LUSAKA (Zambia) – Il Comitato per la Protezione dei Giornalisti chiede alle autorità ugandesi di rilasciare immediatamente il giornalista Timothy Kalyegira, il cui arresto coincide con la chiusura, da parte dei militari, della più grande testata giornalistica dell’Africa centro-orientale.
«L’arresto di Timothy Kalyegira – denuncia Angela Quintal, direttore del Cpj Africa – rappresenta un’ulteriore e preoccupante escalation nell’attacco dell’Uganda al giornalismo indipendente, con le autorità che utilizzano non solo i soldati, ma varano leggi per mettere a tacere la stampa».
«Le autorità ugandesi – afferma Quintal – devono rilasciare immediatamente Kalyegira e ritirare le accuse contro di lui, garantendo che tutti i giornalisti in Uganda possano lavorare liberamente senza timore di arresti, intimidazioni o procedimenti giudiziari».
Dopo giorni di ansia per la sua sorte, Kalyegira, storico commentatore e critico schietto del governo, è comparso il 29 giugno davanti al Tribunale di Kira, a circa 14 chilometri a est di Kampala, la capitale dell’Uganda.
Secondo l’atto d’accusa, visionato dal Cpj, Kalyegira è stato accusato di aver gestito due testate giornalistiche digitali – Kampala Express tra il 2013 e il 2026 e Uganda Record tra il 2014 e il 2026 – senza le necessarie licenze di trasmissione. In caso di condanna, rischia fino a un anno di carcere ai sensi della legge ugandese sulle comunicazioni del 2013.
Kalyegira ha negato le accuse ed è stato rinviato al carcere di massima sicurezza di Luzira fino al 16 luglio, come riferito al Cpj dai suoi avvocati, Eron Kiiza e Kato Tumusiime.
Il giornalista ha scritto centinaia di articoli per il Daily Monitor, edito dal Nation Media Group-Uganda, chiuso il 28 giugno a seguito di un assedio militare, dopo un annuncio sui social media del generale Muhoozi Kainerugaba, capo delle forze armate e figlio del presidente Yoweri Museveni.
«Queste accuse contro Timothy, la detenzione preventiva che le ha precedute per oltre quattro giorni, in violazione della Costituzione ugandese del 1995, e il suo successivo trasferimento nel carcere di Luzira, sono – rileva l’avvocato Kiiza – tutti segnali della crescente determinazione dei militari ugandesi guidati da Muhoozi a estirpare ogni residuo di pensiero indipendente e di giornalismo. La libertà di stampa è morta. I militari la stanno soffocando».
Dal canto suo, l’avvocato Tumusiime ha riferito al Cpj che stavano cercando di far comparire Kalyegira in tribunale entro il 16 luglio per richiedere la libertà su cauzione, sottolineando che il giornalista ha dovuto affrontare decine di accuse penali nel corso degli anni per i suoi commenti politici.
Nel frattempo, il Nation Media Group-Uganda ha sospeso le sue piattaforme digitali il 1° luglio, in attesa delle trattative in corso con il governo. Le sue redazioni cartacee e radiotelevisive erano già state chiuse il 28 giugno. Una fonte, che ha parlato a condizione di anonimato data la delicatezza delle trattative in corso, ha riferito al Cpj il 2 luglio che l’organo di stampa era ancora in attesa di una decisione sulla riapertura, a seguito di un incontro tra i principali azionisti e le autorità. Le chiamate e i messaggi di testo inviati dal Cpj al portavoce della polizia, Rusoke Kituuma, per richiedere un commento, sono rimasti senza risposta. (giornalistitalia.it)






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