L’intervento del sottosegretario Vito Crimi agli Stati generali dell’informazione e dell’editoria

ROMA – Gli Stati generali dell’editoria vogliono essere “un momento in cui tendere la mano per cercare insieme delle soluzioni su un settore che è in crisi: gli interventi che il settore ha ricevuto in passato non hanno contribuito a superare la crisi, ma noi non vogliamo guardare al passato ma al futuro”. Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria, Vito Crimi, nel suo intervento all’apertura dei lavori al fianco del premier Giuseppe Conte.
Come anticipato ieri da Giornalisti Italia, il sottosegretario, in buona sostanza ha citato la situazione di “equilibrio di Nash nella teoria dei giochi, in cui nessun giocatore ha un vantaggio nell’adottare una mossa”. E dallo stallo si esce solo “cercando insieme una strategia”.
La giornata inaugurale di oggi degli Stati generali dell’informazione e dell’editoria “è solo un taglio del nastro, il percorso sarà partecipato e condiviso: tutti avranno la possibilità di essere coinvolti. Non saranno più solo i soliti soggetti a intervenire perché oggi serve una visione più ampia. Oggi ci sono le nuove professioni, ci sono i social, ci sono i nuovi strumenti di disintermediazione di cui bisogna prendere atto”. (adnkronos)
“È inutile nasconderlo: in questi mesi – ha aggiunto Crimi – ci sono state delle spigolosità nei rapporti tra informazione e governo. È una cosa nota a tutti, ma questi Stati generali vogliono essere da parte del governo una mano tesa a un settore che è in crisi e che ha ricevuto in questi anni una serie di interventi, in genere di carattere economico, che sono serviti un po’ a resistere alla crisi, ma che non hanno contributo a rilanciare il settore, a creare le condizioni per superare questa crisi che è sistemica”.
Nella prima fase, “che durerà 30 giorni – ha precisato Crimi – acquisiremo le proposte e i contributi di cittadini e stakeholders; nella seconda fase, che si terrà nel prossimo mese di maggio, si terranno invece degli incontri pubblici specifici per ogni categoria, per esempio ci sarà un incontro con tutte le agenzie di stampa; la terza fase, a giugno, consisterà invece in una due giorni intensa, a Torino, di dibattito sulle proposte; nella quarta fase, a luglio prossimo, faremo una sintesi e una valutazione politica delle soluzioni elaborate; nella quinta e ultima fase, a settembre 2019, il governo e le commissioni parlamentari competenti scriveranno le proposte di legge definitive”.
Crimi ha, quindi, sottolineato che i lavori degli Stati generali si articoleranno in 5 macro aree, che spaziano dalla libertà dei giornalisti e del giornalismo al ruolo dell’Ordine dei giornalisti, dalla deontologia al sostegno al pluralismo, dal diritto d’autore all’innovazione, alla concorrenza e alla trasparenza, fino al diritto dei cittadini di essere informati, “che deve essere al centro dei nostri pensieri”, ha osservato Crimi. (agi)

“Bisogna dare un taglio al modello che è stato finora utilizzato”

Giuseppe Conti e Vito Crimi

Se l’idea è continuare a pensare che l’unica forma per sostenere l’editoria è il contributo diretto non ci siamo. Dobbiamo guardare al futuro, il mondo sta cambiando. Possiamo dare un contributo diretto per 10 anni e tra 10 anni staremo di nuovo qui a parlare di un settore in crisi.
Bisogna dare un taglio al modello che è stato utilizzato fino ad adesso e creare un modello nuovo per il rilancio del settore, non per farlo bivaccare ancora per un po’ di tempo”, ha detto Crimi a margine degli Stati generali, sottolineando che “serve il sostegno dello Stato al pluralismo”, ma vanno cambiate le modalità. “Il fondo per il pluralismo – ha assicurato – non è stato toccato. È lì intatto e rimane. Sui contributi diretti non abbiamo fatto un taglio lineare. Permane uno zoccolo duro di 500 mila euro che serve a tutelare le realtà più piccole”.
Poi il sottosegretario è entrato nel dettaglio. “Per quelli che prendevano 6 milioni di euro, che è una cosa indecente, o quelli che prendevano 5 milioni o 4 milioni, che sono giornali nazionali che facevano una concorrenza sleale, abbiamo deciso – ha incalzato Crimi – di fare un taglio progressivo tra la differenza di 500 mila euro e la cifra spettante. Il residuo che viene risparmiato può essere destinato ad altre forme di sostegno: ad esempio i bandi per l’innovazione tecnologica che sono stati fatti in passato e poi non più. Possiamo promuovere, e lo stiamo facendo con il Dipartimento, dei bandi per premiare soggetti che si proiettano al futuro”.
“Il Manifesto – ha detto Crimi rispondendo alle domande dei giornalisti – ha 3,5 milioni di contributo statale su 4,5 milioni di fatturato. Sto cercando di portare avanti un progetto per far sì che il Manifesto possa stare sul mercato da solo. Se il Manifesto sul mercato da solo non riesce a starci, allora darà il suo contributo negli Stati Generali per dirci come stare sul mercato, ma un giornale che ha 4,5 milioni di ricavi e 3,5 milioni di contributo non può reggere, di fronte a tante altre testate che non hanno contributi”. (ansa)

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