VITE DA OSCAR – Dalle Mine vaganti di Özpetek a Lolita Lobosco sempre lontana dai cliché

Bianca Nappi: il talento di cambiare sguardo

Bianca Nappi

ROMA – Ci sono attrici che nella loro carriera finiscono per coincidere con un personaggio, un’immagine sempre uguale o un’idea precisa che il pubblico si è costruito intorno a loro. E ce ne sono altre, invece, che sembrano aver fatto della possibilità di sfuggire alle definizioni e ai cliché una delle caratteristiche più autentiche del proprio percorso artistico.

Bianca Nappi

È il caso di Bianca Nappi che, in oltre vent’anni di carriera, ha attraversato teatro, cinema e televisione, passando dal cinema di Ferzan Özpetek (Un giorno perfetto, Mine vaganti, Magnifica presenza) alle serie tv (Tutto chiede salvezza, Le indagini di Lolita Lobosco, Noi del Rione Sanità), dal teatro di Eduardo De Filippo e Francesca Comencini (Tante facce nella memoria), tutto sempre alla costante ricerca di ruoli ancora inesplorati.
Una carriera, la sua, non costruita sulla ripetizione dell’immagine, ma sulla possibilità di cambiare continuamente prospettiva: nel suo già ricco curriculum artistico si trovano il dramma e la commedia, la sensualità e la fragilità, donne determinate e personaggi più vulnerabili, storie contemporanee e atmosfere storiche, cinema d’autore e serie televisive.

Bianca Nappi

Nata e cresciuta a Trani, di origini napoletane, Biancarosa Nappi si avvicina al teatro giovanissima e presto si trasferisce a Roma, dove studia al famoso Teatro Blu di Beatrice Bracco, celebre insegnante per generazioni di attori e figura fondamentale per la sua formazione. Nell’ultimo anno arriva anche a lavorare come assistente all’interno della scuola teatrale.
È un incontro, questo, che l’attrice, nell’intervista rilasciata a Giornalisti Italia, riconosce di sentire ancora oggi fortemente vivo dentro di sé e che considera probabilmente il più significativo della sua formazione. Prima ancora, però, c’era stato il riconoscimento del suo innato talento per la recitazione, quello quasi “profetico” da parte della sua insegnante di italiano, capace di intuire in lei una possibilità che forse Bianca non aveva ancora messo a fuoco: quello di intraprendere il mestiere dell’attrice.

Bianca Nappi

Quando le chiediamo quando ha capito che la recitazione poteva diventare davvero il suo mestiere, la risposta ci riporta a quegli anni. Bianca racconta di essere stata appassionata fin da ragazza di cinema, arte e lettura, ma fu proprio quella professoressa a creare le condizioni perché una passione diventasse un vero e proprio progetto per lei. Organizzava, infatti, dei veri e propri laboratori teatrali, con tanto di audizioni e selezioni tra venti o trenta ragazzi, creando anche una certa competizione tra loro, e un giorno le rivolse una domanda destinata a cambiare la direzione della sua vita: se avesse mai pensato di fare l’attrice come professione, perché secondo lei avrebbe potuto davvero riuscirci. «La lampadina si è accesa in quel momento», afferma Bianca con tono gioioso.

Bianca Nappi con Lunetta Savino, Simonetta Solder, Carlotta Natoli, Mia Benedetta e Chiara Tomarelli nello spettacolo teatrale di Francesca Comencini “Tante facce nella memoria” tratto dal registrazioni a madri, mogli e figlie di sei vittime delle Fosse Ardeatine

Da quel giorno inizia, quindi, a fare più esperienze possibili e, dopo gli inizi teatrali nella sua Trani, arriva presto a Roma dove si forma a teatro e, subito dopo, comincia a lavorare per la televisione: il debutto arriva con In Love and War, seguito da serie e produzioni come Distretto di Polizia, Giovanni Paolo II e R.I.S. – Delitti imperfetti.
Al cinema approda, invece, nel 2008 con Un giorno perfetto di Ferzan Özpetek, dopo un primo incontro con il regista in uno spot pubblicitario l’anno precedente. Da quel momento il loro sodalizio prosegue con Mine vaganti e Magnifica presenza.
Negli anni il percorso di Bianca Nappi continua ad allargarsi senza mai chiudersi in un genere o in un’immagine: al cinema arrivano, tra gli altri, La mia famiglia a soqquadro, Taranta on the Road, House of Gucci, Giorni felici, Gli addestratori e Il Grande Boccia.

