“Monsignor Ferro cenava con mezza fettina di provola. Io voglio vivere povero come lui”

Don Pippo Curatola: una vita dalla parola al silenzio

Don Pippo Curatola e mons. Giovanni Ferro

REGGIO CALABRIA – Il filosofo, il pensatore, il giornalista, icone che senz’altro stigmatizzano la figura di don Pippo Curatola quale grande maestro e uomo di cultura. Ma c’è ben altro. La sua vita si potrebbe sintetizzare nell’epiteto: “Dalla parola al silenzio…”.

Gaetana Covelli e don Pippo Curatola

La parola ha contraddistinto l’uomo oratore e giornalista, il silenzio, invece, ha preso forma nelle piaghe nascoste del suo vivere gli ultimi anni, gli ultimi istanti. Estro, fuoco, ironia non hanno mai lasciato i suoi versi scritti all’ombra del suo monitor, amico di giorni rigogliosi, ma anche amari.
Don Pippo ha speso la sua intera esistenza gratuitamente al servizio della Chiesa diocesana, regionale e nazionale. Dai banchi di scuola alla direzione del Settimanale diocesano, dalla parrocchia al confessionale, dai giacigli dei malati al fervore catechetico con i giovani, non ha mai smesso di cercare e incarnare la verità evangelica. Non sarebbe felice di leggere alcuni encomi “post mortem” di chi in vita lo ha emarginato e ferito. Tanti scritti recenti, invece, li apprezzerebbe con gratitudine e un sorriso.

Don Pippo Curatola

Don Pippo, uomo e sacerdote anche nelle fragilità, nelle stanchezze, ha saputo riconoscere i momenti in cui chiedere perdono. Lo ha fatto nel rispetto dei suoi superiori, dei suoi confratelli, dei suoi amici, dei suoi famigliari.
Non serve a nulla, ora, delineare i tratti del “pensatore” se in vita non si è apprezzato, rispettato e amato il sacerdote che nelle lacrime ha gridato la verità. (Cfr intervista per i suoi 80 anni, Avvenire di Calabria 19 settembre 2025). Le sue parole espresse il 7 febbraio, pochi giorni prima della sua dipartita: “Perdona, Gesù sa tutto e ricorda, la verità vincerà…”.
Uno dei più alti insegnamenti che ha lasciato è quello di non alimentare mai il male con il male, ma piuttosto lasciare emergere il bene, a costo di versare lacrime in silenzio.

Don Pippo Curatola con mons. Giovanni Ferro

Non ha mai detto un NO a chi si avvicinava per chiedere aiuto, fosse uno scritto, una correzione di tesi, un documento da correggere, un’omelia da stilare, una bolletta da pagare, un matrimonio da salvare. Lui c’era. Spesso dolorante e stanco, ma c’era.
Le sue mani sgranavano rosari notte e giorno, le sue ginocchia stanche si piegavano lì dove nessuno poteva vederlo. Quanti aneddoti potrebbero essere raccontati, non è facile sintetizzare un vissuto ricco di fede e di umanità. Di certo, fino alla fine non ha mai smesso di ricordare gli anni al fianco di monsignor Giovanni Ferro. Diceva sempre: «la sera, in seminario, monsignor Ferro cenava con mezza fettina di provola. Io voglio vivere povero come lui».
Povero, sì povero. Forse non è noto a tanti che don Pippo non ha mai avuto proprietà sue, viveva in affitto e nei lunghi anni di direzione del Settimanale diocesano non solo non percepiva stipendio, ma pagava di tasca sua i collaboratori, offrendo un rimborso spese. Ha vissuto onestamente schivando chi da lui ha saputo solo “prendere” voltandosi poi dalla parte di “Barabba”.

Don Pippo Curatola

“Con un bacio tradisci il figlio dell’uomo?”. Gesù a Giuda lo ha guardato “dentro” senza giudicarlo, ma dicendo la verità. Don Pippo è stato e sarà sempre un sacerdote libero da compromessi e dalla sete di potere. Lui era l’uomo della parola e del silenzio. Della parola che arde come luce, del silenzio che feconda la fede degli ultimi.
La sua gente, il popolo di tutti i poveri non smetterà mai di ricordarlo. Un abbraccio, una preghiera, un sorriso, finivano sempre così i suoi ultimi messaggi. Per sempre grazie. (giornalistitalia.it)

Gaetana Covelli

Oggi una messa nel suo Santuario del Sacro Cuore

Una messa in suffragio di don Pippo Curatola sarà celebrata a Reggio Calabria oggi, martedì 2 marzo, alle ore 16.30 nel Santuario del Sacro Cuore dell’ex monastero di San Francesco di Sales. (giornalistitalia.it)

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