Appello al Governo per fermare la violenza nei confronti di chi è impegnato ad informare

Figec: “Sia reato l’ostacolo all’attività giornalistica”

Una delle scene di violenza in occasione del corteo per Askatasuna a Torino

ROMA – Ancora violenza nei confronti di giornalisti impegnati sul campo per documentare e informare i cittadini italiani su quanto realmente accade nelle nostre città. Dopo i numerosi atti di violenza e intimidazione subiti negli ultimi mesi del 2025 dai colleghi che seguivano i cortei Pro Pal, a Torino l’ennesimo episodio di violenza questa volta contro una troupe della Rai.

Lorenzo Del Boca e Carlo Parisi

Allo scopo di salvaguardare l’esercizio del diritto di cronaca e di critica giornalistica, la Figec – Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione ha da tempo avanzato sia in Parlamento sia al Ministero dell’Interno delle proposte volte a contenere il dilagare di minacce e di atti irresponsabili e violenti nei confronti dei giornalisti per limitare o imbavagliare la libertà di informazione.
In particolare si è proposto di introdurre il nuovo reato di “ostacolo all’attività giornalistica” che preveda che: «Chiunque, per limitare o impedire la ricerca, la raccolta, la ricezione, l’elaborazione, il controllo, la pubblicazione o la diffusione di informazioni, opinioni o idee di interesse pubblico, utilizza violenza, minaccia o frode in danno di soggetti esercenti l’attività giornalistica, è punito con la reclusione da due a sei anni».

La norma, che è il frutto di un lavoro di gruppo tra giornalisti, autorevoli giuristi, magistrati e costituzionalisti, si radica e trae origine non solo dall’articolo 21 della Costituzione, ma anche dall’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e dall’articolo 10 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti umani e delle libertà fondamentali.
Sarebbe, quindi, un intervento in linea con quanto persegue anche il “Centro di Coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, presieduto dal Ministro dell’Interno, istituito al Viminale nel 2017 e apprezzato in sede internazionale, del quale dal 5 giugno 2025 fa parte a pieno titolo, quale nuovo componente, anche la Figec che partecipa ai lavori con il segretario generale Carlo Parisi, il presidente Lorenzo Del Boca e il delegato per gli affari giudici e legislativi Pierluigi Roesler Franz.

Carlo Parisi e Pierluigi Roesler Franz durante l’audizione della Figec alla Camera dei deputati

Sull’introduzione di questo nuovo reato di “ostacolo all’attività giornalistica” si pronunciò con parere favorevole ben 4 anni e mezzo fa, nel luglio 2021, il Comitato Esecutivo dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti, allora presieduto da Carlo Verna, e pochi giorni dopo anche avallato dal Consiglio nazionale dell’Ordine, convinto che questa fosse la strada che potesse garantire diritti e tutele a chi ogni giorno informa correttamente i cittadini, assumendone in prima persona i rischi.

Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno

All’interno del Pacchetto Sicurezza in fase di predisposizione da parte del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, la Figec chiede l’inserimento di questa disposizione anche perché è una proposta conforme con una risalente, attuale e costante giurisprudenza costituzionale riguardo alla funzione della attività giornalistica: «I grandi mezzi di diffusione del pensiero (nella più lata accezione, comprensiva delle notizie) sono a buon diritto suscettibili di essere considerati nel nostro ordinamento, come in genere nelle democrazie contemporanee, quali servizi oggettivamente pubblici o comunque di pubblico interesse» (sentenza Corte costituzionale, 30 maggio 1977 n. 94). Ci si richiama, tra l’altro, ai molteplici interventi normativi, succedutisi nel tempo (vedere leggi n. 7/2007, n. 113/2020, n. 56/2023, n. 25/2024 e n. 71/2024), con i quali il legislatore penale ha delineato un più incisivo sistema di tutela dei soggetti impegnati in prima linea al servizio dei cittadini (agenti delle forze dell’ordine operanti in occasione di manifestazioni sportive; esercenti una professione sanitaria o socio-sanitaria, docenti e personale della scuola, ecc.).

Il Viminale, sede del Ministero dell’Interno

Da ultimo, l’art. 20 del decreto-legge sicurezza 11 aprile 2025 n. 48, convertito con modificazioni nella legge 9 giugno 2025 n. 80, è intervenuto sull’art. 583-quater c.p., estendendo indistintamente questa forma di protezione penale a tutti gli agenti e ufficiali di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza che subiscono aggressioni nell’adempimento delle loro funzioni (e quindi non più solamente a quanti, fra questi, vengono assaltati durante le manifestazioni sportive). Si è inteso arginare, in tal modo, l’allarmante escalation di violenze a discapito degli uomini e delle donne delle “forze dell’ordine”. Una certezza della pena che andrebbe estesa anche alla categoria dei giornalisti, impegnati quotidianamente a documentare eventi in cui il dilagare della violenza li mette in serio pericolo di vita. (giornalistitalia.it)

Andrea Bulgarelli

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