Bianca Nappi con Massimiliano Gallo, Elena Sofia Ricci, Ilaria Occhini, Lunetta Savino ed Ennio Fantastichini in una scena del film di Ferzan Özpetek “Mine vaganti”

In televisione interpreta personaggi in produzioni come Gomorra – La serie, Sirene, Vivi e lascia vivere, I bastardi di Pizzofalcone, Le indagini di Lolita Lobosco, dove veste i panni del pubblico ministero Marietta, Tutto chiede salvezza, nel ruolo dell’infermiera Rossana, Per Elisa – Il caso Claps, Il metodo Fenoglio, La vita che volevi e Noi del Rione Sanità, dove interpreta Suor Celeste.

Bianca Nappi nei panni di Suor Celeste con Carmine Recano (Don Giuseppe) in “Noi del Rione Sanità” diretto da Luca Miniero

Un percorso nel quale cinema, televisione e teatro continuano a intrecciarsi e che restituisce concretamente quella speciale versatilità di cui Bianca parla quando rivendica la propria distanza dai cliché.

Bianca Nappi con Luca Miniero

E proprio questo suo modo di essere così poliedrico a rappresentare uno degli aspetti che più ci colpiscono del suo percorso: Bianca può essere ironica e drammatica, fragile e sensuale, contemporanea o immersa in una storia del passato, protagonista o parte di un ensemble. Sorpresi da questo eclettismo, durante l’intervista, le domandiamo: come hai fatto a non rimanere imprigionata negli stereotipi?
«Mi tengo molto lontana dai cliché e dagli stereotipi», ci dice, spiegando di voler rimanere il più possibile distante da tutto ciò che rischia di trasformare un’attrice in una sola immagine. Ed è una risposta che ci permette di comprendere meglio una carriera nella quale la diversità dei ruoli non è un elemento occasionale, ma quasi una necessità ed una scelta precisa.

Bianca Nappi

Del resto, quando le chiediamo quali siano state le persone che hanno davvero cambiato il suo percorso, Bianca non cerca il grande nome o l’aneddoto cinematografico capace di riassumere tutto: «Tanti e nessuno». Nella sua visione, infatti, una carriera non è fatta soltanto di svolte clamorose, ma «di tanti piccoli passi, di incontri, di occasioni che bisogna saper riconoscere». Tra tutti, però, Beatrice Bracco rimane una presenza speciale nel suo cuore, la figura formativa che più di ogni altra ha lasciato un segno.
E forse è proprio questa capacità di riconoscere il valore degli incontri a spiegare anche il modo in cui Bianca guarda al mestiere dell’attore. Un mestiere che, prima ancora di essere interpretazione, è fatto di osservazione. Quindi, spostando lo sguardo oltre la scena, incuriositi, le chiediamo: chi è Bianca Nappi quando non è un personaggio?
«Bella domanda», risponde. È quasi un piccolo momento di sospensione, prima di una risposta che ci consegna una delle immagini più autentiche dell’attrice.

Bianca Nappi e Luisa Ranieri nella serie tv “Le indagini di Lolita Lobosco”

Bianca si racconta come una persona curiosa, aperta verso gli altri e verso il mondo, desiderosa di fare esperienze nuove, incontrare persone che appartengono ad altri ambiti, imparare, migliorarsi e mettersi alla prova, anche per capire dove riesce e dove, invece, incontra i propri limiti.
«Negli ultimi anni – racconta – è cresciuto molto il mio spirito di osservazione». Le interessa, cioè, soffermarsi a guardare le dinamiche tra le persone, i rapporti, le situazioni sociali, ciò che accade tra gli individui e ciò che spesso rimane sotto la superficie. E l’osservazione, secondo lei, non dovrebbe essere soltanto uno strumento dell’attore: «dovremmo tutti imparare ad ascoltare e ad osservare maggiormente, gli altri ma anche noi stessi».

