La prima pagina del Telegraph che il mese scorso ha annunciato il ritorno di Boris Johnson

LONDRA (Gran Bretagna) – Si moltiplicano le polemiche su Boris Johnson in Gran Bretagna, dopo quella innescata da un suo articolo contenente espressioni derisorie sulle donne musulmane che indossano il burqa. L’ultima si ricollega alle accuse rivolte all’ex ministro degli Esteri conservatore da un comitato parlamentare consultivo di garanzia, l’Advisory Committee on Business Appointments (Acoba), che gli ha rimproverato oggi di aver ripreso la (lucrosa) collaborazione giornalistica con il Daily Telegraph troppo presto dopo le dimissioni dal governo e in violazione delle regole previste dalla prassi.
Secondo la commissione, Johnson – dimessosi il 9 luglio in polemica con la nuova linea più soft della premier Theresa May sulla Brexit – avrebbe dovuto attendere 3 mesi prima di firmare il nuovo contratto con il giornale. E comunque chiedere il nulla osta dello stesso organo consultivo per ragioni di sicurezza nazionale. Mentre ha comunicato la sua decisione solo a cose fatte con un atteggiamento censurato come “inaccettabile”.
La commissione ha peraltro riconosciuto all’ex ministro di aver garantito successivamente per iscritto di non svelare nei
suoi commenti alcuna informazione riservata appresa durante l’incarico di governo. Ma l’opposizione laburista lo ha accusato, comunque, di “disprezzo delle regole della democrazia”. (ansa)

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