Apologia semiseria del cordone ombelicale nazionale: “sua maestà” il mammone

Festa della Mamma tra santità e welfare

ROMA – C’è una creatura mitologica tutta italiana che all’estero osservano con la stessa curiosità con cui noi guardiamo i documentari sui calamari giganti: il mammonе. Nasce e viene conservato sottovuoto domestico fino ai quarant’anni, talvolta con tovaglia antimacchia e pastasciutta incorporata.

Serena Maffia

La Festa della Mamma, in Italia, non è soltanto una ricorrenza. È una struttura portante dello Stato sociale. Prima dell’Inps, prima della psicoterapia, prima delle app per la mindfulness, esisteva già lei: la madre che dice “Hai mangiato?” come se fosse una forma arcaica di diagnosi clinica.
Eppure il tema della madre attraversa la musica italiana con una delicatezza quasi sacrale. Da “Mamma son tanto felice” di Beniamino Gigli, una frase che sembra uscita da una lettera spedita dal fronte o da un pranzo domenicale con cannelloni e malinconia, fino a Edoardo Bennato che in Viva la mamma la trasforma in un simbolo universale: “Viva la mamma affezionata a quella gonna un po’ lunga…”.
La madre italiana è sempre sospesa tra santità e logistica. Ti ama infinitamente, ma nello stesso tempo ti ricorda che il maglione va messo “perché fuori c’è aria”. Non specifica mai quale aria. Un’aria astratta, metafisica, quasi leopardiana.
Anche Claudio Villa cantava: “Mamma, sei tanto bella…” e in quella semplicità melodica c’era tutta la pedagogia emotiva di un Paese cresciuto tra cucine, rosari, caffettiere e sensi di colpa tramandati di generazione in generazione.
Gli stranieri ci chiamano mammoni con un misto di stupore e ironia. Per loro è inconcepibile che un adulto torni a casa e trovi ancora il letto rifatto dalla madre. In Scandinavia a diciotto anni ti regalano l’indipendenza. In Italia ti regalano i contenitori con il ragù congelato.
Gli psicologi, però, invitano a distinguere: non sempre il legame forte con la madre coincide con immaturità patologica. Secondo molti studiosi mediterranei, il modello familiare italiano nasce da una cultura affettiva comunitaria, dove la famiglia funziona da rifugio economico ed emotivo in una società spesso instabile. In altre parole: non siamo soltanto mammoni. Siamo figli di mutui impossibili, stipendi poetici e frigoriferi pieni di amore culinario.
I sociologi osservano che nei Paesi mediterranei la famiglia sostituisce spesso strutture pubbliche carenti. La madre diventa welfare, psicologa, banca, chef, centralino emotivo e ufficio oggetti smarriti. Una specie di Onu domestica con grembiule floreale.
Gli antropologi, poi, vedono nella mamma italiana una figura quasi rituale. La tavola domenicale è un atto tribale: la pasta al forno come linguaggio simbolico, le polpette come trasmissione culturale, la frase “Prendi ancora” come formula magica contro il dolore del mondo. E forse il vero punto è questo: la madre italiana non cresce figli, cresce nostalgia preventiva.
Per questo nelle canzoni dedicate alla mamma c’è sempre una dolcezza struggente, come se ogni figlio sapesse già che un giorno gli mancheranno perfino le domande invasive: “Chi era quella, “Perché non rispondi?”, “Hai mangiato?”.
La Festa della Mamma allora non celebra la perfezione. Celebra quella forma disordinata e assoluta di amore che sa essere soffocante, teatrale, invadente, commovente. Un amore che piega i tovaglioli, aggiusta colli di camicia e conserva vaschette di gelato piene di minestrone.
Gli italiani saranno pure mammoni. Ma in un’epoca dove tutto si consuma in fretta, persino gli affetti, forse custodire ancora il culto della madre non è solo arretratezza culturale, forse è resistenza poetica. O, più semplicemente, nessuno al mondo sa dire “Ti preparo qualcosa” con la stessa potenza emotiva di una mamma italiana.
La Festa della Mamma, celebrata in molti Paesi del mondo in date diverse, ha origini antiche e profonde. Già nelle civiltà greche e romane esistevano feste dedicate alle divinità femminili legate alla fertilità e alla maternità, come Rea e Cibele, figure simboliche della generazione e della protezione.

Anna Jarvis (Webster, 1 maggio 1864 – West Chester, 24 novembre 1948)

La versione moderna della ricorrenza nasce agli inizi del Novecento negli Stati Uniti grazie ad Anna Jarvis, che volle istituire una giornata dedicata al sacrificio e all’amore delle madri dopo la morte della propria. Nel 1914 il presidente Woodrow Wilson ufficializzò il Mother’s Day come festa nazionale.
In Italia la Festa della Mamma si diffuse soprattutto dagli anni Cinquanta. Una delle prime celebrazioni ufficiali avvenne nel 1957 ad Assisi, per iniziativa di Don Otello Migliosi, che vedeva nella madre il centro morale e affettivo della famiglia. Da allora la ricorrenza è diventata un appuntamento sentito e popolare, celebrato la seconda domenica di maggio. Appunto oggi, 10 maggio. (giornalistitalia.it)

Serena Maffia

I commenti sono chiusi.