Bianca Nappi nei panni di Isotta nel cortometraggio di fantascienza distopica “68.415”

È un tratto, questo, che ritroviamo in molti dei suoi personaggi che, forse, spiega perché non sembri interessata semplicemente ad interpretare un ruolo, ma a capire le persone che interpreta. La domanda è d’obbligo: Bianca, in passato hai raccontato di amare le donne più risolute di quanto forse ti senti nella vita. È davvero così?
«Un copione – la sua risposta – può contenere dieci, venti scene nelle quali una donna deve prendere decisioni e mostrarsi forte; nella vita, invece, le scene sono infinitamente di più, se siamo fortunati e ciascuna porta con sé imprevisti, esitazioni, ripensamenti».
Un personaggio, quindi, ha una storia con un inizio e una fine mentre la vita reale non ha la stessa struttura. Insomma, «nel film c’è una rappresentazione di cui conosciamo l’inizio e la fine, a differenza della vita che è tutta improvvisazione: ci sono gli imprevisti, i dubbi, i ripensamenti.

Bianca Nappi

Non sappiamo quale sarà la scena successiva. E quindi può essere più facile interpretare una donna forte in un film che esserlo continuamente nella vita reale. Non perché il personaggio sia necessariamente più forte della persona, ma perché la sceneggiatura gli offre una struttura che la vita non offre. Non è, dunque, necessariamente questione di essere più o meno risoluti. È che nella realtà non conosciamo la scena successiva. Ed è proprio questa incertezza a rendere la vita molto diversa da una sceneggiatura».
Guardando, poi, alle strade non percorse, scopriamo che Bianca avrebbe potuto intraprendere un cammino professionale del tutto inaspettato. Che cosa avresti fatto se non fossi diventata attrice?

Bianca Nappi e Lillo Petrolo ne “Gli addestratori” di Andrea Jublin

«Il Magistrato» è la risposta, immediata, che apre un’altra dimensione della sua personalità: una forte convinzione nel valore della giustizia che, se esercitata correttamente, rappresenta un bene fondamentale per la società: «Una sentenza giusta o anche per certi versi “rivoluzionaria” – ci fa notare – può modificare concretamente la vita di moltissime persone. Ed anche le leggi non sono affatto qualcosa di astratto: una legge fatta in un modo piuttosto che in un altro può cambiare tantissimo l’esistenza di ognuno di noi».
Riecheggia forte, nelle sue parole, il desiderio di una società nella quale esistano punti fermi uguali per tutti, in una realtà che percepisce spesso come “sbrandellata”, insieme alla ricerca di un senso di equità.

Bianca Nappi, Iaia Forte, Elena Sofia Ricci, Silvia Mazzieri e Orsetta De Rossi nella serie tv “Vivi e lascia vivere” diretta da Pappi Corsicato

È interessante scoprire questa parte di lei proprio accanto all’attrice che siamo abituati a vedere sullo schermo, perché ci mostra quanto sia riduttivo magari pensare ad un interprete soltanto attraverso i personaggi che ha portato in scena.

Bianca Nappi ed Elena Sofia Ricci in “Vivi e lascia vivere”

La stessa profondità emerge quando la conversazione tocca la sua sfera intima. Che cosa ti sostiene nei momenti più difficili?
Bianca parla della preghiera e della fede, ma precisa che si tratta di una dimensione intima e privata. Non sente il bisogno di trasformarla in qualcosa da mostrare.

Bianca Nappi

Poi arriva a una considerazione che contiene una delle riflessioni più intense della nostra intervista: «Si è felici e si è tristi sempre e solo da soli. Possiamo, cioè, avere accanto persone che ci amano, raccontare ciò che ci accade, chiedere aiuto, ascoltare punti di vista diversi. Ma alcune esperienze rimangono inevitabilmente individuali. Si nasce e si muore da soli».
Questo, però, non è un invito alla chiusura, anzi. Bianca racconta di essere una persona che si appoggia agli altri e che considera prezioso il confronto. Essa rappresenta, piuttosto, la consapevolezza che esiste una parte dell’esperienza umana che nessun altro può vivere al posto nostro. Una riflessione che ha trovato anche un riscontro concreto nel suo lavoro in Noi del Rione Sanità, dove ha interpretato Suor Celeste, una donna profondamente religiosa.

