ROMA – «Leggo con divertito stupore le ricostruzioni che mi attribuiscono riferimenti a programmi o giornalisti che non ho mai menzionato. Il mio intervento, reso nel contesto pubblico di un convegno dedicato proprio al tema della disinformazione – e alla presenza di giornalisti, molti dei quali proprio impegnati nell’inchiesta all’interno del nostro Servizio Pubblico – non ha mai fatto riferimento a programmi della Rai o a suoi conduttori».
L’amministratore delegato della Rai, Giampaolo Rossi, replica così a chi sostiene che sia da riferirsi a Report la frase «Il giornalismo d’inchiesta si trasforma in giornalismo di teorema e il giornalismo di teorema diventa un rischio cancerogeno per la democrazia e la Rai non può perseguirlo», da lui pronunciata il 19 maggio scorso in occasione della presentazione della sesta edizione della campagna “Uniti contro la disinformazione”, condotta da Rai con Idmo, l’osservatorio sui digital media della Luiss. In realtà Rossi non ha mai pronunciato la parola Report e il riferimento appare solo sul quotidiano Il Foglio.
«Un intervento – afferma l’amministratore delegato della Rai – che ribadiva un principio generale: la difesa del giornalismo d’inchiesta come pilastro della democrazia, insieme al richiamo ad evitare ogni forma di spettacolarizzazione e della sua trasformazione in giornalismo di teorema.

Attribuire a quelle parole significati, bersagli o intenzioni diverse significa, paradossalmente, fare proprio ciò da cui si intendeva mettere in guardia in quell’occasione».
Rossi ricorda che «la Rai, in questi anni ha aumentato i programmi di giornalismo d’inchiesta, sapendo che l’informazione del servizio pubblico ha il dovere di rimanere ancorata ai fatti, alla correttezza del contesto e alla responsabilità del racconto. Vale per chi fa informazione, ma – evidentemente – anche per chi la commenta, strumentalizzando, senza verificare». (giornalistitalia.it)
L’ad della Rai replica alle opposizioni: “Il Foglio mi ha attribuito parole mai pronunciate”





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