Lo scoop sul “sistema” dei bambini strappati alle madri diventa un caso giudiziario

Figli rubati: Roberta Spinelli fa aprire l’inchiesta

L’inviata Roberta Spinelli e in studio Eleonora Daniele e tre dei familiari in cerca di verità

CROTONE – L’inchiesta dell’anno sul “sistema” dei figli strappati con l’inganno alle mamme dopo il parto, facendo loro credere che fossero morti, si allarga a macchia d’olio in tutta la penisola e, soprattutto, consente alla Procura della Repubblica di Crotone di aprire un fascicolo su dolorose ferite aperte oltre 50 anni fa e mai rimarginate.

Eleonora Daniele

Ad aprire uno squarcio su una realtà che sembrava ormai sepolta per sempre è stata la giornalista Roberta Spinelli. Con il caso dei gemelli di Cutro, l’inviata di Rai 1 ha dato, infatti, il via ad un’eccezionale inchiesta giornalistica che ha messo in fila indizi, documenti e testimonianze su voci rimaste per decenni nell’ombra. Un grande scoop iniziato a “Storie di Sera”, il programma dell’Approfondimento Rai diretto da Paolo Corsini, ideato e curato da Eleonora Daniele e Alessia Sodano, trattato anche nel programma mattutino “Storie Italiane”.
Roberta Spinelli, più volte sentita in Questura, ha infatti prodotto le prove che hanno consentito agli investigatori di lavorare su fatti concreti. «Roberta – sottolinea Eleonora Daniele – sta facendo un lavoro incredibile».

Renato Panvino, questore di Crotone

Significativa anche la testimonianza del questore di Crotone, Renato Panvino, che ha parlato di «un’indagine complessa e dolorosa. Ogni tessera appartiene a una vita familiare segnata dal dolore. La Squadra Mobile lavora su documenti di oltre 50 anni fa e, in parallelo, sui racconti delle persone. Una compatibilità genetica già accertata rappresenta un punto oggettivo da cui partire. Sono tessere di vite spezzate che hanno convissuto con il dolore e, quindi, bisogna trattarle con il dovuto rispetto e con la delicatezza del caso. Molte persone protagoniste di questa storia delicata sono morte ed altre sono molto anziane, ma – assicura il questore Panvino – noi andremo avanti con la Procura fino a dare una risposta ai cittadini».
«I cittadini – spiega il questore Panvino – si approcciano alle istituzioni con grande spirito collaborativo grazie anche al grande lavoro che sta facendo la Polizia di Stato. I numerosi servizi di controllo, anche in provincia, con il contatto diretto con i cittadini stanno aprendo un canale di fiducia verso le istituzioni in un territorio molto complesso. È una Calabria diversa che va ridisegnata e va raccontata. Quel che è certo è che oggi la Calabria sta risollevando la testa, ma giustamente ha una grande sete di giustizia».
Intanto, una nuova famiglia è stata ascoltata in Questura dalla Squadra Mobile, mentre un testimone riferisce di aver incontrato, proprio a Crotone, una donna somigliante ad Agata Scuteri:

Agata Scuteri

la sorella di Antonio Ricciotti e figlia di Carolina, protagonisti della testimonianza raccolta da Roberta Spinelli prima a Crotone e poi negli studi Rai di via Teulada, a Roma.
L’inchiesta giornalistica ha centrato, così, un secondo risultato importante in meno di un anno, come sottolineato nella puntata del 24 novembre di “Storie di Sera”, il nuovo programma di approfondimento Rai ideato da Eleonora Daniele e Alessia Sodano e dedicato alla complessa vicenda dei cosiddetti “bambini rubati”.
Insomma, un’intera serata dedicata a un lavoro investigativo che, muovendo dall’oscuro caso dei gemellini Oliverio di Cutro, sta ora aprendo uno squarcio su un possibile sistema di irregolarità nelle nascite e nelle adozioni, esteso ben oltre i confini della Calabria.

Roberta Spinelli

Al centro di questo percorso c’è, dunque, l’inviata Roberta Spinelli, che con un lavoro di inchiesta tenace, accurato e costruito di testimonianza in testimonianza, ha portato alla luce elementi rimasti nell’ombra per decenni.