Bianca Nappi nei panni di “Suor Celeste” in “Noi del Rione Sanità”

La serie di Luca Miniero, ambientata nel Rione Sanità e ispirata all’esperienza di padre Antonio Loffredo, ha rappresentato per lei un’esperienza particolare anche per il luogo delle riprese, la Chiesa del Monacone di Napoli.
«Trascorrere molti giorni in quegli ambienti ha inevitabilmente aperto uno spazio di riflessione rispetto a certi temi», racconta Bianca senza, comunque, dare una definizione univoca della spiritualità poiché «il percorso spirituale è molto individuale e può passare anche attraverso espressioni molto diverse».
Ma c’è un’altra dimensione della sua personalità che emerge con particolare chiarezza quando le chiediamo che cosa la faccia stare bene e che cosa, invece, possa ferirla nella vita. Bianca sostiene di non essere permalosa e di considerare la tendenza a offendersi facilmente quasi come una perdita di tempo, «perché la vita è troppo breve».

Bianca Nappi

Non sembra avere paura del giudizio negativo e racconta di riuscire a non prendere sul personale le opinioni di chi non la apprezza. Ciò che invece non accetta è sentirsi presa in giro, percepire che qualcuno stia cercando di farle credere qualcosa di incredibile.
Quello che la rende felice è invece lo scambio: professionale, artistico, umano. Ama stare con le persone, con gli amici, incontrare gente nuova, entrare in ambienti diversi. E sente di essere stata generalmente accolta nei contesti che ha attraversato, forse anche perché tende ad avvicinarsi agli altri con curiosità e apertura: «Basta pochissimo per essere più sinceri e più leali nella vita». Una frase semplice, che dice molto del valore che attribuisce alle relazioni.
E poi c’è la parte più imprevedibile del mestiere: quella in cui non basta essere bravi, preparati o convinti. Bisogna essere scelti. Dunque, quanto pesa, per un attore, il fatto di essere scelto e quanto pesa, invece, il desiderio di scegliere?

Bianca Nappi interpreta il magistrato Felicia Genovese nella sere tv “Per Elisa. Il caso Claps”

«È chiaro che il nostro lavoro ha molto a che vedere con l’essere scelti, ma questa possibilità può creare una serie di domande infinite, a volte pericolose: Perché mi ha scelta? Perché non sono stata scelta? E tanti dubbi ancora, ma non esiste una risposta certa a questi interrogativi perché nella mia carriera è accaduto di essere convinta che sarebbe arrivato un no e di essere invece scelta, così come è successo di essere sicura di essere scelta e di ricevere un rifiuto. È un po’ magico, un po’ cabalistico. È, insomma, una consapevolezza importante che noi attori dobbiamo avere perché un “no” può diventare facilmente qualcosa di più di un semplice rifiuto professionale. Può insinuare insicurezza, minare le certezze e, nei casi più estremi, contribuire a momenti di forte sofferenza. Per questo bisogna imparare a non attribuire a una mancata scelta un valore assoluto».

Bianca Nappi con Eleonora Giorgi e Max Nardari regista della commedia “La mia famiglia a soqquadro”

«Il mestiere dell’attore – spiega Bianca – è fatto di incontri, incastri, momenti giusti e momenti sbagliati, combinazioni, affinità che si creano e quelle che non si creano, ma esiste anche una reciprocità: non è soltanto il regista a scegliere l’attore ed è difficile essere scelti da qualcuno che tu in qualche modo non abbia già scelto a tua volta. Ad esempio, l’attore, durante un provino, osserva il regista, capisce come lavora, valuta se quel progetto gli appartiene e se vuole lavorare con lui».

Bianca Nappi con Federico Cesari nella serie tv “Tutto chiede salvezza 2” di Francesco Bruni

Per questo Bianca invita a «non trasformare ogni rifiuto in un giudizio sul proprio valore. Gli attori ricevono molti “no” come è normale che sia, ma, allo stesso tempo, però, sono liberi di scegliere se interpretare quel personaggio o lavorare con quel regista. È una libertà che può diventare una forma di equilibrio».

