Se 4 giornalisti si incontrano alla “Corrado Alvaro - Giudice Scopelliti” di Reggio Calabria...

È sempre la scuola la nostra unica speranza

Valeria Bella, Carlo Parisi, Adriana Labate e Ilda Tripodi

REGGIO CALABRIA – Nulla succede per caso. All’improvviso mi arriva un messaggio dalla “facitrice” Ilda Tripodi: «Collega, domani ti va di accompagnarmi a questo saggio?». In allegato una locandina: “Scuola… in armonia”, spettacolo musicale e teatrale dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Antonino Scopelliti”.
Sulle prime il nome non mi dice molto, ma l’indirizzo – via Botteghelle 29 – sì. Eccome. È quello della mia vecchia scuola media, a cavallo tra i rioni Sbarre e Gebbione di Reggio Calabria. All’epoca era intitolata a “Pietro Larizza”, era immersa in un immenso giardino e vi si accedeva da una stradina sterrata che costituiva il prolungamento di via Botteghelle. Non esisteva, infatti, il piazzale sul quale, nell’ottobre 1984, è atterrato l’elicottero di Papa Giovanni Paolo II in occasione della sua prima visita alla città, men che meno il viale Calabria e tutto quello che sorge tra le vie Sbarre Centrali e Inferiori. Solo un immenso giardino, tant’è che dalla terrazza di casa mia, al numero 298 di via Sbarre Centrali, si riuscivano a vedere il vecchio Stadio Comunale, la ferrovia, il mare, la Sicilia.
Bastava un po’ di pioggia per trasformare quel tratto di via Botteghelle in un torrente in piena e, defluita l’acqua, in un pantano fangoso. È stata anche quella stradina a insegnarmi il valore della protesta per rivendicare i propri diritti. A non abbassare la testa davanti alle ingiustizie e ai soprusi. E se anni di “gentili richieste” dei “grandi” non avevano sortito nulla nei “palazzi del potere”, noi ragazzi non avevamo alcuna intenzione di accettare lo status quo. Dovevamo fare qualcosa di diverso dal rassegnarci ad entrare in classe e fare lezione con le scarpe infangate e i calzettoni inzuppati d’acqua.

La Scuola Media “Pietro Larizza” oggi Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Scopelliti” di Reggio Calabria

Cominciammo con un giornale, “Settimana Express”: 8 pagine scritte a mano sulla carta “uso mano” che, settimanalmente, ci regalava volentieri la Tipografia La Rocca di via Polistena. Io ne ero il direttore. Faceva parte dell’attività didattica promossa dalla professoressa d’italiano Rizzi, ma di fatto finiva per occupare tanti nostri pomeriggi nella “redazione” che avevamo allestito nella cantina di casa mia. Anzi, nelle ore serali, considerato che il primo pomeriggio lo dedicavo all’altra mia grande passione: il ciclismo, che ha monopolizzato la mia vita dai 13 ai 24 anni. La mia prima gara, sul circuito di Parco Pentimele, è stata la mia prima vittoria: la finale provinciale dei Giochi della Gioventù di ciclismo su strada proprio con la maglia della “Scuola Media Statale Larizza”, per la gioia del preside Caridi e del professore di educazione fisica Ninì Siracusa.
Il giornale era diventato un vero e proprio settimanale di quartiere, ma non sempre c’erano i soldi per ciclostilarlo e diffonderlo fuori dalla scuola. Bisognava fare qualcosa di diverso. “Vogliamo una strada, non una fiumara”, lo slogan che lanciai a tutta pagina sul giornale e, con una pressa artigianale costruita nella “redazione” della mia cantina, stampai su un volantino affisso in tutto il quartiere e distribuito in centinaia di copie. Era solo il primo passo. Presto la protesta si trasformò in lotta e cominciammo a organizzare gli scioperi. L’adesione era quasi unanime e convinta, mentre agli incerti ci pensava il “servizio d’ordine” guidato dai nostri due compagni di scuola più forzuti: Fino e Rando. Due colossi molto più grandi di noi perché pluriripetenti. Grazie a loro anche i soliti tre “crumiri” che, “controcorrente“, tentavano di entrare in classe, alla fine preferivano tornare a casa “gentilmente consigliati” dai nostri “convincenti” Bud Spencer. La protesta andò avanti per una quindicina di giorni, coinvolgendo anche i genitori, gli insegnanti, i bidelli e la gente del quartiere, fin quando il Comune non si decise di intervenire asfaltando finalmente la strada.

