L’incontro su “Essere giornalista oggi in Albania, Montenegro e Ucraina” a Trieste (Foto Alice Fumis/Ansa)

TRIESTE – Una situazione “difficile” in cui trovare “media indipendenti” resta spesso ancora una chimera e dove fare inchiesta può “costare la vita”. È un quadro ancora a tinte fosche quello del giornalismo dell’area balcanica e del centro-est Europa quello emerso a Trieste nel corso dell’incontro dal titolo “Essere giornalista oggi in Albania, Montenegro e Ucraina, organizzato dall’InCE (Iniziativa CentroEuropea), in collaborazione con la redazione Ansa del Friuli Venezia Giulia e in partnership con la South East Europe Media Organisation (Seemo), nell’ambito del Premio per Alti Meriti nel Giornalismo Investigativo e l’annuale South East Europe Media Forum.

Maja Sever

Da Zagabria a Tirana, da Podgorica a Kiev, la fotografia scattata restituisce un’immagine negativa della situazione in cui versa il giornalismo dell’area, fra disinformazione, fake news, leggi che possono limitare l’accesso all’informazione e forti pressioni politiche e temi tabù. In primis, quella del giornalismo d’oltre Adriatico, come spiega Maja Sever, della Tv pubblica croata Hrt e presidente del sindacato dei giornalisti croati.
“Rispetto a 6-7 anni fa – sottolinea – prima che il Paese aderisse all’Ue, la situazione è peggiorata e continua a peggiorare”. In particolare, sostiene, “in termini di censura”. Più complesso il quadro in Albania.

Anna Babinets

“Noi giornalisti – ha spiegato Remzi Lani, direttore del Media Institute albanese – viviamo come nella giungla: in libertà, certo, ma in condizioni difficili”, spesso al di “fuori del contratto di lavoro” e in “un ambiente altamente conflittuale”.
A pesare, sostiene, sono soprattutto le pressioni politiche. Per questo motivo, aggiunge, “esiste una forte autocensura, da parte dei giornalisti”. Non tanto dissimile la situazione in Montenegro, dove i giornalisti devono “trovare un modo creativo per svolgere il proprio lavoro in modo professionale”, rimarca dal canto suo Ivan Cadjenovic, del quotidiano Vijesti. In un Paese in cui “al potere da 30 anni – ricorda – c’è un unico partito, quello socialista di Milo Dukanovic”, toccare alcuni temi – come ad esempio la sicurezza – può essere molto difficile”.
Bisogna essere “stupidi o molto coraggiosi”, afferma. Infine, l’Ucraina, dove “il giornalismo indipendente continua a crescere, ma la situazione resta critica”, in particolare, per quello “investigativo” che resta un “mestiere molto pericoloso”, come ha spiegato la giornalista ucraina, Anna Babinets, dell’organizer Crime and Corruption Reporting Project (Occrp). (ansa)

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