Decreto non pubblicato sulla G.U. ma già in vigore da ieri. Silenzio sui 100 milioni spariti

Bonus 600 euro: risolto il giallo, resta il mistero

ROMA – Mentre la Procura di Roma, prima di aprire un fascicolo, attende dall’Inps una denuncia e un’informativa sul presunto attacco hacker che, poco dopo la mezzanotte di ieri, avrebbe bloccato il sistema, in casa Inpgi c’è un punto fermo sul Bonus una tantum di 600 euro per il mese di marzo 2020, spettante ai giornalisti lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata. È, finalmente, entrato in vigore il 1° aprile 2020 il Decreto Interministeriale del 28 marzo 2020 del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Nunzia Catalfo, e del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Gualtieri, nonostante non sia mai stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Si é, così, risolto definitivamente un “giallo” apparentemente inspiegabile.

Pierluigi Roesler Franz, sindaco Inpgi e presidente dei Cronisti Romani

Pertanto, sono regolari tutte le domande dei giornalisti lavoratori autonomi iscritti alla Gestione Separata Inpgi (meglio nota come Inpgi 2) per ottenere il Bonus una tantum di 600 euro per il mese di marzo 2020 in quanto poteva essere richiesto direttamente all’Inpgi 2 sin da ieri.
Infatti, il Decreto Interministeriale del 28 marzo 2020, che fissa le modalità di attribuzione dell’indennità di 600 euro, prevista dal Decreto Legge “Cura Italia” n. 18 del 17 marzo 2020, a valere sul Fondo per il reddito di ultima istanza, in favore dei lavoratori autonomi e professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria danneggiati dalla situazione epidemiologica da Covid-19, é entrato in vigore ieri con la sua pubblicazione sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali (www.lavoro.gov.it) nella sezione Pubblicità legale.
Dal 28 al 31 marzo il provvedimento non era stato, infatti, pubblicato sulle Gazzette Ufficiali n. 82, 83, 84, 85 e 86. E non é stato pubblicato neppure su quella del 1° aprile 2020 n. 87, uscita poco prima della mezzanotte di ieri.

Il ministro Nunzia Catalfo

Molti giornalisti temevano, quindi, erroneamente, che il provvedimento non fosse ancora operativo. E, invece, é entrato ugualmente in vigore perché l’art. 5 del decreto interministeriale prevede espressamente la sua pubblicazione non sulla Gazzetta Ufficiale, ma esclusivamente sul sito istituzionale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella sezione Pubblicità legale, dove é stato effettivamente reso noto con questa denominazione: “Decreto Interministeriale del 28 marzo 2020 (in realtà c’é un refuso che va corretto perché si legge “maro”) – attuativo dell’art. 44 del Dl 18/2020 per la definizione dei criteri di attribuzione dei benefici a favore dei professionisti iscritti alle casse di previdenza private. Numero repertorio 34/2020, Ufficio: DG degli ammortizzatori sociali e della formazione-DIV I. Data inizio pubblicazione: 01/04/2020. Data fine pubblicazione: 01/07/2020.