Adriana Labate, Carlo Parisi e Ilda Tripodi

Sono trascorsi 45 anni e grazie a Ilda Tripodi, insegnante della scuola, poeta, giornalista e, soprattutto, donna del Sud che non si rassegna alla fuga del tempo, ieri pomeriggio ho avuto il privilegio di tornare nella mia scuola. Un tuffo nel passato che, in pochi istanti, ha fatto riavvolgere nella mia mente la pellicola dei ricordi. Niente fantasmi, ma ricordi belli di un tempo felice nel quale anche una zuffa tra compagni si concludeva sempre con una fragorosa risata e con un abbraccio rendendo salde amicizie che né il tempo, né lo spazio sarebbero mai riusciti a cancellare.
Entrati nell’istituto, subito una rivincita, e che rivincita: nell’aula che ospitava la mia 3ª I, l’ultima classe dell’ultima delle sezioni, adesso c’è la Presidenza. E che Presidenza! La dirigente scolastica è quello straordinario vulcano di Adriana Labate, un’altra giornalista innamorata della sua terra che, grazie alla sua competenza e alla sua passione, non solo è riuscita a riportare la scuola agli antichi splendori, ma l’ha elevata ad autentica palestra di vita: insegnanti, studenti e genitori riescono a respirare l’aria di una famiglia vera, di quelle che oggi è difficile immaginare se non attraverso i racconti del libro di narrativa.

L’Orchestra dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Scopelliti”

È l’ora del saggio, anzi come opportunamente annunciato nella locandina, dello spettacolo. Perché di autentico spettacolo si è trattato. Avvincenti sketch, impeccabilmente rappresentati da attori in erba già padroni del palco e, meraviglia delle meraviglie, una grande e straordinaria orchestra capace di coinvolgere e trascinare il pubblico senza mai steccare una nota. E siccome nulla succede per caso, finisco per scoprire anche che la giovane pianista Serena Abramo è la figlia di un’altra vulcanica figlia del Sud: Valeria Bella, ispettore del lavoro e giornalista, tornata per scelta in questa terra dopo una brillante carriera professionale al Nord.

L’Orchestra dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Scopelliti”

L’Auditorium Giuseppe Iannì è un tripudio per l’anfitrione Adriana Labate, riuscita a far raggiungere all’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Antonino Scopelliti” standard d’eccellenza premiati a livello nazionale. Sì, la giornalista Adriana Labate non ha fatto un titolo gridato, ma pienamente fedele alla notizia: “Scuola… in armonia”. Armonia dei ragazzi, dei genitori, degli insegnanti. L’armonia che ogni scuola veramente degna di tale nome dovrebbe avere, sempre. Perché ai ragazzi bisogna insegnare ad amare la bellezza e la forza del sapere, senza il quale non si è liberi di scegliere. Ad amare la bellezza della cultura, dell’arte, della musica, del territorio e, soprattutto, la bellezza dell’onestà, del rispetto, della condivisione, nella vittoria e nella sconfitta, perché senza amore e armonia non si diventa donne e uomini migliori e per non morire dentro si finisce per staccare un biglietto di sola andata e fuggire lontano senza voltarsi indietro.

