Il calabrese è l’unico italiano in Usa per il programma sul giornalismo investigativo

Claudio Cordova all’Edward Murrow Program

Claudio Cordova

WASHINGTON (Usa) – È il calabrese Claudio Cordova l’unico giornalista italiano tra i selezionati dal Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America che, in queste settimane, stanno partecipando all’Edward Murrow Program, progetto che gli Usa, attraverso l’Institute of International Education, propongono da anni, a diverse categorie professionali, per implementare e rafforzare i legami istituzionali e per costruire conoscenze e qualità che possano poi essere d’aiuto al rafforzamento delle democrazie.

Edward Murrow

Il programma porta il nome di Edward Murrow, giornalista tra i più celebri nel panorama statunitense, pioniere delle trasmissioni radiofoniche, soprattutto negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Quasi un mese di corsi intensivi, di confronti e di seminari sui temi dell’informazione e sul ruolo che riveste, oggi ancor di più, la stampa libera.
Tredici giornalisti per tredici Paesi diversi che coprono l’intero emisfero. Dall’Australia alla Croazia e all’Ungheria, passando per Repubblica Ceca, Gambia, Ghana, Nigeria, Armenia, Giappone e Kazakhistan. Claudio Cordova, 36enne reggino, è l’unico italiano ad aver avuto il privilegio di essere selezionato.
Fondatore e direttore del giornale online Il Dispaccio, Cordova da anni ormai è specializzato nel giornalismo investigativo, con un particolare focus sulla criminalità organizzata (la ‘ndrangheta, nello specifico) e la corruzione. È stato anche consulente esterno della Commissione Parlamentare Antimafia e ha vinto numerosi premi per la propria attività giornalistica e per la sua attività di contrasto culturale alle mafie, tra cui il Premio Paolo Borsellino, nel 2019.

Claudio Cordova

Proprio questo suo lavoro ha portato il Dipartimento di Stato americano a sceglierlo per l’Edward Murrow Program e, in queste settimane, grande è stato l’interesse degli interlocutori stranieri sul tema delle mafie, ormai presenti in ogni continente e nazione.
I tredici giornalisti che partecipano al programma, infatti, si stanno confrontando proprio su questi temi con funzionari, operatori del mondo dell’informazione e della comunicazione e docenti universitari. Il giornalismo – e in particolare il giornalismo investigativo – è visto ancora negli Stati Uniti come fondamentale contrappeso al potere deviato e alla corruzione.
I funzionari di Stato hanno introdotto i giornalisti all’interno delle regole dell’ordinamento statunitense sulla libertà di informazione, sancita dal Primo Emendamento. I docenti universitari, invece, stanno concentrando la propria attenzione sull’importanza della disinformazione, della propaganda e delle fake news, soprattutto negli ultimi anni, scanditi da pandemia, crisi energetica ed economica e guerra.

Local 51

Con la visita nelle redazione di alcuni giornali indipendenti, poi, i partecipanti all’Edward Murrow Program stanno acquisendo nuove tecniche e nuovi metodi di giornalismo investigativo. Un percorso che si sta dipanando tra Washington DC, Tampa (Florida), Milwaukee (Wisconsin) e Los Angeles (California).
«È un grande orgoglio – ha dichiarato Claudio Cordova a Giornalisti Italia – rappresentate l’Italia in questo programma di enorme prestigio. Qui in America sto cercando di apprendere molto per poter rendere la mia attività di giornalista ancor più efficace, quando tornerò al mio lavoro in Calabria. Ma sto anche raccontando la mia esperienza professionale, in cui, da giovanissimo, ho fondato un giornale, che da oltre 10 anni ormai opera su un territorio difficile».
L’obiettivo dell’Edward Murrow Program, infatti, è quello di creare una rete di giornalismo investigativo nel mondo. E, per quanto concerne l’Italia, questo network passa dalla Calabria, regione d’origine della ‘ndrangheta, probabilmente una delle più potenti e ricche organizzazioni criminali, ma anche regione da cui poter far partire una resistenza, anche e soprattutto attraverso il giornalismo. (giornalistitalia.it)

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