Roberta Spinelli ha bussato a tutte le porte per far emergere la verità sui bambini strappati con l’inganno alle mamme

È un lavoro cominciato dal nulla, senza documenti, senza certezze, senza risposte, eppure capace, proprio grazie alla sua solidità, di contribuire all’apertura di un fascicolo alla Procura della Repubblica di Crotone. Un fascicolo nato come modello 45 e oggi trasformato in modello 44, con ipotesi di reato precise e un’indagine formale contro ignoti.

Centinaia di fascicoli sono stati passati al setaccio per acquisire prove importanti

Le storie raccolte delineano uno scenario ricorrente: neonati nati vivi e dichiarati morti, cartelle cliniche scomparse, adozioni avvenute probabilmente fuori dai percorsi ufficiali, madri cui sarebbero state sottratte firme in stato di shock. Vicende simili emergono non solo in Calabria, ma anche in altre regioni e persino in Germania.

L’apertura dell’inchiesta riapre la speranza di tante mamme che vorrebbero ritrovare i figli che si sono visti strappare alla nascita e tanti figli che percepiscono la presenza di gemelli mai visti

Alla testimonianza della famiglia Oliverio si somma quella, riemersa durante la puntata, della famiglia Scuteri, che nel 2003 denunciò la scomparsa della piccola Maria, nata viva nel 1972 e mai restituita ai suoi genitori: un racconto quasi sovrapponibile a quello della signora Iefalo.

Domenico Guarascio, procuratore della Repubblica di Crotone

Il procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, ha riconosciuto apertamente il valore dell’inchiesta giornalistica e il suo impatto concreto sulle indagini che stanno procedendo con decisione. «L’origine e la ricerca del genitore biologico – ha sottolineato Guarascio – è stata sospinta dalla vostra trasmissione… Le prove biologiche hanno dato risultati di compatibilità molto elevati. Quel fascicolo che prima era modello 45 ora contempla ipotesi di reato, anche se al momento contro ignoti, con persone offese che potrebbero essere minori oggetto di procedure di adozione irregolare».
Il procuratore ha reso noto che «si contemplano ipotesi di reato come la sottrazione di minori, la soppressione di atto pubblico, perché, sempre grazie alla trasmissione di Rai 1, documenti che prima non si trovavano ora compaiono.

Grazie al meticoloso lavoro di Roberta Spinelli la Questura di Crotone è riuscita a fornire alla Procura gli elemento per aprire un fascicolo al momento contro ignoti

L’attenzione mediatica sta agevolando la nostra ricerca: da quando la trasmissione è partita con l’inchiesta giornalistica, spuntano atti pubblici che prima non si trovavano.

Roberta Spinelli

È chiaro che bisogna capire come questo possa configurare delle irregolarità o sottendere altro, però di sicuro l’attenzione che ha portato la trasmissione sta facendo sì che anche la nostra ricerca di documentazione sia in qualche modo agevolata e questo comporta anche ulteriori verifiche sul perché e in che modo questa documentazione sia stata confezionata e prodotta solo oggi».
Parole che sanciscono un principio fondamentale: quando il lavoro d’inchiesta è serio, rigoroso e rispettoso dei ruoli, produce risultati reali. È il giornalismo che non sostituisce la magistratura, ma la aiuta a vedere ciò che rischia di restare invisibile.
Il risultato più evidente di questa puntata è che la ricerca della verità non è più confinata nelle memorie familiari: oggi è un dossier ufficiale, sostenuto da testimonianze, analisi genetiche, documenti riemersi e la determinazione di chi, come Roberta Spinelli ha scelto di non arrendersi davanti al silenzio.

Paolo Corsini, direttore dell’Approfondimento Rai

Un lavoro che è stato possibile perché la giornalista è stata messa nelle condizioni di lavorare con piena libertà, un segnale concreto di cosa significhi davvero servizio pubblico. La fiducia e il sostegno di Eleonora Daniele, conduttrice di Storie Italiane e Storie di Sera, di Alessia Sodano e dei vertici dell’approfondimento Rai hanno consentito all’inchiesta di crescere con rigore, autonomia e profondità, trasformando un sospetto in un percorso di verità. Questa inchiesta ha rimesso al centro una domanda che attraversa i decenni e che troppe famiglie non hanno mai smesso di porsi: che fine hanno fatto quei bambini?
Dopo più di cinquant’anni, il lavoro giornalistico ha finalmente riaperto una strada verso la verità. Una strada difficile, ma oggi possibile da percorrere grazie a un’inchiesta condotta con rigore e coraggio da una straordinaria cronista come Roberta Spinelli. (giornalistitalia.it)

 

 

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