Franco Elisei e Carlo Verna: “Il minorenne non va certo nascosto, ma protetto”

Carta di Treviso: sì del Garante della privacy

Franco Elisei e Carlo Verna

ROMA – A trentun anni ormai dalla stesura e a quindici dal primo aggiornamento, è in vigore una nuova riformulazione della Carta di Treviso, il documento deontologico sulla corretta informazione nei fatti di cronaca in cui sono coinvolti i minorenni, approvato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti a luglio, ha ottenuto la presa d’atto dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali.
L’obiettivo era di rendere la Carta più aderente alla realtà, più chiara ed efficace, ma anche di immediata consultazione. Una specie di decalogo per i giornalisti utile soprattutto nelle cosiddette “zone grigie”, ovvero in quei contesti di non facile interpretazione, arrivando anche a una “tutela  declinata in funzione dell’età e delle circostanze di fatto”. È stata, in realtà,  rafforzata la protezione dove era necessario valutando al tempo stesso un diverso approccio, nella convinzione che  la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza andasse calibrata diversamente, senza perdere i principi base della protezione dei soggetti minorenni.
In definitiva la filosofia della nuova Carta di Treviso si può riassumere in un concetto molto semplice: il minorenne non va nascosto ma protetto. È quanto sottolineano con soddisfazione il presidente uscente del Consiglio nazionale, Carlo Verna e il coordinatore dello specifico gruppo di lavoro, Franco Elisei, appena riconfermato presidente dell’Ordine dei giornalisti delle Marche.
L’intenzione è stata di chiarire ulteriormente i doveri dell’informazione rafforzando il concetto di essenzialità della notizia, l’uso del linguaggio e delle parole giuste per evitare sensazionalismi ed emulazioni, con un’applicazione ancor più stringente delle norme deontologiche per i minorenni stranieri e per i suicidi, invitando inoltre alla massima sensibilità verso i casi limite e valutando anche responsabilmente il ruolo dei genitori e le loro eventuali autorizzazioni.
Un’operazione culturale, non solo deontologica condotta da un comitato composto da consiglieri dell’Ordine dei giornalisti, esponenti della magistratura, psicologi, esperti di deontologia e osservatori dell’Autorità garante dell’Infanzia e dell’adolescenza. (giornalistitalia.it)

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *