SCIAFFUSA (Svizzera) – Il Tribunale federale svizzero di Sciaffusa ha autorizzato l’utilizzo delle registrazioni di una giornalista olandese che, il 23 settembre 2024 nel bosco di Merishausen, ha documentato la morte di una donna americana di 64 anni nella capsula per il suicidio assistito Sarco dell’organizzazione elvetica per il suicidio “The Last Resort”. La capsula, il cui nome deriva da sarcofago, contiene un dispositivo che satura l’aria di azoto provocando la morte.
Respingendo il ricorso della giornalista, che aveva invocato il segreto professionale sostenendo di essersi recata sul posto per garantire il diritto di cronaca, il Tribunale ha accolto la richiesta del pubblico ministero autorizzandolo a utilizzare le registrazioni contenute nei dispositivi sequestrati dalla polizia nell’ambito del procedimento penale per istigazione e favoreggiamento del suicidio. Gli agenti hanno sequestrato un cellulare, alcune macchine fotografiche, un drone e altri dispositivi tecnici.
Il Tribunale federale ha motivato la concessione dell’autorizzazione con la tesi che, nel procedimento, la giornalista è coinvolta nelle vesti di imputata e, pertanto, non può avvalersi della tutela delle fonti. «Il senso e lo scopo giuridico della tutela delle fonti – secondo il Tribunale di Sciaffusa contenuto nella Decisione 7B_1261/2024 del 31.3.2026 e rilanciato dall’agenzia di stampa Ats – non risulterebbe rispettato se i giornalisti formalmente accusati fossero privilegiati al punto da impedire il sequestro e la perquisizione di materiale probatorio rilevante per l’accertamento di un reato».
Questo perché, a giudizio del Tribunale federale di Sciaffusa i dispositivi potrebbero contenere «indizi sulle persone coinvolte e sulle loro azioni».
All’epoca dei fatti il co-presidente dell’organizzazione “The Last Resort”, Florian Willet, 47 anni, era stato posto in stato di detenzione preventiva per 70 giorni, perché presente durante l’utilizzo della capsula Sarco. L’ipotesi era che la capsula non avesse funzionato correttamente e che Willet potesse aver causato la morte della donna. Le indagini, però, non hanno confermato il sospetto e il procedimento è stato archiviato anche a seguito della morte dell’uomo. (giornalistitalia.it)





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