Bianca Nappi

Se le si chiede se c’è un lato di sé che sente di non aver ancora portato completamente in scena, la sua risposta riguarda in particolare il genere “Noir”, una dimensione sicuramente più scura e più seria, che Bianca sente di non avere ancora esplorato fino in fondo e che vorrebbe tanto portare al cinema o a teatro. Accanto a questo, ammette anche che non rinuncerebbe neppure a una buona commedia che la porterebbe a raccontare storie belle, perché ama vedere le persone ridere e divertirsi.
Più che la centralità del personaggio, però, ciò che le interessa è la storia. Ha già raccontato di desiderare, prima o poi, un film costruito intorno a lei. Le è già capitato a teatro e le piacerebbe vivere nuovamente quell’esperienza, ma quando parla del futuro non sembra inseguire tanto la parola “protagonista”, quanto una storia capace davvero di coinvolgerla.

Bianca Nappi nella serie tv “Sirene” ha interpretato il ruolo di Elvira, moglie di Carmine Gargiulo interpretato da Massimiliano Gallo, nella foto con Luca Argentero

E tra le storie alle quali vorrebbe tornare c’è quella di Eduardo De Filippo. Lo ha già incontrato nel teatro con Bene mio e core mio e oggi esprime il desiderio di tornare a misurarsi con il suo mondo, proprio perché Eduardo continua a essere attuale. Non sarebbe dunque un ritorno al passato, ma un nuovo incontro con parole e personaggi che continuano a parlare al presente.

Bianca Nappi

Nel suo percorso teatrale c’è anche Tante facce nella memoria, il progetto di Francesca Comencini costruito sulle testimonianze raccolte da Alessandro Portelli e dedicato alle donne che vissero, direttamente o indirettamente, l’eccidio delle Fosse Ardeatine. Bianca interpreta Marisa Musu, partigiana, in un lavoro che mette al centro la memoria e restituisce voce a storie femminili rimaste troppo a lungo ai margini della narrazione.
È uno dei passaggi che meglio raccontano la strada che Bianca ha saputo percorrere nella sua carriera: dalla commedia al dramma, dalla televisione popolare a un teatro civile e di memoria, senza mai perdere la propria identità.

Bianca Nappi nella serie tv “I bastardi di Pizzofalcone”

Anche l’incontro con Ferzan Özpetek ha lasciato un segno particolare. Che cosa ti è rimasto? «La sensibilità, l’acutezza e soprattutto l’ironia. Il suo modo di guardare le situazioni con grande ironia perché l’ironia aiuta a sdrammatizzare, a ridimensionare le tensioni e, in definitiva, a vivere meglio. È qualcosa che anche chi non la possiede naturalmente dovrebbe imparare a coltivare».
E mentre la carriera continua, con nuovi progetti e nuove possibilità, Bianca individua anche un desiderio che non riguarda un personaggio, un premio o una nuova sfida professionale. Che cosa desideri oggi, veramente?

Bianca Nappi

«Gli esseri umani – osserva – sono un pozzo di desideri: appena ne realizziamo uno, ne compare subito un altro. Proprio per questo il mio desiderio più grande, oggi, è imparare a godere pienamente di quello che già ho».
È forse questa una delle frasi più rivelatrici della nostra intervista, perché dietro l’attrice curiosa, inquieta, desiderosa di nuovi personaggi, emerge la consapevolezza che non tutto deve necessariamente essere proiettato verso ciò che ancora manca. Perché Bianca Nappi ha anche ottenuto riconoscimenti importanti e ha attraversato ruoli molto diversi, ma non sembra avere costruito la propria identità sulla necessità di accumulare risultati.

Bianca Nappi con Michele Crestacci sul set del film di Duccio Chiarini “Short Skin”

Nel 2025 ha ricevuto, infatti, il Camomilla Award, nell’ambito di Women for Women Against Violence di Donatella Gimigliano, per il suo impegno nella promozione della cultura del rispetto e nella prevenzione della violenza sulle donne, riconoscimento, questo, consegnato dal direttore di Giornalisti Italia, Carlo Parisi, che si aggiunge a quello ricevuto nel 2017 come Migliore Attrice Protagonista al Terni Film Festival per La mia famiglia a soqquadro».

Bianca Nappi e Luisa Ranieri in una scena della serie tv “Le indagini di Lolita Lobosco”

Il tema dell’impegno merita una precisazione, perché Bianca non ama definirsi un’artista socialmente impegnata. Lo dimostra anche il modo in cui parla di Rivedersi, il cortometraggio realizzato attorno alla realtà dei pazienti oncologici e della cura.

