alla Camera dei deputati nel 36° anniversario dell’omicidio del cronista campano

Giancarlo Siani continua a parlare

Giancarlo Siani (Napoli, 19 settembre 1959 – Napoli, 23 settembre 1985)

ROMA – «Noi continuiamo a ricordare. Giancarlo continua a parlare. Quest’anno in occasione del 36° anniversario della barbara uccisione di Giancarlo presentiamo alla Camera dei deputati una selezione curata dal professore Isaia Sales dei suoi scritti sul lavoro. Giancarlo ha scritto molto di più sulla crisi del lavoro negli anni ’80 che sulla camorra».
Lo afferma il deputato Paolo Siani, fratello del giornalista assassinato il 23 settembre 1985, all’età di 26 anni, sulla sua inseparabile “Mehari” verde per mano del clan Nuvoletta di Torre Annunziata (alleato dei corleonesi di Riina), annunciando la presentazione del libro “Giancarlo Siani. Il lavoro. Cronache del novecento industriale (1980-1985) Iod edizioni. Curatore professore Isaia Sales”, che si terrà domani, giovedì 23 settembre, alle ore 18, alla Camera dei Deputati con la partecipazione del presidente Roberto Fico. L’evento sarà preceduto, alle 9,30, dalla deposizione di fiori sulle Rasmpe Siani.
Venerdì, invece, alle ore 11 all’Università La Sapienza di Roma, gli eventi 2021 del Premio Siani si concluderanno con la visita alle pietre dell’inciampo con la rettrice Antonella Polimeni.
«Giancarlo – spiega Paolo Siani – seguiva con molta attenzione le crisi del mondo del lavoro. Spesso nei suoi articoli si legge che, se manca il lavoro, se manca una prospettiva, è la malavita (la quale in quegli anni cresceva e prosperava) a dare opportunità alla popolazione. Maledette, ma comunque opportunità. E la presentazione del libro alla Camera dei deputati, alla presenza del presidente Roberto Fico conferisce all’opera la solennità che merita, per ridare a Giancarlo quello che la camorra gli ha ingiustamente sottratto».

Paolo Siani, con la moglie Carmen, mostra il tesserino di giornalista professionista del fratello Giancarlo consegnatogli dal presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna (a sinistra) e dal presidente dell’Odg Campania Ottavio Lucarelli (a destra)

A Giancarlo Siani sono intitolati il premio e la borsa di studio istituiti, tra gli altri, dall’Ordine dei Giornalisti della Campania, dal “Centro Studi Siani”, dall’Università “Suor Orsola Benincasa” e dal quotidiano “Il Mattino”. Ed è giusto che lo scorso anno, in occasione del 35° anniversario della sua feroce esecuzione, sia stato consegnato alla sua memoria il tesserino di “professionista” al fratello Paolo da parte del presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti, Carlo Verna, e da quello campano, Ottavio Lucarelli.

Giancarlo Siani

La memoria di Siani va conservata e la sua figura e la sua storia dovranno essere sempre divulgate. Il messaggio più pregnante che scaturisce dalla morte del giovane cronista de “Il Mattino” è quello di aver dato al mestiere di giornalista “un senso”, come nel titolo di un noto brano di Vasco Rossi, al cui concerto a Napoli doveva andare la sera in cui venne ucciso. La differenza tra «giornalista-giornalista» e «giornalista-impiegato» non era solo un gioco di parole colto dal regista Marco Risi nel suo film “Fortapasc”, interpretato magistralmente da Libero De Rienzo, scomparso di recente, è la simbologia di un mestiere fatto con passione e con la consapevolezza dei rischi che si possono correre quando bisogna cercare e scrivere fatti che danno fastidio a mafiosi, camorristi, ‘ndranghetisti e cosiddetti benpensanti.

Mario Francese

Con la morte di Siani la già triste teoria di giornalisti vittime della mafia si è allungata. Il suo nome compare assieme a quelli di Mario Francese, Pippo Fava, Peppino Impastato, Beppe Alfano, Mauro Rostagno, Mauro De Mauro e tanti altri che, in nome della legalità, non hanno lesinato energie e tenacia nel denunciare il malaffare, le connivenze, i silenzi istituzionali, sfidando i presunti padroni del loro territorio e portando a conoscenza dei fatti i lettori, spesso sfidando anche i direttori e gli editori dei giornali.
Ancora oggi molti giornalisti, in Campania come in Sicilia, in Calabria come in tutta Italia, sono costretti a vivere sotto scorta e le minacce sono quotidiane, e non solo da parte delle organizzazioni criminali.
Dal 2004 il Premio Siani ha permesso a molti giovani autori di studi e ricerche sul giornalismo, l’editoria e la comunicazione di massa, di proporre – nel suo ricordo – temi sociali, antropologici e storici, mentre la borsa di studio dell’Università “Suor Orsola Benincasa” è stata elargita per favorire l’accesso di giovani alla professione giornalistica.

Giancarlo Siani con la sua “Mehari”

In tutta Italia, da tempo, il fratello Paolo si rivolge anche al mondo della scuola con l’organizzazione di incontri e seminari. Anche l’associazione “Libera”, che fa capo a don Luigi Ciotti, contribuisce fattivamente a mantenere viva la memoria di Giancarlo Siani attraverso numerose iniziative in tutto il Paese.
Siani è vissuto ed ha operato in un periodo di “guerra”, come i suoi colleghi siciliani, ed aveva scoperto i grandi traffici economici successivi al terremoto in Irpinia del 1980. Ma se è vero che (almeno in Italia) gli opinionisti siano esposti a pochi rischi, chi sta – ancora oggi – in prima linea deve continuare a difendersi e difendere la missione del giornalista, che è “semplicemente” quella di raccontare i fatti. (giornalistitalia.it)

Letterio Licordari

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