NARDÒ (Lecce) – Sul palcoscenico del Teatro Comunale di Nardò, in Puglia, il cardinale Fernando Filoni – Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme – ricorda il giornalista Mario Nanni che lo chiamava don Fernando come era conosciuto nella cittadina leccese agli inizi del suo sacerdozio. Lo fa alla sua maniera, con una dolcezza senza confini, con la consapevolezza piena di dover raccontare un grande giornalista italiano e, soprattutto, con un senso di malinconia che la dice lunga sul loro rapporto di amicizia che era antico, vero e solido come una roccia.
«La tua memoria, caro Mario, è ancora per noi “Amicizia”. Se dovessimo trovare un denominatore che accomuni quanti lo hanno conosciuto, tutti, dico tutti, ne rileverebbero la sua migliore qualità umana, l’Amicizia, che è un dono raro, oggi, in un mondo, per così dire, liquido, fortemente carico di competizioni spesso sfrenate, di gelosie, di invidie, di apparenze. Non a caso gli organizzatori di questo incontro hanno compendiato il presente evento nell’espressione: La figura dell’amico Mario Nanni».
Aveva 79 anni Mario Nanni e il cancro se lo è portato via prima di quanto lui stesso potesse immaginare. Trattava la malattia come se fosse un banalissimo incidente di percorso, non ne parlava mai, e quando lo costringevo a parlarne minimizzava ogni sintomo e ogni segnale di allarme. Il 9 settembre prossimo avremmo festeggiato il suo ottantesimo compleanno. Bastava guardarlo – l’ultima sua apparizione pubblica tre mesi fa in Senato, alla presentazione del suo ultimo libro sul Caso Becciu – per capire che non avrebbe avuto il tempo di ritirare il Premio alla Carriera che la Giuria del Premio Mozia gli aveva assegnato per il 2025. Quel giorno in Senato, in una sala gremitissima di amici e intellettuali di varia estrazione politica, il segretario generale della Figec Cisal Carlo Parisi e il presidente del Gruppo di Forza Italia a Palazzo Madama, Maurizio Gasparri, gli avevano consegnato il Premio alla Carriera di Giornalisti Italia quale riconoscimento del valore altissimo del suo linguaggio e del suo modo di fare giornalismo.

L’ultima apparizione pubblica di Mario Nanni, il 20 marzo scorso nella Sala Zuccari del Senato, con Maurizio Gasparri e Carlo Parisi che gli hanno consegnato il Premio Giornalisti Italia alla carriera. Nella foto: Santo Strati, Carlo Parisi, Mario Nanni, Pierluigi Roesler Franz e Pino Nano (Foto Giornalisti Italia)
«Con lui – aveva nell’occasione ricordato Carlo Parisi – se n’è andata via per sempre un’icona del nostro mondo e un testimone attentissimo e severo della storia del Paese. Maestro di intere generazioni di giornalisti combatteva il “daltonismo morale”. Per questo è stato tra i promotori e fondatori della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, il nuovo sindacato dei giornalisti di cui era consigliere nazionale: non contro qualcuno ma “per sventolare bandiere di lotte che sono state abbandonate”. Per il lavoro e la dignità del lavoro, per il pluralismo e contro il pensiero unico».
È quasi struggente il ricordo che a Nardò fa di lui uno straordinario intellettuale della Chiesa moderna qual è il cardinale Fernando Filoni: «Aprendo il computer della memoria e cercando Mario Nanni, apparirebbe subito la parola “amicizia”. In effetti, Mario Nanni era un amico che nella vita ha vestito in special modo i panni del giornalista, professione che amava e alla quale ha dedicato tutta la sua vita fino agli ultimi giorni dell’esistenza terrena. Per tanti, è stato anche un collega, con cui ha condiviso i più alti sentimenti umani, confrontandosi su idee che avevano come base tre caratteristiche: la dignità ed il rispetto per ogni essere umano, la fraternità relazionale anche con i diversi e i lontani dal proprio pensiero, e la libertà, condizione preliminare dei rapporti umani, istituzionali, nazionali e internazionali. Mario, dopo il periodo di lavoro all’Ansa, volle vestire i panni del maestro, mettendo a disposizione la sua ampia esperienza di giornalista, sia alla Lumsa di Roma, sia all’Università del Salento, tenendovi corsi e offrendo ad alcuni studenti la possibilità di mettere in pratica la vocazione del comunicare».