Corrado Alvaro

Corrado Alvaro non si stancava di ripetere che «il calabrese vuole essere parlato», mentre per Antonino Scopelliti «il giudice è solo con le menzogne cui ha creduto, le verità che gli sono sfuggite, la fede cui si è spesso aggrappato come naufrago, il pianto di un innocente e la perfidia e la protervia dei malvagi. Ma il buon giudice, nella sua solitudine, deve essere libero, onesto e coraggioso». Non è un caso che Adriana Labate li abbia scelti entrambi come biglietto da visita per il suo modello di scuola.
Facce innocenti, pulite e cariche di speranza, quelle delle ragazze e dei ragazzi della sua scuola, pieni di talento e di voglia di rimanere, lavorare e riscattare questa terra da uomini liberi; facce disilluse, ma fermamente desiderose di crederci ancora, quelle dei loro genitori che non vogliono rassegnarsi all’idea di vederli partire e perderli per sempre, perché «tanto qui non cambierà mai nulla».
Questa scuola, che non rappresenta certo una rara eccezione in un Sud che, paradossalmente, vanta il primato di principale esportatore di geniali intelligenze, è molto più di una speranza, ma tutto ciò non basta. Le istituzioni latitano. La scuola ha due grandi palestre attrezzate, perennemente chiuse per lavori rimandati alle calende greche.

Il giudice Antonino Scopelliti

“Vogliamo una palestra, non l’ennesima cattedrale nel deserto”, avrei titolato oggi su “Settimana Express” e stampigliato sui volantini. Ma la piccola redazione e la tipografia in cantina non esistono più e il giornale di carta ha ceduto il passo a internet che, per molti aspetti, risulta anche più efficace. Adriana Labate lo sa bene e i suoi ragazzi e le loro famiglie sono pronti alla battaglia. I tempi passano, ma i problemi restano. Soprattutto al Sud, sempre sulle spalle dei più deboli, dei più indifesi, dei ragazzi ai quali si strombazza continuamente di non partire e rimanere.
Se vogliamo veramente evitare la fuga di cervelli, basta poco. Si cominci col ripristinare le palestre della “Corrado Alvaro – Giudice Antonino Scopelliti”. La forma è sostanza e basta un piccolo gesto per dimostrare ai ragazzi che chi amministra ha veramente a cuore i problemi quotidiani della gente normale. E soprattutto ha la voglia e il tempo di ascoltare chi oggi non ha l’età per votare, ma domani si ritroverà sulle spalle come un macigno il sempre più gravoso compito di non soffocare anche la speranza.

L’Orchestra dell’Istituto Comprensivo “Corrado Alvaro – Giudice Scopelliti”

Grazie Adriana Labate per essere riuscita ad accendere, in uno dei quartieri più sfortunati del più sfortunato Sud, un focolaio di speranza molto più prezioso ed efficace di ogni spot milionario; grazie Ilda Tripodi per la straordinaria esperienza che mi ha fatto vivere dove per me tutto è cominciato. Perché negli occhi di questi ragazzi, carichi di sogni e di speranza, ho rivisto i miei e, nonostante le amarezze e le delusioni che la vita ci riserva, al netto delle pedate che rifilerei nel sedere di qualche viziato cialtrone e qualche pallone gonfiato, rifarei esattamente tutto quello che ho fatto. Tutto. Perché, oltre ad aver avuto il privilegio di avere due genitori meravigliosi, che mi hanno educato ai valori veri della famiglia e della vita e a trarre insegnamento più da una sconfitta che da cento vittorie, è stata la scuola – soprattutto quella primaria e secondaria, con la maestra Vittoria Schipani Ditto alla “Galluppi” e i docenti della “Larizza” – a consegnarmi le chiavi della conoscenza: condizione essenziale per comprendere e apprezzare il valore della bellezza, dell’arte, della cultura, della diversità, della legalità e della libertà. Condizione essenziale per essere uomini liberi e migliori. (giornalistitalia.it)

Carlo Parisi

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