Il ministro Roberto Gualtieri

Raffrontando il testo ufficiale finale con il primo testo che era stato inizialmente diffuso alla stampa il 28 marzo scorso si nota, comunque, una piccola modifica perché é stata eliminata l’ultima parte del terzo comma dell’art. 1 del provvedimento, laddove prevedeva che l’indennità una tantum di 600 euro per il mese di marzo 2020 “é altresì corrisposta a condizione che il soggetto richiedente abbia adempiuto agli obblighi contributivi previsti con riferimento all’anno 2019”. Per il resto i due testi sono identici.
Resta, invece, al momento ancora da chiarire il mistero dei 100 milioni di euro “spariti” rispetto al testo dell’art. 44 del Decreto legge “Cura Italia” n. 18 del 17 marzo che istituiva, nello stato di previsione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, un “Fondo per il reddito di ultima istanza” volto a garantire il riconoscimento ai medesimi soggetti di una indennità, nel limite di spesa di 300 milioni di euro per l’anno 2020.
Il comma 2 dell’art. 44 del decreto demandava ad uno o più decreti del Ministro del Lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, da adottare entro trenta giorni a decorrere dal 17 marzo 2020 la definizione dei criteri di priorità e delle modalità di attribuzione della predetta indennità, nonché l’eventuale quota del limite di spesa del “Fondo per il reddito di ultima istanza”, da destinare, in via eccezionale, in considerazione della situazione di emergenza epidemiologica, al sostegno del reddito dei professionisti iscritti agli enti di diritto privato di previdenza obbligatoria di cui ai decreti legislativi 30 giugno 1994, n. 509 e 10 febbraio 1996, n. 103.
Ebbene, nessuno sa che fine abbiano fatto questi 100 milioni di euro di differenza, stanziati in più dal Governo nel decreto legge “Cura Italia” per i lavoratori autonomi delle Casse previdenziali privatizzate e ora spariti dal decreto interministeriale del 28 marzo. I 100 milioni corrispondono, appunto, alla differenza tra i 300 milioni stanziati il 17 marzo dall’art. 44 del Decreto Cura Italia e i 200 milioni indicati dal Decreto Interministeriale firmato dai Ministri del Lavoro e del Mef.
Questa inattesa riduzione dello stanziamento da 300 a 200 milioni di euro ha, comunque, allarmato parecchi colleghi soprattutto perché, sia a differenza del bonus di 600 euro pagato per il mese di marzo dall’Inps a tutti gli aventi diritto iscritti come lavoratori autonomi a quella Gestione Separata, sia a differenza del bonus bebè di 600 euro pagato dall’Inps a tutti gli aventi diritto iscritti come lavoratori autonomi anche alla Gestione Separata Inpgi 2, si teme che non vi siano soldi sufficienti per accontentare tutti i richiedenti il Bonus di 600 euro a tutti gli aventi diritto iscritti come lavoratori autonomi alle Casse previdenziali privatizzate che provvederanno al pagamento dei 600 euro con rimborso da parte dello Stato dopo un mese.
Appare, infatti, inopportuna, ma soprattutto di dubbia costituzionalità e anzi discriminatoria, la previsione contenuta nell’art. 3, sesto comma, del Decreto Interministeriale firmato il 28 marzo 2020 dai Ministri del Lavoro e del Mef che prevede testualmente che “gli enti di previdenza obbligatoria procedono per gli iscritti alla verifica dei requisiti e provvedono, ai sensi dell’art. 4, all’erogazione dell’indennità in ragione dell’ordine cronologico delle domande presentate e accolte sulla base del procedimento di verifica della sussistenza dei requisiti per l’ammissione al beneficio di cui al precedente comma 1 e di quanto previsto dall’articolo 4.
Pertanto, attenendosi scrupolosamente a questa assurda norma, che non doveva mai essere inserita in un decreto come questo perché in Italia si vive uno stato di grave e straordinaria emergenza e c’é in ballo la sopravvivenza stessa delle persone, e non la partecipazione, magari, ad un bando di concorso pubblico, l’Inpgi 2 dovrà stilare una graduatoria degli aventi diritto mettendo in testa quei giornalisti che hanno presentato la domanda dei 600 euro sin da pochi secondi dopo la mezzanotte del 31 marzo 2020. Una simile previsione lascia sconcertati perché fa chiaramente intendere che non vi siano soldi sufficienti per tutti e che si applicherebbe ingiustamente il famoso proverbio “chi tardi arriva male alloggia”.
Sul punto, la Segreteria dell’Associazione Stampa Romana ha chiesto ieri al Governo Conte “di essere coerente con quanto affermato in sedi pubbliche e in interviste ripetute sui mezzi di informazione. Nessuno deve essere lasciato solo, nessuno deve essere escluso dal sostegno al reddito trovando e mettendo in campo su questo capitolo di spesa tutte le risorse necessarie”.
Ci si augura, pertanto, che questa proposta di assoluto buon senso, equità ed equilibrio e che richiama la cosiddetta “diligenza del buon padre di famiglia” di vetusta memoria, ma pur sempre ancora oggi efficace ed attuale, venga al più presto recepita dal premier Giuseppe Conte, tranquillizzando così tutti i giornalisti interessati senza più dividerli in figli e figliastri.
Una richiesta, quella di Stampa Romana, tra l’altro, già chiarita dal presidente dell’Inps, Pasquale Tridico, che – come riferito ieri da Giornalisti Italia – ha assicurato che non ci sarà alcun “click day”, ovvero «non ci sarà alcun ordine cronologico e le domande potranno essere inviate anche nei giorni successivi al primo aprile collegandosi al sito e cliccando sul banner dedicato». (giornalistitalia.it)

Pierluigi Roesler Franz

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