Applausi a scena aperta per il cardinale Filoni che, nonostante i suoi mille impegni internazionali in giro per il mondo, ha trovato un buco nella sua agenda per tornare a Nardò e celebrare con il linguaggio dei semplici la storia di un giornalista parlamentare che, come lui, da Nardò era arrivato a Roma recitando un ruolo da protagonista.
«La sua amicizia, devo confessare – racconta il cardinale Filoni – mi è calata inaspettatamente sotto il cielo di Roma nel 2007, allorché Papa Benedetto XVI mi chiamò in Segreteria di Stato dalle lontane Filippine, dopo l’Iraq. Mario mi conosceva per via della sua professione, da quando ero Rappresentante Pontificio a Bagdad durante la guerra; prima non ci eravamo mai incontrati. Venendo un giorno in Segreteria di Stato, dopo il suo pensionamento dall’Ansa, mi disse che pensava di mettere la propria esperienza di giornalista a disposizione. Ricordava spesso di essere stato discepolo di Sergio Lepri, storico direttore dell’Ansa, degli alunni della Lumsa, il che poi avvenne. Da allora la nostra relazione non si interruppe più.
Qui a Nardò, come a Galatone, di dove era originaria la sua cara Mercedes, – aggiunge il cardinale Filoni – amava ritornare per incontrare persone che avevano un profondo ruolo relazionale di affetti e amicizia. A Santa Caterina di Nardò, come a Roma, lo incontravo di tanto in tanto e, in varie circostanze, ci scambiavamo notizie e informazioni, anche per coinvolgermi, come ad esempio nella sua ultima, apprezzata fatica di direttore editoriale della rivista online di politica e cultura, BeeMagazine, nonché in iniziative in cui si coinvolgeva per un’innata propensione al bello e alla storicità; era nota la sua vivacità intellettuale che lo ha marcato fino alla fine l’ultima stagione tra noi».
In Teatro, accanto al cardinale Filoni, ci sono anche la figlia di Mario Nanni, Francesca Romana, che Mario adorava più di ogni altra cosa al mondo. Francesca ha ringraziato tutti per la solennità e il rigore di questo ennesimo ricordo del padre, portando alla manifestazione il saluto riconoscente del fratello Fabrizio costretto da impegni professionali “a non essere oggi qui con noi”. Ma ci sono soratttutto i vecchi amici di un tempo di Mario Nanni, che oggi vogliono organizzare un Premio Giornalistico Nazionale proprio in nome di Mario. Lo chiameranno “Premio Mario Nanni”, da assegnare ai migliori elaborati stampati nel corso dell’anno.
Un’iniziativa molto bella questa, nata nella Biblioteca comunale “Achille Vergari” per iniziativa di tre suoi amici in particolare, Enrico Carmine Ciarfera, Mario Mennonna e Mario Musca, e di suo fratello Luigi Nanni, che in queste settimane di caldo torrido, soprattutto per la Puglia, hanno dato vita e corpo al Comitato “In ricordo di Mario Nanni” e di cui fanno parte anche Gino Caputo, Patrizia Cesari, Carlo Longo, Elio Quaranta, Angelo Tarantino e Mino Zacà.
Ad aprire la manifestazione in suo onore al Teatro Comunale è stata Giulia Puglia, assessore alla cultura al Comune di Nardò, che in più occasioni si era ritrovata accanto a Mario Nanni in manifestazioni di alto respiro culturale in favore della città. «Mario Nanni e la sua famiglia – ha detto – sono oggi orgoglio vero di Nardò e della nostra storia».
