A Novara Padre Felix Yousif ricorda l’assassinio del cugino in Iraq per mano dell’Isis

Aziz Ganni: sacerdote, giornalista, presto beato

Il sacerdote giornalista Felix Yousif durate la conferenza

NOVARA – Un sacerdote giornalista che racconta come un altro sacerdote giornalista è stato ucciso, in Iraq, da un commando dell’Isis. La testimonianza è di don Felix Yousif, prete caldeo di Mosul, blogger per siti cattolici, invitato a Novara dalla Fondazione “Aiuto alla chiesa che soffre” e ospitato dal seminario diocesano.
Il sacerdote ucciso è il cugino di primo grado di don Felix: Ragheed Aziz Ganni, laurea in ingegneria, ed editorialista di “Asia News”.
Il suodelitto si inserisce nello scontro frontale scatenato dai fondamentalisti islamici. In Medio Oriente e, soprattutto, in Iraq, il clima nei confronti dei cristiani è di autentica persecuzione.
Un esempio: i miliziani dell’Isis indossano scarpe con incisa, sulla suola e sul tacco, la croce di Cristo in modo da poterla sbeffeggiare camminandoci sopra. E, quando sgozzano un prete, fanno colare il suo sangue in un sacchetto di plastica perché lo considerano impuro e fanno in modo che non tocchi terra.
Fino a una dozzina di anni fa i cristiani in Iraq erano 3 milioni, un milione nella sola Baghdad.

Il sacerdote giornalista Ragheed Aziz Ganni assassinato dall’Isis

Adesso non arrivano a 300 mila, forse più vicini ai 200 mila. I cristiani vivono sotto assedio: molti di questi scelgono la via del martirio.
Felix Yousif parla adagio, con la lentezza di chi, poco padrone dell’italiano, deve pensare nella sua lingua per poi tradurre mentalmente. Ma, proprio per questo, le sue espressioni risultano più efficaci. Racconta di quando l’offensiva musulmana ha lanciato il suo ultimatum ai cristiani di Mosul.
«Avevano tre alternative – ricorda il sacerdote giornalista –: o pagare la tassa (la Dhimma), o convertirci, o andarcene entro il mezzogiorno».
Si è mossa una carovana di disperati che lasciavano le case senza sapere dove sarebbero arrivati. Don Ragheed Aziz Ganni non si è mosso, come se niente fosse successo. Ha accettato di assistere una comunità sempre più piccola dove i suoi fedeli avevano la casa marchiata con una “N” a indicare Nazareno come fosse stata una colpa.
Una domenica – il 3 giugno 2007 –, appena finita la messa, Ganni, con tre suddiaconi, ha atteso che l’ultimo fedele se ne andasse per chiudere la porta della chiesa.
Un commando di miliziani l’ha affrontato. «Ti abbiamo avvisato più volte – l’accusa – ma non vuoi obbedire. Devi chiudere la chiesa».
La risposta del padre Raghereed Aziz Ganni senza ripensamenti anzi, quasi ridendo: «Chi siete voi per pretendere di chiudere la casa di Dio?».
Una raffica di proiettili l’ha lasciato a terra. «Don Ganna – conclude Felix Yousif – è indicato come “servo di Dio” ed è in corso il processo canonico per la sua beatificazione». (giornalistitalia.it)

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