Felice Gimondi

GIARDINI NAXOS (Messina) – Tragica fine di un campione. È finita in mare l’ultima corsa di Felice Gimondi, uno dei più grandi eroi del ciclismo italiano e della storia del nostro Paese. Stroncato da un infarto, è morto mentre faceva il bagno nel mare di Giardini Naxos, in Sicilia. Il prossimo 26 settembre avrebbe compiuto 77 anni. Vano ogni tentativo di soccorso da parte di alcuni bagnanti, intervenuti immediatamente, e dei medici del 118 che, assieme ai carabinieri, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso.
Felice Gimondi, al pari di Gino Bartali, oltre che un grande campione del pedale è stato un grandissimo campione nella vita. Un signore d’altri tempi, animato da saldi principi morali e lontano dai giochi di potere che, purtroppo, hanno spesso caratterizzato il mondo dello sport. (giornalistitalia.it)

Eddy Merckx: “Stavolta perdo io. È stato uno dei più grandi di sempre”

Felice Gimondi ed Eddy Merckx

“Stavolta perdo io”. Eddy Merckx ricorda il rivale-amico Felice Gimondi con parole di omaggio poetiche e allo stesso tempo di valutazione tecnica del campione che è stato: “Perdo prima di tutto un amico e poi l’avversario di una vita”.
“Abbiamo gareggiato per anni sulle strade l’un contro l’altro – ricorda il fuoriclasse belga – ma siamo diventati amici a fine carriera. L’avevo sentito due settimane fa così come capitava ogni tanto. Che dire, sono distrutto”. “Felice è stato prima di tutto un grande uomo, un grande campione, purtroppo – prosegue Merckx – ce lo hanno portato via. È una grande perdita per il ciclismo. Mi vengono in mente tutte le lotte che abbiamo fatto insieme… Un uomo come Gimondi non nasce tutti i giorni, con lui se ne va una fetta della mia vita. È stato tra i più grandi di sempre”.

Vinse tutto, patì solo il “cannibale” Eddy Merckx

ROMA – Immenso, Felice Gimondi. Altro che “eterno secondo”, come qualcuno l’aveva definito per quella lunga e durissima sfida con Eddy Merckx ed i tanti piazzamenti alle spalle del belga.
Originario di Sedrina, in Val Brembana, classe 1942, avrebbe compiuto 77 anni il 29 settembre. Invece fu l’unico a resistere alla vena vorace del “Cannibale” Merckx, secondo in assoluto – dopo Anquetil – a completare la Tripla Corona nei Grandi Giri, campione del Mondo nel 1973 a Barcellona, padrone del pavé di Roubaix e delle insidie della Sanremo.
Gianni Brera, che ne descrisse le imprese, per lui aveva coniato i soprannomi Felix de Mondi e Nuvola Rossa. La sua carriera cominciò nel decennio dopo la fine di quella di Magni. Si presentò al Tour de France del 1965, vinse a sorpresa e solo l’indomani si dimise da postino, “perché al posto di lavoro ci tenevo” spiegò. Quel Tour, per l’esuberanza fisica e il modo spericolato di correre, è uno dei tre momenti fondamentali della sua carriera.
“Poi c’è il Giro del 1976 (il terzo vinto dopo quelli del ’67 e del ’69, ndr), quando in gruppo ero considerato un vecchietto, per la tattica e la gestione della corsa – raccontò lui stesso anni dopo – E il Campionato del Mondo (del 1971, ndr), per averci creduto fino in fondo anche sapendo di essere battuto”, ancora una volta dal “Cannibale”. Quello era un po’ il motto di Gimondi, costretto ad arrendersi solo contro Merckx. Rimase a lungo la sua “delusione più grande” essere battuto dal belga a cronometro per la prima volta, al Giro di Catalogna: “Ho impiegato due anni a capirlo: Merckx era più forte di me”. “Dietro alla sua ruota ci sarò” recita anche un verso della canzone che gli dedicò Enrico Ruggeri, “Gimondi e il Cannibale”.
L’ultimo Giro d’Italia cui partecipò fu quello del 1978: si piazzò undicesimo, ma contribuì in maniera decisiva al successo finale di Johan De Muynck, che aveva battuto due anni prima, ora diventato suo compagno di squadra. Concluse la carriera su strada nell’ottobre 1978 partecipando al Giro dell’Emilia. Sotto contratto da professionista con la Bianchi-Faema anche nel 1979, ottenne come ultimo piazzamento, nel febbraio di quell’anno, il terzo posto nel campionato italiano di omnium indoor.
Nelle quindici stagioni da pro vinse in totale 141 corse. Dopo il ritiro Gimondi fu direttore sportivo della Gewiss-Bianchi nel 1988, e successivamente, nel 2000, presidente della Mercatone Uno-Albacom, la squadra di Marco Pantani. (ansa)

Felice Gimondi con la figlia Norma e l’eterno rivale, diventato successivamente suo fraterno amico, Eddy Merckx

 

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