Bianca Nappi

Non rivendica un’etichetta, ma racconta la felicità di aver potuto prestare il proprio lavoro a una realtà positiva, fatta di attenzione, bellezza, relazioni e sostegno, che merita di essere conosciuta.
La nostra lunga intervista si chiude con la domanda sulla responsabilità che può avere l’arte nel cambiare il nostro sguardo sulle persone e sulla fragilità. Per Bianca Nappi «l’arte è innanzitutto una restituzione sincera della realtà. Il cinema, la televisione, il teatro e l’audiovisivo sono, nella sua prospettiva, le forme d’arte più sociali che esistano perché riescono a raccontare storie di tutti e per tutti ed il mestiere dell’attore è un lavoro fortemente sociale, anche se spesso tale aspetto rischia di passare un po’ in secondo piano. L’audiovisivo, in particolare, ha una forza enorme: può portare un film, una storia, un’idea davanti a centinaia di migliaia di persone. Può far conoscere luoghi, esperienze e dimensioni che altrimenti resterebbero lontane.

Bianca Nappi con Giuseppe Zeno e Nicola Bello nella serie tv “La vita che volevi” diretta da Ivan Cotroneo

Una storia può far riflettere, può offrire a qualcuno una riflessione, una piccola possibilità di soluzione ad un problema oppure può semplicemente regalare un sorriso dopo una giornata difficile.

Bianca Nappi sul set della serie tv “Le indagini di Lolita Lobosco”

E per un’attrice non c’è soddisfazione più grande di quando una persona ti scrive per raccontarti che qualcosa da te interpretato l’ha fatta ridere».
Anche per questo Bianca non considera il suo lavoro separato dalla realtà. Le piace «volgere lo sguardo verso cose distanti anche se non necessariamente felicissime» e raccontare «dimensioni altre. Non necessariamente per dare risposte, ma per permettere a chi guarda di entrare per qualche momento in una realtà diversa dalla propria».
Forse è questo il filo che unisce davvero i tanti volti di Bianca Nappi. Non un’immagine precisa, non un genere, non un personaggio che ritorna, ma la curiosità di guardare ogni volta da un punto diverso. La ragazza che a scuola si sente dire che potrebbe diventare attrice, la giovane che arriva a Roma e incontra Beatrice Bracco, l’interprete che attraversa Özpetek, Eduardo, la commedia, il dramma, la televisione, il teatro della memoria e, ancora, la donna che parla di fede, giustizia, relazioni, desideri e della necessità di imparare ad ascoltare.

Bianca Nappi

È per questo che un incontro con Bianca Nappi ci appare più interessante di una semplice intervista o conversazione sulla sua filmografia. Perché quando il personaggio finisce, non rimane il vuoto: rimane uno sguardo.

Bianca Nappi con Carlo Parisi che le ha consegnato il “Camomilla Award – Women for Women 2025” nello Studio 5 del Centro di Produzione Rai “Fabrizio Frizzi” di Roma

Quello di una donna che continua a osservare, a farsi domande, a cercare storie e persone, sapendo che non esiste una sola parte da interpretare e che, nella vita come nel mestiere, la scena successiva non è mai completamente scritta.
Ed è questo il motivo per cui, con il direttore di Giornalisti Italia, abbiamo eccezionalmente deciso di dedicarle uno spazio che supera i canoni tradizionali di un’intervista. «Bianca Nappi – sottolinea Carlo Parisi – è molto di più di una straordinaria attrice. È una donna vera, dotata di virtù e profondità di sentimenti tali da annullare il confine tra realtà e fantasia; capace di donare, attraverso la sua forza interiore, la sua empatia e la sua dolcezza, la forza necessaria, la gioia di un sorriso e il coraggio della speranza per affrontare la vita che, purtroppo spesso, è molto più amara che dolce». (giornalistitalia.it)

Margherita Ambrogio

CINEMA

Bianca Nappi con i protagonisti del film di Max Nardari “La mia famiglia a soqquadro”

La repubblica di San Gennaro, regia di Massimo Costa (2002), Solino, regia di Fatih Akın (2002), Un giorno perfetto, regia di Ferzan Özpetek (2008), Mine vaganti, regia di Ferzan Özpetek (2010), Magnifica presenza, regia di Ferzan Özpetek (2012), Controra, regia di Rossella De Venuto (2013), La santa, regia di Cosimo Alemà (2013), L’amore quello vero, regia di Fabio Massa (2013), Short Skin – I dolori del giovane Edo, regia di Duccio Chiarini (2014), La mia famiglia a soqquadro, regia di Max Nardari (2017), Taranta on the Road, regia di Salvatore Allocca (2017), House of Gucci, regia di Ridley Scott (2021), Giorni Felici, regia di Simone Petralia (2023), Gli addestratori, regia di Andrea Jublin (2024), Il grande Boccia, regia di Karen Di Porto (2025).

