Ferruccio de Bortoli al Rotary Club del Nord Piemonte

NOVARA – “Secondo le statistiche siamo il Paese più sano al mondo: vuol dire che le difficoltà economiche temprano il corpo e lo spirito”. Parola di Ferruccio de Bortoli, firma autorevole del giornalismo ed editorialista fra i più apprezzati, che aggiunge: “Il futuro è dei giovani. Rappresentano un capitale umano assolutamente singolare, con inventiva, capacità d’innovazione, voglia di guardare avanti. Ognuno di questi nostri ragazzi – sottolinea de Bortoli – è sintesi di un’opportunità che non abbiamo il diritto di sprecare ma, per valorizzare efficacemente le nuove generazioni, occorre investire nella scuola (prima) e offrire (poi) degli sbocchi professionali”.
A Novara, ospite dei Rotary Club del Nord Piemonte, Ferruccio de Bortoli porta l’esperienza di una vita trascorsa nei quotidiani: il praticantato al “Corriere dei Piccoli”, poi redattore al “Sole 24 Ore” per diventarne il direttore. Direttore, due volte, anche al “Corriere della Sera”.
Adesso è presidente del gruppo editoriale Longanesi. All’informazione economica ha sempre dedicato un’attenzione di riguardo tanto da poter proporre numeri e statistiche come supporto di un ragionamento assai più complesso.
“Il futuro non mi spaventa – è la sua tesi – sono fiducioso”. Anche se poi la sua analisi farebbe propendere piuttosto per un moderato pessimismo.
I riferimenti economici che cita sono crudeli e, di per sé, non incoraggerebbero solide prospettive. L’Italia ha perso il 25 per cento della capacità produttiva. Fra i giovanissimi, tra i 15 e i 19 anni, 2,3 milioni non studiano e non lavorano.
Tredici milioni di persone non dichiarano nulla al fisco e, di loro, 5 milioni risultano “assolutamente poveri”. Però gli esperti calcolano che ci siano almeno cento miliardi di evasione all’anno. Dei 13 milioni di pensionati, almeno la metà non percepisce un sussidio superiore ai mille euro.
“Il malessere italiano – precisa de Bortoli – ha radici profonde nel tempo, debolezze troppo a lungo trascurate, vizi che sono stati tollerati. Il debito pubblico rappresenta una spina nel fianco e l’averlo trascurato per cinquant’anni non ha giovato alla solidità delle strutture nazionali”.
Con un debito così elevato è difficile programmare gli investimenti necessari ma senza investimenti non si cresce. Secondo de Bortoli è necessario “riscoprire il significato più profondo della legalità, il rispetto del bene comune e il senso dello Stato. Siamo diventati una società di fratelli che, però, sono tutti figli unici di una società di padri”. Da tempo, certo, non solo adesso. E, infatti, le ultime elezioni hanno certificato la distanza fra la classe politica di governo e i cittadini.
“Hanno utilizzato la scheda elettorale come se fosse una pietra da lanciare contro quelli che avevano avuto delle responsabilità di gestione e ritenuti responsabili dell’involuzione del Paese. Però, sembra che il ribaltone non stia rispondendo adeguatamente alla propagandata inversione di marcia. Occorrono progetti e programmazione ma il futuro non possiamo costruircelo da soli”.
Per questo de Bortoli guarda all’Europa senza la quale saremmo “un Paese sperduto in mezzo al Mediterraneo. È necessario riattivare una memoria attiva e non retorica. Il Novecento ha conosciuto due guerre mondiali, nel giro di vent’anni”.
“La creazione dell’Unione Europea, con tutti i suoi difetti, ha garantito settant’anni di pace. Ma è del tutto evidente – conclude de Bortoli – che anche Bruxelles dovrò operare il proprio restyling per adeguare le politiche comunitarie alle esigenze dei paesi membri. Altrimenti, utilizzando il voto, arriveranno altre sassate”. (giornalistitalia.it)

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