Flavio Mucciante riceve a San Severo il premio Maria Grazia Cutuli

SAN SEVERO (Foggia) – Sono stati 110 i giornalisti uccisi nel 2015, oltre 2300 le vittime tra operatori dell’informazione e personale dei media negli ultimi 25 anni. Lo ha ricordato Flavio Mucciante, giornalista della Rai, già direttore di Radio1 e Radio2, ricevendo ieri a San Severo il premio intitolato a Maria Grazia Cutuli e promosso dal Centro culturale Einaudi con l’adesione della Presidenza della Repubblica.
“I giornalisti non vengono più uccisi solo in zone di guerra, in Paesi considerati a rischio – ha detto Mucciante – ma anche a Parigi, Londra, Bruxelles”. Non più vittime collaterali dei conflitti ma “veri e propri obiettivi con un preciso valore simbolico”.
In un passato, anche recente, si moriva soprattutto in Algeria, in Iraq e in Afghanistan, dove il 19 novembre del 2001, perse la vita Maria Grazia Cutuli. Lo scorso anno – ha affermato Mucciante – per la prima volta c’è stata un’inversione di tendenza.
“Due terzi delle morti sono avvenute in Paesi cosiddetti ‘in pace’. Oggi siamo di fronte ad uno scenario inedito: l’escalation del terrorismo – secondo Mucciante – “ha profondamente cambiato il modo di fare informazione, ponendo una serie di interrogativi, in particolare ai media tradizionali, che devono ripensare la propria struttura e saper rispondere prontamente a questa nuova esigenza, modificando la propria organizzazione e integrandosi sempre di più con le nuove piattaforme”.
Nell’era dei social network, la sfida – secondo Mucciante – ha alcune parole d’ordine: “tempestività, interpretazione e capacità di ‘destrutturare’ una notizia in una serie di elementi, in grado di essere veicolati secondo le nuove abitudini di fruizione degli utenti: servizio, foto, documento sonoro, home page del sito, i profili Fb, Twitter e Instagram, il podcast, la diretta video su Periscope e WhatsApp per i messaggi audio degli ascoltatori”.
L’impegno è oggi sempre di più quello di far coesistere velocità nel dare informazioni e capacità di verifica. Con un rischio che va scongiurato–- mette in guardia Mucciante –: quello di generare “assuefazione negli spettatori con edizioni straordinarie ingiustificate o spettacolarizzazioni fuori luogo e, nei casi più gravi, un clamore mediatico che rischia di creare emulazione in soggetti psicolabili”.
Sullo sfondo, quella che il sociologo polacco Bauman definisce una “distorsione ottica”: la sovrapposizione di terrorismo e immigrazione nel dibattito europeo, che sposta il discorso sul piano della sicurezza e legittima i governi a sbarrare le porte degli Stati. “In questo quadro – dice Mucciante – una corretta informazione può essere un efficace antidoto contro il terrorismo”.
In Italia c’è una crisi di fiducia nei media tradizionali. Oltre il 60% delle persone si fida di Google news , che in realtà – ha ricordato Mucciante – “in molti casi, non fa altro che rilanciare notizie prodotte da radio, tv, agenzie, quotidiani on line. È uno dei paradossi dell’epoca digitale”, ha concluso Mucciante, auspicando un rinnovato “patto d’onore” con i lettori, gli ascoltatori, i telespettatori, che punti ad un profitto, che sia anche culturale e sociale. “Un’occasione che non possiamo permetterci di perdere”. (Agi)

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