
Daniela Schifani Corfini Luchetta, presidente della Fondazione, consegna il premio a Francesca Albanese
TRIESTE – Nato per onorare la memoria dei giornalisti Rai Marco Luchetta, Alessandro Ota, Dario D’Angelo e Miran Hrovatin, caduti mentre seguivano i conflitti in Bosnia e Somalia, il Premio giornalistico “Marco Luchetta”, istituito dalla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, ha consegnato il 21 novembre scorso un Premio Speciale a Francesca Albanese.
Si tratta di un evento sostenuto da partner quali l’Ordine nazionale dei giornalisti, l’Ordine regionale, la Federazione Nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione della Stampa del Friuli Venezia Giulia.
La scelta di premiare Francesca Albanese ha, però, scatenato numerose polemiche a Trieste, a partire dalla Comunità ebraica locale, e ha coinvolto anche molti cittadini. Ne sono testimonianza i commenti al post dedicato dal quotidiano Il Piccolo alla premiazione, bersagliato fin da subito da centinaia di interventi critici verso la Albanese, così come il post del media digitale Trieste Cafe che, in poche ore, ha raccolto oltre duemila commenti, per oltre il 90% negativi. La situazione è degenerata al punto da costringere l’editore a sospendere le opinioni social, segno evidente di quanto questa figura sia divisiva e non ritenuta da molti appropriata per un simile riconoscimento.
La polemica sembrava essersi esaurita, ma è riemersa in questi giorni: la Albanese, insignita del Premio Speciale di una Fondazione nata in memoria di giornalisti caduti in zone di guerra per raccontare a tutti noi la quotidianità dei conflitti e per opporsi a ogni forma di violenza, non ha condannato immediatamente il barbaro attacco squadrista condotto da un gruppo di militanti Pro Pal alla redazione del quotidiano La Stampa di Torino.
E, come se non bastasse, la “premiata” ha affermato che quanto accaduto dovrebbe essere letto come un monito all’operato dei giornalisti, accusati da lei di aver raccontato in modo parziale quanto avviene in Israele: «Condanno» l’irruzione nella redazione de La Stampa a Torino ma «questo deve essere anche un monito alla stampa per tornare a fare il proprio lavoro, per riportare i fatti al centro del nuovo lavoro e, se riuscissero a permetterselo, anche un minimo di analisi e contestualizzazione».
I rappresentanti del sindacato dei giornalisti Figec-Cisal del Friuli Venezia Giulia, Andrea Bulgarelli (fiduciario di Trieste, coordinatore regionale e componente della Giunta esecutiva), Renato D’Argenio (fiduciario di Udine) e Andro Merkù (consigliere nazionale) ricordano alla Albanese che «la libertà di stampa è una delle grandi conquiste costituzionali di questo Paese e che le sue considerazioni sul giornalismo italiano dicono molto sulla sua personale interpretazione della democrazia. Non si può giustificare, né condannare soltanto in ritardo e dopo le polemiche, manifestazioni che – a margine dei cortei Pro Pal – hanno generato violenze contro molti giornalisti in diverse città italiane».
«Per le affermazioni rivolte all’informazione italiana e alla libertà di stampa, dovrebbe essere la stessa Albanese – sottolineano Bulgarelli, D’Argenio e Merkù – a riconsegnare il Premio attribuitole proprio da quel mondo del giornalismo che lei ha così duramente criticato. Sicuri che non accadrà, chiediamo alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, per un gesto di coerenza e di rispetto nei confronti di una professione che ne ha sempre ispirato l’agire, di revocare il riconoscimento conferito a Francesca Albanese». (giornalistitalia.it)







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