TELEVISIONE

Bianca Nappi con Iaia Forte nella serie tv “Vivi e lascia vivere” di Pappi Corsicato

In Love and War, regia di John Kent Harrison (2001), Distretto di Polizia – serie TV, 3×08 (2002), Giovanni Paolo II, regia di John Kent Harrison (2005), R.I.S. – Delitti imperfetti – serie TV, 2×11 (2006), Al di là del lago, regia di Stefano Reali – film TV (2009), Crimini – serie TV, 2×01 (2009), Medicina generale 2 – serie TV (2009), Tutta la musica del cuore, regia di Ambrogio Lo Giudice (2010), Il clan dei camorristi, regia di Andrea Angelini – miniserie TV – serie TV (2013), Questo è il mio paese, regia di Michele Soavi (2015), Gomorra – La serie – serie TV 2×01 (2016), Sirene – serie TV (2017), Due soldati – Film TV (2017) regia di Marco Tullio Giordana, I bastardi di Pizzofalcone – serie TV, 2×04 (2018), Skam Italia – serie TV, 1×05-1×11 (2018), Vivi e lascia vivere – serie TV (2020), Le indagini di Lolita Lobosco – serie TV (2021-in corso), Tutto chiede salvezza – serie TV (2022-2024), Per Elisa – Il caso Claps, regia di Marco Pontecorvo – miniserie TV, 4 episodi (2023), Il metodo Fenoglio – L’estate fredda – serie TV, 4 episodi (2023), La vita che volevi, regia di Ivan Cotroneo – serie TV, episodi 1×03-1×06 (2024), Noi del rione Sanità – serie TV (2025).

Bianca Nappi con Luisa Ranieri e tutto il cast della serie tv “Le indagini di Lolita Lobosco”

CORTOMETRAGGI

L’amore quello vero, regia di Fabio Massa (2016), Amore disperato, regia di Paolo Sassanelli (2017).

TEATRO

Clerks di Kevin Smith, regia di Andrea Bezzicheri (2000), Sacco e Vanzetti di Mauricio Kartun, regia di Beatrice Bracco (2001), Jacques di Eugène Ionesco, regia di Igor Grčko (2003), Tutti al macello di Boris Vian, regia di Maurizio Margutti (2004), Alice delle meraviglie, drammaturgia e regia di Emanuela Giordano (2006), L’inserzione di Natalia Ginzburg, regia di Marcello Cotugno (2005), Altri amori di Alessandro Fea, regia di Marcello Cotugno (2008), My Background di Alessandro Fea, regia di Marcello Cotugno (2009), Orlando in Love, da Matteo Maria Boiardo, regia di Matteo Tarasco (2009), Le troiane di Euripide, regia di Matteo Tarasco (2009), Bene mio e core mio di Eduardo De Filippo, regia di Bruno Colella (2010),

Bianca Nappi

Le vere facce delle donne, testo e regia di Katia Vitale (2011-2012), Dal Vangelo secondo Giovanni, regia di Giuliano Vasilicò (2011), Un, deux trois… Pam Ham di Alfredo Angelici, regia Marcello Cotugno (2012), Re(L)azioni di Neil LaBute, regia di Marcello Cotugno (2013), Esposti a tutto di Tomaso Thellung, regia di Tomaso Thellung e Francesco Giuffrè (2013), Some Girl(s) di Neil LaBute, regia di Marcello Cotugno (2013), Sedici feriti di Eliam Kraiem, regia Fabiana Iacozzilli (2014), Tante facce nella memoria, regia di Francesca Comencini (2015), La sua grande occasione di Alan Bennett, regia di Alfonso Postiglione (2018), Care amiche di Anat Gov, regia di Nora Venturini (2021). (giornalistitalia.it)

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