Ma torniamo al racconto della serata. In realtà nessuno meglio di “don Fernando” avrebbe potuto raccontare la vita, la storia, i successi e le passioni sempre forti di Mario Nanni con la passione con cui lui lo ha fatto. Il cardinale ha raccontato un Mario Nanni che aveva fatto del giornalismo la sua missione di vita e che aveva scelto di stare sempre dalla parte dei più deboli pur lavorando lui nella più grande agenzia di stampa quotidiana come l’Ansa.
Da vivo Mario aveva un solo cruccio, quello di non aver dedicato forse il tempo giusto alla sua famiglia, ma per via del suo lavoro all’Ansa che lo teneva impegnato anche dodici ore al giorno. Le inchieste più complesse e più delicate degli ultimi 50 anni portano proprio la sua firma. Ma quella era la sua vita e credo sia morto felice di aver chiuso in bellezza il suo ultimo saggio sul processo Becciu, storia – sottolineava – di giustizia negata ad un cardinale di Santa Romana Chiesa. Ma lui era fatto così, rincorreva le cause perse che, se ci credeva, diventavano le sue cause personali. Appassionato il ritratto che ne fa prima del cardinale la senatrice Maria Rosaria Manieri, che con Mario ha anche condiviso anni di impegno e di passione politica, una donna della politica che con Mario si confrontava sui temi più delicati della storia del Paese. Quasi un’agenda emotiva comune e continua.
«Qualcuno dei suoi amici di lunga data – aggiunge il cardinale Filoni – mi ha rivelato della sua iniziale, per così dire, soggezione nei miei confronti, di cui, devo dire, non mi resi conto e che evidentemente si dissolse ben presto. Ci frequentavamo tanto in Piazza di Spagna presso il Palazzo di Propaganda Fide, ma soprattutto a Palazzo della Rovere, il quattrocentesco edificio di via della Conciliazione, dove ammirava le opere di Bernardino di Betto Betti, detto il Pinturicchio, e in cui tenemmo un Convegno su Federico II e le relazioni interreligiose oggi, con la partecipazione di autorevoli personalità cattoliche (Ravasi), rabbiniche (la prima donna Rabbi di Israele) e musulmane (il responsabile spirituale, l’Imam della Moschea di Roma). Egli conobbe allora l’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e ne apprezzò l’impegno verso la Terra Santa e per quella minoranza cristiana che è come l’elemento di moderazione tra ebrei e musulmani.
Mi disse che non era mai stato nella Terra di Gesù e avrebbe amato recarvisi; ma non immaginavo – come dopo mi è stato rivelato da un suo caro collega – che gli sarebbe piaciuto divenire anche Cavaliere dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro. Mi spiace che ciò non abbia potuto aver seguito; credo che ne sarebbe stato degno oltre che fiero»..
La dolcezza dei ricordi, la magia dell’amicizia, la forza della fede, la conoscenza del mondo, una notorietà e un carisma comune, Mario e don Fernando, don Fernando e Mario, nel teatro di Nardò sono stati una cosa sola, forse la stessa cosa, la stessa anima, lo stesso carattere, la stessa tradizione popolare, la stessa visione del futuro.
«Mario, in effetti – ricorda il cardinale Filoni – è stato un uomo di “altro” genere, per dirla con l’imperatore-filosofo Marco Aurelio; e, con Marco Aurelio potremmo dire: “Non cesserai di vivere” (Pensieri), sia per il retto giornalismo che tu, Mario, hai espresso in ambito difficile e delicato, come quello parlamentare e istituzionale, sia per la tua professionalità, alta, rigorosa e qualificata, come appare anche nell’ultima tua fatica, Il Caso Becciu (In)giustizia in Vaticano (novembre 2024), sia ancora per quell’innata fabbrica di idee che tu eri e l’insaziabile fame di sapere che c’era nel tuo animo.

