La Cisal invita ad andare oltre l’ipocrisia per neutralizzare minacce e delegittimazioni

Cavallaro: “Al fianco di Gratteri non solo a parole”

Francesco Cavallaro e Nicola Gratteri

ROMA – «Piena vicinanza e massima solidarietà al Procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, finito nel mirino di criminali che vorrebbero attentare alla sua vita», viene espressa dal giornalista Francesco Cavallaro, segretario generale della Cisal, «con l’auspicio che tutte le parole profuse si trasformino in sostegno continuo ed incondizionato per costruire intorno al suo operato una grande scorta civile che funga da cordone di protezione per neutralizzare qualsiasi minaccia, ma anche ogni forma e ogni tentativo di delegittimazione ed isolamento che, a giorni alterni, proviene da diversi settori».
«Si vada oltre l’ipocrisia – sottolinea Cavallaro – e si dimostri che queste non sono parole di circostanza. In questi ultimi mesi si è registrato un pericoloso arretramento dello Stato nel contrasto alle organizzazioni criminali e ai “colletti bianchi” che favoriscono i loro affari. Tutto ciò rischia di indebolire la legislazione antimafia costruita sul sangue dei giudici Falcone e Borsellino ed è la lampante dimostrazione di come certa politica stia solo a parole dalla parte di Gratteri, smentita dai fatti che pericolosamente e imprudentemente tendono a sottovalutare la pericolosità e la pervasività delle organizzazioni mafiose, prime fra tutte la ‘ndrangheta».
«A tutto ciò – ricorda Cavallaro – si aggiunge quanto accaduto nei giorni scorsi al Consiglio superiore della Magistratura per la nomina del procuratore nazionale antimafia. Anche qui si è persa una grande occasione per dare un segnale concreto e andare oltre le semplici parole». (giornalistitalia.it)

Nicola Gratteri con il direttore di Giornalisti Italia, Carlo Parisi, a Palermo per “Sud e Futuri” (foto Giornalisti Italia)

Un attentato contro Gratteri, l’allarme dei servizi

CATANZARO  Vive sotto scorta da 36 anni, da quando, con l’ostinazione e la determinazione che lo contraddistinguono, ha deciso di combattere a viso aperto contro la ’ndrangheta, il cancro che attanaglia la sua regione, la Calabria. Un impegno mal sopportato dalle cosche che si sono viste decimate dalle inchieste condotte da Nicola Gratteri e che lo hanno messo nel merito. Numerosi i progetti di attentati scoperti negli anni. E adesso l’ultimo, ancora più inquietante, è stato scoperto dai servizi segreti di una Paese straniero che – ha scritto il Fatto Quotidiano – ha intercettato una comunicazione in tal senso.

Nicola Gratteri

L’informativa – proveniente da Oltreoceano – è stata trasmessa ai servizi italiani che l’hanno girata al Ministero dell’Interno. La scorta di Gratteri – già ai massimi livelli – è stata rafforzata con l’aggiunta di tre autovetture blindate una delle quali fornita di “bomb jammer”, un dispositivo che inibisce, al passaggio della vettura, le frequenze gsm e le altre utilizzate per le trasmissioni radio e cellulari.
L’attentato, infatti, secondo i piani degli organizzatori, avrebbe dovuto essere portato a termine nel tragitto che il magistrato compie per raggiungere Catanzaro da casa sua, a Gerace, piccolo paese dell’entroterra della Locride, che non ha mai voluto lasciare. Sotto scorta sono stati messi anche la moglie del magistrato e i figli che studiano fuori dalla Calabria.
I soggetti intercettati apparterrebbero alle famiglie di ’ndrangheta più direttamente danneggiate dalle indagini di Gratteri, non solo in Calabria ma anche in Sudamerica e negli Stati Uniti. Quelle cosche che prosperano anche grazie agli intrecci perversi con ambienti della politica, delle istituzioni, dell’imprenditoria e della massoneria deviata. E proprio recidere questi legami è diventata per Gratteri una missione di vita.
Indagando sulla ’ndrangheta, il magistrato è diventato anche uno dei massimi esperti del narcotraffico gestito dalle cosche calabresi grazie a rapporti quasi esclusivi con i più potenti cartelli sudamericani.

Nicola Gratteri nell’aula bunker di Lamezia Terme

Un impegno, quello di Gratteri, che lo ha fatto diventare uno dei massimi esperti di ’ndrangheta e del mondo di “colletti bianchi” che gli gira intorno.
Gratteri, 63 anni, ha sempre svolto la sua carriera in Calabria, prima a Reggio, e, dal 2016 a Catanzaro come capo della Procura. Schietto, un modo di parlare diretto e senza fronzoli, non si è mai iscritto a nessuna delle correnti della magistratura. Adesso sul nuovo progetto di attentato ha aperto un’inchiesta la Procura della Repubblica di Salerno – competente sulle vicende che riguardano magistrati del distretto di Catanzaro – ma anche il Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ha attivato le procedure per acquisire informazioni sulla vicenda.
Il presidente dell’Organismo, Adolfo Urso, ha telefonato a Gratteri per «piena solidarietà e vicinanza anche a nome di tutto il Copasir» e ribadirgli «l’impegno sul fronte della lotta alla criminalità organizzata, a tutela della Sicurezza nazionale». Solidarietà è giunta anche dal mondo della politica e dalle Istituzioni calabresi. (ansa)

Alessandro Sgherri

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