I collaboratori di Puglia e Basilicata replicano a Ciancio: “Non siamo figli di un dio minore”

Gazzetta del Mezzogiorno: la dignità degli “invisibili”

BARI – «La nostra condizione di “figli di un dio minore” non ci consente di scioperare o mettere in campo altre iniziative di sensibilizzazione, ma questo non significa che non abbiamo una dignità». I collaboratori di Puglia e Basilicata della Gazzetta del Mezzogiorno rompono il silenzio e, per la prima volta, fanno sentire la loro voce all’editore Mario Ciancio Sanfilippo in uno dei momenti già drammatici della storia del quotidiano. Ciancio ha, infatti, annunciato di voler mettere in liquidazione la Edisud spa con col serio rischio di mettere la parola fine ai 133 anni di storia del giornale.
«Ci siamo abituati in questi anni – affermano, infatti, i collaboratori della Gazzetta – ad essere sistematicamente considerati “invisibili” per quanto concerne la retribuzione del nostro lavoro. Non ce ne voglia il dottor Mario Ciancio Sanfilippo se, dopo aver letto le sue dichiarazioni all’Ansa (“garantendo durante la propria gestione la puntuale corresponsione delle retribuzioni a giornalisti”), gli precisiamo che così non è, almeno per quello che ci riguarda. Il nostro lavoro di collaboratori, infatti, non è stato retribuito per il periodo marzo-agosto 2018 (gestione Ciancio). Sei mesi, che non sono poca cosa (almeno per noi). Anche l’amministrazione giudiziaria ci ha riservato lo stesso “trattamento”».
«L’elenco delle mensilità – ricordano i giornalisti – per cui il nostro lavoro non è stato retribuito si è allungato, sino a raggiungere, ad oggi, complessivamente quota tredici. Nonostante sia un dato acquisito che noi collaboratori, con il nostro lavoro quotidiano, contribuiamo affinché la «Gazzetta» conservi la sua peculiarità di autorevole voce di ogni comunità di Puglia e Basilicata, sistematicamente, quando si è trattato di scegliere tra chi retribuire e chi non retribuire, siamo stati ignorati».
«Nonostante questo, la maggior parte di noi non ha tirato i remi in barca e – sottolineano i collaboratori – ha proseguito con immutata grinta nel suo impegno quotidiano perché questo giornale fosse la “Gazzetta”. Oggi prendiamo atto del fatto che non solo il nostro impegno potrebbe non essere servito a niente, ma nel momento della “deriva” nessuno si ricorda che ci siamo e che se la nave dovesse affondare ognuno di noi perderà qualcosa in questo naufragio. Poco o molto che sia non è importante: un anno – scusate se è poco – del nostro lavoro non verrà retribuito. Parliamo di lavoro, non di volontariato. Lavoro a cui abbiamo dedicato tempo ed energie, mettendoci passione, impegno e professionalità».
«Per noi – concludono i collaboratori della Gazzetta del Mezzogiorno – sarebbe uno smacco nello smacco se, anche adesso, nessuno, a tutti i livelli, si ricordasse che ci siamo. La nostra condizione di “figli di un dio minore” non ci consente di scioperare o mettere in campo altre iniziative di sensibilizzazione, ma questo non significa che non abbiamo una dignità». (giornalistitalia.it)

 

 

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