Il cardinale Fernando Filoni, Carlo Parisi, il cardinale Giovanni Angelo Becciu, Andrea Lovasto, Santo Strati, l’avv. Fabio Viglione, Carlo Chianura e Pino Nano il 25 giugno scorso alla Lumsa di Roma in occasione del “Tributo in memoriam Mario Nanni una vita per il giornalismo”
Vogliamo ricordare oggi l’amico Mario anche per la sua cultura ampia e carica di vita che si nascondeva non dietro una rigida espressione dottorale, ma un sorriso ammaliante e largo. E parafrasando il titolo “Sulla giostra della memoria”, scritto da lui nel 2021, mi vien da pensare che ora su quella giostra salito anche tu, e, nel dire questo, so che ci sorriderai».
Mario e don Fernando, dunque, don Fernando e Mario, insieme anche nella voglia di fare giornalismo insieme. «A proposito di BeeMagazine, il giornale che aveva fondato e in cui mi aveva coinvolto – racconta ancora il cardinale Filoni – era felice quando gli dicevo: Sai Mario che i miei articoli vengono tradotti in arabo da un sito del Patriarcato Caldeo di Bagdad, in Iraq, e messi a disposizione del lettore nel Medio Oriente, senza dire che, tradotti anche in inglese, francese e spagnolo dal sito dell’Ordine del Santo Sepolcro, raggiungevano numerosi lettori internazionali; e mi diceva: don Fernando, bel colpo! Se un “curioso” lettore – prendo qui a prestito l’aggettivo del fortunato volume di Nanni del 2018, “Il curioso giornalista” – del volume “Mario Nanni – in memoriam”, curato dall’amico e collega, Santo Strati, volesse scorrerlo, vedrebbe che tutti coloro che hanno scritto di lui, sottolineano la straordinaria capacità di Mario nel mantenere legami di sincera e profonda simpatia. Come amici, e con tanti che ti hanno conosciuto, caro Mario, oggi ti diciamo grazie e arrivederci».
Al Teatro Comunale di Nardò, accanto al cardinale Fernando Filoni, a parlare di lui c’erano anche la senatrice Maria Rosaria Manieri (presidente del Lions Club Salento Zero Barriere), Michele Marino (presidente del Consorzio Pro-Ofanto), Patrizia Cesari (coordinatrice del Salotto di Sant’Agata e presidente della Consulta della Cultura del Comune di Nardò).
Il tutto sotto la guida attenta del prof. Mario Mennonna. E dulcis in fundo, non è mancata la musica che era stata in realtà la colonna sonora della vita personale e professionale di Mario, grande filosofo, grandissimo appassionato di cinema, poeta sofisticato, e soprattutto cerimoniere e relatore di grandissimo fascino. Insomma, non solo un grande giornalista.
A chiudere questa serata così bella e solenne in suo onore è stato appunto un violino, quello del grande maestro Stefano Mhanna, che ha suonato per lui alcune delle canzoni che Mario amava di più. Ma così va la vita. Al cardinale Filoni il grazie della grande famiglia di Giornalisti Italia per averci dato di Mario questo racconto così avvolgente e soprattutto così romantico. (giornalistitalia.it)
Pino Nano

















CONVENZIONI



Complimenti per questo bellissimo articolo che rispecchia perfettamente “l’anima dell’Evento Ricordo” del caro cognato Mario Nanni. Tanto si è detto e tanto si dirà, come ci ha annunciato il Comitato Promotore, sull’Uomo, sul Giornalista, sullo Scrittore, sul Docente.
Un grande articolo che riesce a ben rappresentare quel sentimento di Amicizia che ha dominato la serata, che è stato alla base dell’iniziativa promossa da alcuni Amici neretini di Mario Nanni e che potrebbe avere un seguito con altri eventi, come indicato dal bravo Pino Nano, anche lui grande Amico del nostro Mario.
Con l’auspicio che i valori e le convinzioni del caro amico Mario Nanni possano davvero essere messi in pratica, non solo celebrati a parole, nel mondo del giornalismo e nella nostra realtà “segnata da competizioni, gelosie e apparenze”. La sua qualità più preziosa, l’Amicizia – dono raro che lui sapeva donare e custodire – sia di guida per ritrovare i veri valori, capaci di inondare la vita di pace, gioia, giustizia e bellezza!