ROMA – Come avvenuto nelle precedenti due giornate di sciopero, il sindacato dei giornalisti Figec-Cisal e il dipartimento Unirai partecipano allo sciopero di oggi su un contratto che non viene rinnovato da oltre un decennio. L’ultimo è stato, infatti, firmato nel 2014.
E non è stato rinnovato nonostante i vantaggi ricavati dagli editori sia attraverso l’uso massiccio e sistematico degli stati di crisi con la legge 416/1981 che hanno portato alla riduzione del personale, con svuotamento di molte redazioni, e al danno economico subito da chi è rimasto in servizio, sia in virtù della riduzione delle aliquote contributive di vari istituti contrattuali dopo il passaggio per legge della Gestione principale dell’Inpgi 1 all’Inps a far data dal 1° luglio 2022. «Ciò perché – sottolinea la Figec-Cisal – non esistono bandiere di appartenenza quando si tratta di tutelare i diritti dei lavoratori a prescindere dal contratto di lavoro applicato nelle aziende». «Dunque, si sciopera per senso di responsabilità – ricorda la Figec – verso la categoria e non certo in adesione alle logiche di appartenenza che continuano ad animare l’ex sindacato unico dei giornalisti».
In un comunicato congiunto Unirai-Figec, diffuso oggi, si sottolinea che «il contratto giornalistico si fonda su due principi costituzionali: la giusta retribuzione e la libertà di stampa». Unirai-Figec esprimono, quindi «preoccupazione per il futuro della professione: con questa terza giornata di sciopero, il sindacato sostiene l’urgenza di negoziare un contratto che garantisca clausole economiche dignitose e l’indipendenza dei giornalisti. Il peso della contrattazione non può ricadere solo sui lavoratori».
Ribadita anche «la necessità di rinegoziare il contratto integrativo Rai, scaduto da 12 anni. La zona grigia dei contratti atipici minaccia l’autonomia professionale. A tutti siano garantite condizioni economiche eque e garanzie di crescita. In Rai, nuovi percorsi di stabilizzazione per i precari, una selezione esterna e, nel rispetto delle pari opportunità, più spazio ai vertici per le donne. Non c’è libertà – concludono Unirai e Figec – senza un contratto forte». (giornalistitalia.it)
Sindacato e dipartimento chiedono alla Rai di rinegoziare l’integrativo fermo da 12 anni




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