Adriano Celentano e Claudia Mori in una delle foto dell’archivio Agi in mostra

TORINO – Dopo il successo al Museo di Roma in Trastevere, con 20.000 visitatori e il conferimento da parte del capo dello Stato Sergio Mattarella della medaglia per il valore sociale e culturale dell’iniziativa, Eni e Intesa Sanpaolo portano a Torino la mostra “Dreamers. 1968: come eravamo, come saremo”.
L’esposizione fotografica e multimediale, che sarà allestita a Torino nella sede di CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia e nel grattacielo Intesa Sanpaolo dall’8 novembre al 2 dicembre 2018, è il risultato di un lavoro di ricerca svolto da Agi Agenzia Italia sui materiali d’epoca di tutte le maggiori agenzie di stampa italiane e internazionali.
Nell’esposizione torinese, “Dreamers” si arricchisce di ulteriori contributi fotografici, video e documentali che consentono di rivivere alcuni momenti storici del 1968 a Torino come lo sciopero del 30 marzo della Fiat, gli sgomberi e le manifestazioni universitarie. Ma ci sono anche immagini tratte dal Museo Nazionale del Cinema, alcune rare foto delle automobili dell’epoca e le più importanti prime pagine del quotidiano “La Stampa”.
In mostra, inoltre, immagini tratte dall’Archivio storico di Intesa Sanpaolo che raccontano il progetto Finafrica della banca nonché le storiche locandine di Eni che mostrano come l’azienda, a partire dalla metà degli anni Sessanta, abbia individuato nei giovani il target destinatario di nuove campagne pubblicitarie di prodotti “che contengono in sé una carica di aggressività palese o latente”, tra cui la benzina.
Un viaggio nel tempo fra 170 immagini, tra le quali più di 60 inedite; 20 archivi setacciati in Italia e all’estero; 15 filmati originali che ricostruiscono più di 210 minuti della nostra storia di cui 12 minuti inediti; 30 prime pagine di quotidiani e riviste riprese dalle più importanti testate nazionali, con un focus sulla cronaca locale torinese dell’epoca grazie all’importante contributo fornito dal quotidiano “La Stampa”.
Arricchisce l’esposizione una ricercata selezione di memorabilia: un juke boxe, un ciclostile, una macchina da scrivere Valentine, una fotocamera Leica dell’epoca, e la maglia originale della Nazionale italiana indossata da Tarcisio Burgnich in occasione della finale dei Campionati europei di quell’anno.

«UNA MOSTRA SUL FUTURO, QUELLO SOGNATO DA UNA GENERAZIONE SENZA PAURA»

L’allestimento di “Dreamers” a Trastevere

Ad accogliere i visitatori ci saranno i grandi “sognatori del futuro”; attraverso le figure di Martin Luther King e Bob Kennedy il pubblico sarà guidato all’interno della cronaca internazionale del ’68: dalla guerra del Vietnam alla segregazione razziale negli Usa, dalla presidenza di Nixon alla fine della Primavera di Praga, dalla Grecia dei colonnelli al maggio francese fino agli scontri tra l’esercito e gli studenti a Città del Messico, si ripercorreranno alcuni degli eventi che hanno influenzato e cambiato le sorti della storia del mondo.
Eventi che sono raccontati nel libro “1968” dalla scrittrice Oriana Fallaci, testimone diretta, dal Vietnam al Messico, dei fatti di quell’anno cruciale.
Sarà una “mostra diffusa” nella città di Torino – “spreading the 1968 in town” – che si sviluppa nella sede di CAMERA, vero e proprio osservatorio sulla fotografia nazionale e internazionale di cui Intesa Sanpaolo è partner fondatore e Eni partner istituzionale, nella hall del grattacielo Intesa Sanpaolo, luogo simbolo della banca e della città, e in Piazza San Carlo, lungo i portici di fronte alla sede storica del Gruppo.
L’iniziativa, che nasce da un’idea di Riccardo Luna, direttore Agi, e che è stata curata a quattro mani con Marco Pratellesi, condirettore dell’agenzia, delinea un vero e proprio percorso nell’Italia e nella Torino del periodo: un racconto per immagini e video del Paese di quegli anni per rivivere, ricordare e ristudiare quell’affascinante storia che ha messo le radici dell’odierno.
«Questa – fa notare Riccardo Luna – non è una mostra sul passato ma sul futuro. Sul futuro che sognava l’ultima generazione che non ha avuto paura di cambiare tutto per rendere il mondo migliore. Che si è emozionata e mobilitata per guerre lontane; che ha sentito come proprie ingiustizie subite da altri; che ha fatto errori, certo, ha sbagliato, si è illusa, è caduta, ma ha creduto, o meglio, ha capito che la vera felicità non può essere solo un fatto individuale ma collettivo, perché se il tuo vicino soffre non puoi non soffrire anche tu. Nessuno si salva da solo».

COME È NATA LA MOSTRA

Riccardo Luna

La mostra in occasione del 50° anniversario del 1968 – a cura di Agi Agenzia Italia, realizzata in collaborazione con Eni e Intesa Sanpaolo, con il patrocinio della Regione Piemonte e della Città di Torino, – nasce dalle fotografie dell’archivio storico dell’Agi ed è stata, poi, completata con prestiti di immagini di Eni, Archivio storico di Intesa Sanpaolo, Aamod-Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, Afp Agence France-Presse, Agf Agenzia Giornalistica Fotografica, Ansa, Ap Associated Press, Marcello Geppetti Media Company, Archivio Riccardi, Contrasto, Getty Images, Archivio Storico della Biennale di Venezia, Associazione Archivio Storico Olivetti, Fca Group, Museo Nazionale del Cinema, Archivio Storico della Città di Torino, Rai Teche, Corriere della Sera, Il Messaggero, La Stampa e l’Espresso.
Da qui, Agi ha ricreato un archivio storico quanto più completo del ’68 attraverso le immagini simbolo dell’epoca. Non solo occupazioni e studenti, ma anche e soprattutto la dolce vita, la vittoria dei campionati europei di calcio e le altre imprese sportive, il cinema, la vita quotidiana, la musica, la tecnologia, la moda.
“Dreamers” offre, quindi, un’occasione di dibattito sul tema della fotografia come linguaggio e documento di ricostruzione storica.
«Quello che ci ha colpito costruendo questa mostra – spiega Riccardo Luna – sfogliando le migliaia di foto che decine di agenzie e archivi ci hanno messo a disposizione con una generosità davvero stupefacente, come se tutti sentissero il dovere di contribuire alla ricostruzione di una storia che riguarda i nostri figli molto più che i nostri genitori; quello che ci ha colpito sono gli sguardi dei protagonisti, l’energia dei loro gesti, le parole nuove che usavano». (agi)

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